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Cronaca

Fragile e sensibile, così Lara aveva scelto il Corano e si era convertita

La sorella gemella di Lara Bombonati, la 26 enne accusata di appartenenza ad una rete terroristica islamista, è stata ascoltata come testimone al processo in Corte d'Appello. “E' una persona molto sensibile. Ero preoccupata per lei. Con il marito sembrava aver trovato inizialmente un po' di serenità"
CRONACA – “Era cambiata. Nel primo periodo del matrimonio sembrava però serena. L'ultima volta che sono stata a trovarla in Turchia, invece, era emaciata e indossava abiti neri e il velo”. E' ripreso in Corte d'Assise, al tribunale di Alessandria, il processo per associazione con finalità terroristiche che vede imputata Lara Bombonati, 26 enne di Garbagna, arrestata dagli agenti della Digos di Alessandria nel giugno 2017, mentre era ospite della sorella a Tortona. Ieri in aula è stata proprio la sorella gemella, Valentina, ad essere ascoltata come testimone chiave, anche per capire la personalità di Lara che, secondo la difesa sostenuta dall'avvocato Lorenzo Repetti, era in qualche modo plagiata dal marito, Francesco Cascio, convertito all'Islam e morto in un campo di addestramento in Siria. La ragazza, profondamente legata a Lara, è stata la prima a dare l'allarme quando aveva perso i contatti con la sorella. “Ci sentivamo tutti i giorni, magari solo tramite un messaggio. Quando non ho più avuto sue notizie ero preoccupata”.
Sono partite a quel punto le indagini delle direzione distrettuale antimafia di Torino che hanno messo Lara Bonbonati in collegamento con una cellula dell'Isis. Secondo l'accusa Lara, che aveva preso il nome di Khadija, era una “staffetta” e stava per ripartire alla vota del Belgio, per poi raggiungere la Siria per consegnare documenti.
“Escludo che parlasse l'arabo” dice però la sorella, che traccia in aula un profilo di Lara distante da quello che si associa ad una pericolosa terrorista. Un'infanzia passata a Garbagna, piccolo paese “chiuso e religioso”. Le difficoltà di inserimento (“papà non voleva che frequentassimo l'oratorio”), l'educazione severa, e gli stati depressivi di Lara ricorrenti.

Attraverso una chat conosce Francesco Cascio
, anche lui personalità fragile e problematica. Dopo una breve convivenza si sposano, in Sicilia, dove si trasferirono e dove, probabilmente, la ragazza ha iniziato insieme al marito ad abbracciare la fede islamica. “Era cambiata – racconta la sorella – era passata dall'essere una metallara ad indossare abiti lunghi ma colorati e foulard. Mi era sembrata una cosa positiva”. La coppia si trasferisce diverse volte, in cerca di un lavoro: in Svizzera, poi a Tortona, poi nuovamente in Sicilia e dopo una breve parentesi in Gran Bretagna, Francesco va in Turchia. Lara lo raggiungerà qualche mese dopo. E' in Turchia, dove la sorella Valentina si reca due volte in visita, che la conversione diventa più evidente. “Indossava il velo e abiti scuri, ma ho pensato che fosse per rispetto della cultura in cui era, per integrarsi. Era sola, non aveva contatti ed era emaciata”. Non era la prima volta che Lara, sempre secondo il racconto della sorella, provava ad abbracciare religioni, forse in cerca di risposte che da sola non sapeva trovare. Aveva frequentato per un certo periodo, da giovane, i testimoni di Geova e poi gli evangelisti. Non suonava inizialmente strano, quindi, che si fosse avvicinata anche all'islam. “Con me – dice ancora – non ne parlava molto, perchè è un argomento che non mi interessa. Aveva aderito ad un credo specifico di quella religione. Mi diceva che aveva un messaggio chiaro”.
Poi Lara sparisce e Valentina, preoccupata, denuncia la scomparsa. Resta nell'angoscia fino a quando non riceve una telefonata: “ Lara mi disse di essere in centro di detenzione o espulsione. Diceva che non voleva tornare in Italia”.
Dal centro in Turchia, secondo le indagini, viene invece espulsa e così la ragazza torna in Italia. “Sono andata a prenderla io all'aeroporto. Era malata, aveva la febbre alta. Mi sono preoccupata di cercare un medico e una psicologa di fiducia, perchè era molto provata”. Valentina racconta anche di aver provato a chiedere cosa fosse successo, “ma la assalivano attacchi di panico, tremori, fino a vomitare. Su suggerimento della psicologa non chiesi più nulla”. Nel periodo della riabilitazione, da febbraio fino all'arresto, avvenuto a giugno, secondo l'accusa Lara tenta di mettersi in contatto con le cellule terroristiche e stava preparando la fuga. “Aveva comprato un biglietto di andata e ritorno”, conferma la sorella, tranquillizzata dal fatto che avesse prenotato anche il ritorno. Ma venne arrestata poco prima della partenza. L'udienza riprenderà il 7 gennaio. Saranno ascoltati altri testimoni. Secondo la difesa la ragazza non era pienamente in grado di intendere e di volere ed avrebbe aderito alla fede islamica per compiacere quell'uomo che, almeno per un certo periodo, le aveva dato un po' di serenità.
11/12/2018

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