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Cronaca

Il finanziere si difende: "non sono corrotto"

“Ho sbagliato, ma non sono colpevole delle accuse che mi sono rivolte. Se devo pagare, lasciate che sia solo io a farlo, non anche le mie figlie, mia moglie e mia madre”: lo dice il finanziere a processo per corruzione e millantato credito. La difesa spiega la provenienza del denaro: "non è frutto di attività illecita"
CRONACA - “Ho sbagliato, ma non sono colpevole delle accuse che mi sono rivolte. Se devo pagare, lasciate che sia solo io a farlo, non anche le mie figlie, mia moglie e mia madre”. Giuseppe Vendra, luogotenente della Guardia di Finanza, è a processo per corruzione e millantato credito. Ieri, davanti ai giudici del tribunale di Alessandria, ha voluto rendere delle dichiarazioni spontanee. Lo ha fatto con la voce rotta dal pianto e le lacrime agli occhi. Per quei reati il pubblico ministero Andrea Zito ha chiesto la scorsa udienza la condanna a cinque anni di carcere e l'interdizione dai pubblici uffici. La storia ricostruita in aula dagli avvocati della difesa ( Alessandro Vallese e Lorenzo Crippa) assume però un altro sapore, quello di un uomo che ammette di aver sbagliato (“non avrei dovuto accettare quei 750 euro e quelle bottiglie”) ma che si è sentito precipitare in un incubo di proporzioni più grandi.
L'indagine ha visto coinvolti anche due imprenditori e un altri finanziere, il maresciallo Lucio Tanzilli, soggetti a procedimenti processuali paralleli. Secondo l'accusa avrebbero accettato regali e denaro in cambio di un trattamento di favore che, secondo la difesa, Vendra non poteva garantire, in quanto non ne aveva la competenza e i gradi.

Fu trovato all'aeroporto di Milano con 15mila euro in tasca, di cui ieri ha spiegato la provenienza, che non avrebbe nulla a che fare con la corruzione. Ma da quel ritrovamento partì però l'inchiesta e la “supposizione” (così la definisce l'avvocato) che che quei soldi provenissero da attività delittuose, ossia la condotta corruttiva. Le indagini si conclusero con l'arresto di Vendra e il sequestro dell'abitazione a Pecetto di Valenza, dei conti correnti, delle auto, due delle quali, di piccola cilindrata, intestate alla figlie, del dossier titoli e del dossier titoli della madre ottantenne, che vive in Sicilia.
Aveva una discreta disponibilità di contanti, nei conti correnti bancari, il finanziere; ma tale dispobilità, ha ricostruito l'avvocato, non è frutto di comportamenti illeciti. Spesso di trattava di regali in denaro, versamenti, provenienti dalla madre o dalla suocera.

Che accettò sei bottiglie in regalo e contanti per 750 euro da un imprenditore, invece, Vendra lo ha ammesso. Uno sbaglio, dice, ma sanzionabile disciplinarmente e non un reato penale.
Infine, ci sono quei 18 mila euro che un imprenditore valenzano era pronto a consegnare a Vendra in cambio di una “protezione” che il finanziare non poteva comunque garantire (da qui l'accusa di millantato credito). Secondo la difesa si trattò però di un singolo episodio.
Al termine della requisitoria, la difesa chiede il dissequestro dei beni, l'assoluzione dall'accusa di corruzione per i 750 euro e le bottiglie di vino e l'applicazione della pena minima per il millantato credito o la riqualificazione del reato in traffico di influenze illecite.
14/06/2018

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