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Alessandria

Un lavoro nel bar del carcere per Mirko, Beppe, Pietro e Michela "per dar loro dignità"

Sono i primi quattro ragazzi del Centro Down a sperimentare il progetto di "Work Habilitation e Inserimento Lavorativo" promosso dall'associazione grazie alla collaborazione di diversi soggetti. "Una opportunità per apprendere abilità lavorative che potranno permettergli una volta acquisita sicurezza e competenza di provare a lavorare fuori dal luogo protetto che è ora il bar della casa di reclusione di San Michele"
 ALESSANDRIA - Stanno imparando a fare e servire caffè, cappuccini agli agenti della polizia penitenziaria, agli impiegati dell'amministrazione, a magistrati e avvocati, clienti che transitano nel bar del carcere di San Michele quotidianamente. “Siamo contenti di lavorare qui. Stiamo imparando molto grazie al nostro tutor...” sono le parole pronunciate con commozione e un po' di timore da Mirko e Beppe due dei ragazzi del Centro Down che da maggio (e fino a fine anno) impareranno un nuovo mestiere, quello del barista, all'interno della casa di reclusione di San Michele insieme anche a Pietro e Michela.

Un progetto sperimentale, avviato grazie alla collaborazione e al contributo di diversi soggetti come hanno ricordato presidente e direttore dell'Associazione Centro Down di Alessandria. La Cooperativa sociale Coompany, l'associazione Abilitando, il Cissaca, il Rotary International, attraverso il Rotary Alessandria e un comitato composto da diversi Club Rotary del Basso Piemonte e della Liguria. Un progetto di “work habilitation” e di inserimento nel mondo del lavoro di persone con la Sindrome di Down che ha lo scopo di mettere in pratica il “diritto al lavoro” e anche l'articolo 27 della Convenzione Onu che sancisce il diritto “per tutti” a lavorare. Perché come ha ben spiegato Mario Bianchi del Centro Down “solo così si può dare a questi ragazzi la dignità. Attraverso il lavoro e la possibilità in futuro di essere indipendenti”.
L'inizio quindi in una “laboratorio protetto” come il bar del carcere, alla presenza di tutor e con una clientela che garantisce un ambiente sicuro, “ma con la finalità di formarli così che un domani, magari già finita questa sperimentazione, chi di loro sarà già pronto possa trovare lavoro fuori, in un bar della città”. “Io dico sempre....da Signorelli” sono state le parole del direttore Bianchi. “Il lavoro, oltre a consentire di vivere una vita il più possibile autonoma, è strumento di inclusione nella società e di affermazione della dignità individuale e ciò vale ancora di più per le persone con disabilità”.

“Una possibilità non solo per i ragazzi – come ha voluto sottolineare la direttrice del carcere, la dottoressa Lombardi – Ma anche per la nostra struttura, che può essere luogo e spazio per un bisogno della città e un aiuto per la comunità”. Una attenzione rivolta quindi al mondo del sociale, cui ha fatto riferimento anche l'assessore comunale Piervittorio Ciccaglioni, confermando l'impegno su molti altri progetti di inclusione sociale e lavorativa.

I ragazzi coinvolti nel progetto avranno a disposizione due strumenti ad hoc di CAA, Comunicazione Aumentativa Alternativa, che sono stati acquistati grazie al contributo dato dal Rotary di Alessandria con la tecnologia informatica messa a punto dall'associazione Abilitando. Si tratta di due tablet in formato tascabile (poco più grandi di uno smartphone) che con questa tecnologia appositamente studiata aiuteranno Mirko, Beppe, Pietro e Michela nella gestione degli spazi e delle relazioni, aiutandoli cioè a controllare i possibili momenti di panico”. I ragazzi possono vivere questa esperienza grazie ad “P.A.S.S” ottenuto dal Cissaca, ovvero il contributo (di natura regionale) di “Percorsi di attivazione sociale sostenibile” che ha validità fino alla fine del 2018 e che permette di dar loro un contributo per questo “lavoro” di 200 euro mensili.

Un primo passo, ma soprattutto una prima forma di “formazione professionale”, per spingere il Centro Down di Alessandria ad andare oltre...sempre più in là, con il progetto “19 pari”, progetto di accompagnamento alla attuazione dell'articolo 19 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità intellettiva. “Con questo 19 pari vorremmo riuscire ad andare a bussare alle porte di Confindustria e di altre realtà del mondo del lavoro, per l'inserimento anche dei nostri ragazzi. Ma con competenza e formazione professionale” sono le parole conclusive del presidente Bianchi.
21/07/2018

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