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Cronaca

Gioielli spariti e venduti. L'imputata “io non li mai visti”

Una vicenda intricata quella che vede coinvolte due ex amiche e la madre di una delle due alla quale sono spariti dalla cassaforte i gioielli, forse venduti in un banco dei pegni. La figlia non può essere processata. Nel banco dell'imputata c'è solo una delle due ragazze che si difende: “la cassaforte non so dove fosse e quei gioielli non li ho mai visti”
 CRONACA – Risale ormai a sette anni fa l'intricata vicenda, finita davanti al tribunale di Alessandria, che vede coinvolte due amiche, ormai ex. Le due, oggi venticinquenni, si erano conosciute a scuola, frequentando l'istituto alberghiero di Acqui. Erano spesso insieme, a casa dell'una o dell'altra e frequentavano la stessa compagnia, a Castellazzo Bormida. Si raccontavano tutto, come fanno le amiche a quell'età.
Un giorno L. - dice Martina, l'imputata, - racconta di aver trovato le chiavi della cassaforte. Martina, ha raccontato ieri davanti al giudice, non diede peso alla rivelazione e la lasciò cadere nel vuoto quella notizia.
Dopo qualche mese si ritrova, però, ad essere accusata di aver sottratto i gioielli da quelli cassaforte, per rivenderli. E' implicata anche L. ma, essendo figlia della vittima derubata, non è processabile.
Cosa è accaduto in quei mesi ha cercato di ricostruirlo la ragazza, a quasi sette anni di distanza, fornendo la sua versione. Storie di amiche, pettegolezzi (“voci di paese”),  piazze, compagnie e qualche “sballo” per uso di sostanze stupefacenti.
Insomma, secondo la versione dell'accusata, l'allora amica le confidò di aver trovato le chiavi della cassaforte della madre e, qualche mese dopo, di avere intenzione di vendere dell'oro. Poichè anche Martina aveva ceduto le collanine e i bracciali della comunione (“perchè non li usavo”), L. chiede all'amica dove si era rivolta.

L, sempre nella versione dell'imputata, parla insistentemente del progetto di vendere dell'oro, senza specificare dove lo aveva procurato. Tanto che Martina lo racconta alla sua mamma la quale ritiene opportuno di avvertire la madre di L, che poi denuncerà il furto.
Nel frattempo, però, L. e Martina litigano, si prendono anche a botte, in piazza. Quella stessa sera, il 5 novembre 2011, la macchina di Martina va a fuoco. C'è un procedimento in corso per stabilire se c'è un mandante e un autore materiale per l'incendio. In ogni caso, da quell'episodio Martina e l'ormai ex amica interrompono i rapporti. Ma a dicembre di quell'anno a casa di Martina arrivano i carabinieri. La si accusa di furto per quei gioielli spariti dalla cassaforte della madre di L.
Lei viene anche interrogata, ma si avvale della facoltà di non rispondere. Ieri in aula ha invece “vuotato il sacco”.
Perchè non ha parlato prima, davanti ai carabinieri, chiede il giudice Aldo Tirone. “Perchè non pensavo di finire in questo casino”, risponde.
La prossima udienza è fissata tra un anno, il 25 marzo 2019. Il reato rischia di finire in prescrizione.
13/03/2018

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