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Alessandria

Dentro il Forte Bormida dimenticato

Fra amianto abbandonato, strutture pericolanti, dormitori di fortuna, gallerie difensive utilizzate come poligono, ecco le condizioni del forte alle porte di Alessandria, bene demaniale per il quale si attende un piano di recupero e valorizzazione. Grazie alla nostra visita esclusiva vi portiamo eccezionalmente all'interno. Seguiteci
ALESSANDRIA - Ci siamo stati, con l'aiuto di una guida esperta, e la prima cosa che teniamo a sottolineare è che non è il caso di recarcisi da soli.

Quello che vi proponiamo oggi è un tour completo del Forte Bormida, struttura demaniale a pochi passi dalla città che è ormai evidentemente abbandonata a se stessa, come purtroppo accade a tanti beni in Italia. I punti di accesso alla struttura purtroppo, nonostante il cancello risulti chiuso, sono diversi, con buchi nella recinzione facili da trovare.

Giunti all'interno le prime costruzioni ad accoglierci, fra una vegetazione decisamente fitta, sono di più recente edificazione: magazzini perlopiù, oggi diventati luoghi in cui ammassare materiali da "far sparire", come tubi in amianto, assi di legno, rifiuti di vario genere.


La nostra visita si è articolata superando il ponte di accesso alla struttura (che è in buona parte marcio e rappresenta un grande pericolo, visto che è costellato di buchi che rischiano di far cadere le persone diversi metri al di sotto), lungo il posto di guardia, fino all'ex polveriera e alla struttura principale del forte, un tempo articolata su 2 piani, dei quali solamente il primo risulta ancora accessibile dalle scalinate poste ai due estremi.

A pochi passi da lì si trovano gallerie, un tempo probabilmente utilizzate per i cannonni posti a difesa del forte, che nel tempo sono diventate luogo di esercitazione e poligono di tiro, come appare evidente dai tanti segni di proiettile che costellano la zona. 

 


Un po' di storia

Il Forte Bormida, costruito a metà '800, si inserisce in un sistema di fortificazioni che avevano il compito di difendere Alessandria su più lati. Oltre alla più famosa Cittadella (che è settecentesca) fanno parte del complesso protettivo anche il Forte Ferrovia (anche chiamato Forte Guercio, anch'esso da tempo abbandonato e oggi occupato da alcune persone che lì si sono stabilite abusivamente) e il Forte Acqui, recentemente recuperato dal Comune almeno nella sua parte più agibile per la costruzione di orti urbani e progetti di rilevanza sociale. 

Il forte Bormida copre una superficie totale di circa 250 mila metri quadrati ed è composto da una fortificazione e dal suo relativo mastio che, unitamente ai terreni adiacenti, doveva garantire la difesa da sud-est alla città di Alessandria. 

In passato la struttura è stata utilizzata come carcere provvisorio per soggetti 'rivoltosi', come testimoniato anche dalle cronache del tempo. E proprio le celle sono fra i luoghi più affascinanti del Forte, ancora piene di scritte realizzate da coloro che lì vennero imprigionati. 



 

Il bene è di proprietà del Demanio, ma nel 2013 il Comune sondò il terreno per ottenerne un affidamento gratuito, nel piano del federalismo demaniale, insieme a 9 altri beni (come la caserma Valfré e la zona dell'aereporto, che sarebbe dovuta diventare un grande parco cittadino, intitolato a Gandhi). Il Demanio espresse parere favorevole alla cessione nel 2014, ma la delibera comunale per perfezionare la cessione non è mai arrivata. 

Fra gli emendamenti al Programma di Mandato della Giunta guidata da Gianfranco Cuttica il Consiglio Comunale (contro il parere della Giunta) ha deciso di inserire l'impegno da parte dell'Amministrazione per tornare a studiare la situazione e ragionare, insieme con Demanio e Regione, di un progetto di recupero dei Forti alessandrini, considerandolo un patrimonio importantissimo per Alessandria, da recuperare e valorizzare. 

Ecco, grazie alle riprese e al montaggio di Alessandro Bolzonaro, il video della nostra visita all'interno del Forte. In allegato all'articolo è presente anche il completo tour fotografico degli spazi, composto da 100 immagini.



Spesso, nel realizzarlo, abbiamo avuto l'impressione di trovarci in effetti in una piccola Cittadella, potendo riconoscere, pur nelle differenze legate all'epoca costruttiva, un filo rosso facilmente individuabile e intrinseco nell'obiettivo difensivo e nell'impianto militare della struttura, che, ovviamente, meriterebbe un pieno recupero. 



Invitiamo comunque vivamente i nostri lettori a non recarsi presso la struttura, prima di tutto per salvaguardare la propria incolumità. 

NB: Nonostante la scritta sovraimpressa e l'evidente somiglianza con l'ingresso del forte ci è giunta segnalazione che la cartolina storica a corredo dell'articolo potrebbe rappresentare in realtà la Porta Marengo di Alessandria e non del Forte Bormida. 
24/04/2018

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