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Alessandria

Aral, quando i conti e i rifiuti non tornano

Mentre l'amministratore unico si mette al lavoro, emergono alcune contraddizioni sul piano economico e del conferimento fra il contenuto dell'inchiesta di Brescia e una ricostruzione dell'ex assessore Giorgio Abonante. Intanto il Consorzio di Bacino Alessandrino è oggi guidato da Angela Lamborizio
ALESSANDRIA – Il Consorzio di Bacino Alessandrino dei rifiuti (riunisce trentadue Comuni) ha un nuovo presidente. Al vertice è stata votata, in modo unanime dall'assemblea dei Comuni, Angela Lamborizio, ex sindaco di Bosco Marengo. La nomina spettava all'amministrazione comunale di Alessandria e l'indicazione di Lamborizio è arrivata anche alla luce dei positivi rapporti che ci sono sempre stati fra l'ex primo cittadino e Gianfranco Cuttica di Revigliasco, oggi sindaco di Alessandria, quando è stato responsabile del Museo vasariano di Santa Croce. La prima assemblea consortile è prevista verso fine agosto. Intanto l'amministratore unico di Aral, Alessandro Giacchetti, è pronto ad affrontare da questa settimana l'intricata vicenda della società, sotto pressione per l'inchiesta di Brescia (e forse anche per altri rami collaterali di indagine) e per i conti che cominciano a non tornare. E sono proprio i conti di Aral quelli ora sotto esame. E non mancano le differenze tra quanto è emerso finora nell'ambito dell'inchiesta bresciana sul traffico illecito di rifiuti e le parole di Giorgio Abonante, già assessore al Bilancio nella giunta di centrosinistra guidata da Rita Rossa, affidate come sempre al web.

I conti secondo i magistrati
Le osservazioni dei magistrati bresciani non sembrerebbero lasciare molto spazio ai dubbi quando parlano del movente economico dell'attività illecita che va ricercato “nella situazione di dissesto finanziario di Aral, come si evince dal Bilancio al 31 dicembre 2014 che evidenzia una passività superiore ai 33 milioni di euro”. Quindi, aggiungono, nel 2015 “in coincidenza con il ritiro di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dal sud Italia”, la situazione economica della società “subiva un netto miglioramento tale da portare al pareggio di bilancio”. Un passaggio che i magistrati ritengono “centrale” nella ricostruzione dei rapporti fra Paolo Bonacina, imprenditore lombardo dei rifiuti intorno al quale ruota tutta l'inchiesta, e l'Aral. Obiettivo di Bonacina sarebbe stato quello di “”rendere commercialmente appetibile” la società (risanando le casse e aumentando la capacità dell'impianto) per “favorire l'acquisizione di parte del pacchetto azionario detenuto dal Comune di Alessandria” da parte del “colosso A2A Ambiente Spa”.

Le differenze di Giorgio Abonante
Non mancano le differenze, e non solo, nella ricostruzione che arriva da Giorgio Abonante. “Il 2013- scrive - chiude con 323.000 tonnellate di rifiuti in ingresso nel sistema di trattamento e smaltimento di Aral, poco meno di 20 milioni di euro di entrate, con un prezzo medio di conferimento a tonnellata di 61 euro. Di tutti i rifiuti trattati 144 tonnellate circa sono finite nella discarica di Solero. Il 2014 è l’anno che chiude con un disavanzo di circa 2,5 milioni e un indebitamento complessivo superiore ai 20 milioni.Le tonnellate trattate ammontano a 303.000, le entrate si avvicinano a 23 milioni, la tariffa media di conferimento (costo per chi conferisce) sale a 75 euro a tonnellata, i materiali stoccati a Solero intorno alle 141.000 tonnellate. Il 2015 è l'anno in cui scendono i prezzi di conferimento dei rifiuti solidi urbani dei Comuni soci. La massa di materiale lavorato da Aral si attesta poco sotto alle 320.000 tonnellate, il prezzo medio a tonnellata sale a 87,6 euro (ma scende leggermente il prezzo per i Comuni soci), le entrate superano i 28 milioni, i conferimenti in discarica crollano a 60.153 tonnellate. Nel 2016 la massa di materiale in ingresso in Aral si attesta sulle 294.000 tonnellate, le entrate sono poco sopra i 27 milioni di euro, i prezzi di conferimento medi intorno ai 92,5 euro, i rifiuti destinati a Solero poco sopra le 70.000 tonnellate. Dal 2013 al 2016 – prosegue Abonante - la massa trattata da Aral decresce di 30.000 tonnellate, mentre nello stesso periodo cresce il materiale conferito da terzi determinato sia dai conferimenti pubblici dell’area genovese sia da aziende tipo Ecosavona, Sapna e Linea Ambiente, aggravi compensati dalla riduzione di secco per produzione di Cdr (il cui trattamento viene ritenuto poco vantaggioso economicamente) che passa da 71.000 tonnellate del 2014 a 45.000 del 2016 e nello stesso periodo dalle 33.000 tonnellate di altri materiali alle 10.000 tonnellate come ultimo dato. Quest’ultimo si spiega anche con il passaggio ad Amag Ambiente dei materiali frutto della raccolta differenziata valorizzati direttamente dalla società di Amag e del Consorzio rifiuti”. Quindi Giorgio Abonante conclude: “In questo arco temporale Aral abbatte nettamente la pressione sulla discarica di Solero dimezzando i materiali conferiti. Decrescono i costi per i conferimenti dei Comuni soci e viene adeguato il prezzo di conferimento a carico dei terzi con una crescita media a tonnellata di circa 31 euro, elemento che spiega in buona misura come mai Aral sia riuscita ad eliminare il deficit in parte corrente, abbattere di circa 8 milioni l’indebitamente complessivo, tornare a pagare i fornitori, proporre un nuovo piano industriale”.

Le mancate risposte
Cosa non dice Abonante? Per esempio che Ecosavona, Sapna e Linea Ambiente sono tre società coinvolte nell'inchiesta di traffico illecito di rifiuti avvenuto attraverso accordi commerciali fra società riferibili a Paolo Bonacina e la società Linea Ambiente (sede a Rovato) che fra il 2014 e il 2015 ha ottenuto l'aggiudicazione di cinque gare di appalto bandite dalla società municipalizzata Sapna Srl di Napoli. Le “fittizie operazioni di recupero e illecito smaltimento” sono state realizzate, a giudizio dei magistrati, grazie alla intermediazione di Bonacina e di Aral nelle discariche di Ecosavona Srl e Geotea Srl. Poi parla di “abbattimento” della pressione sulla discarica di Solero. Una affermazione in contraddizione con quanto risulta agli atti dell'inchiesta dove si parla chiaramente di quantità di rifiuti in costante crescita. I dialoghi tra Fulvio Delucchi, all'epoca presidente dell'Aral, Giuseppe Esposito, già capo impianto a Castelceriolo, e Paolo Bonacina sono espliciti quando si parla della necessità di “ridurre al massimo il conferimento perché siamo sulla torre Eiffel”. E oggi la stima di vita residua della discarica non arriva forse a quattro anni. Infine, la velocità del risanamento finanziario. Passare poi in un anno da un rosso di 2,5 milioni a un utile di 1,5 milioni forse non si è mai visto nemmeno nelle migliori attività d'impresa private.

I conti che zoppicano
Oggi i conti di Aral stanno affrontando difficoltà crescenti. Il blocco dei conferimenti di rifiuti da fuori provincia, deciso dalla Provincia, durerà ancora diverse settimane e il mancato incasso mensile si attesta intorno ai quattrocentomila euro. Sul futuro pesa poi l'incognita delle scelte gestionali. Paolo Borasio, assessore comunale alle Politiche ambientali, ha recentemente dichiarato che l'amministrazione “non sta pensando né a giochi di vendita di quote, né a cercare soggetti terzi. Intendiamo, nel rispetti dei parametri di legge, mantenere l'Aral con i requisiti di una gestione in house”. Che può essere svolta solo da un soggetto in possesso del requisito della totale partecipazione pubblica, del 'controllo analogo' (come viene chiamato) e della attività prevalente in favore dell’ente affidante, come ricorda la giurisprudenza di settore, nella misura dell'ottanta per cento. Intanto Giorgio Abonante, nel chiedere “chiarezza il prima possibile”, afferma che ora “si tratta di capire se ci siano ancora le condizioni per salvare questo lavoro, teso a rendere più sostenibile la filiera rifiuti, ma fatto anche nella prospettiva di finanziare la nuova discarica che, esaurita quella di Solero, dovrà servire i cittadini dell’area consortile alessandrina, con una ulteriore progressiva riduzione dei conferimenti di rifiuti sia per la riduzione dell’arrivo da terzi che per una crescita della qualità e della quantità della raccolta differenziata dei cittadini delle nostre comunità”. Non una parola, infine, sul progetto di cessione di quote di Aral e sui contatti con la A2A (vicenda in cui è coinvolto Ezio Guerci, compagno di Rita Rossa, ex sindaco di Alessandria) che sono finiti nell'inchiesta bresciana aprendo un capitolo secondario delle indagini.

Una consolazione in questa storia di traffico illecito di rifiuti da sud a nord? Quella sottolineata anche da 'Il Sole 24 Ore', quotidiano di Confindustria. Le migliaia di tonnellate smaltite, senza trattamenti e solo con un cambio di etichetta, negli inceneritori o nelle discariche non erano tossici o nocivi. Peccato però che questo sistema abbia contribuito ad alterare il mercato e la libera concorrenza. Infatti i risparmi ottenuti dalle imprese hanno permesso di partecipare a gare di appalto con ribassi significativi e superiori a quelli praticati dalle aziende che invece lavorano in modo legale.
 
8/08/2017

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