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Provincia

Il futuro? "Una agricoltura sostenibile"

Cristina Bagnasco, 48 anni, è la prima donna a ricoprire il ruolo di direttrice di Confagricoltura Alessandria: "Ci sono due realtà che devono imparare a convivere nel settore: uno più tradizionale ed una più innovativa, che guarda anche alla tecnologia. E' nostro compito dare risposte ad entrambe"
PROVINCIA – Cristina Bagnasco, 48 anni, è la prima donna a ricoprire il ruolo di direttrice di Confagricoltura Alessandria. Succede a Valter Parodi (con Bagnasco nella foto). Una promozione che arriva dopo una carriera tutta interna, iniziata nel 1990. Il suo ufficio di via Trotti è un tripudio di fiori, nel primo giorno in veste di direttrice, venerdì 1 giugno. “Tutti bellissimi, sembra di essere in una serra”, dice.
E' determinata: è una bella sfida essere al vertice di una associazione che conta oltre 2 mila associati ed ottanta dipendenti distribuite in tutte le sedi dei centri zona, in un comparto di primaria importanza, in cerca di una via di fuga dalla crisi. “Ci sono due realtà che devono imparare a convivere nel settore: uno più tradizionale ed una più innovativa, che guarda anche alla tecnologia. E' nostro compito dare risposte ad entrambe”.
Può aiutare o penalizzare il fatto di essere una donna all'interno di un comparto prettamente maschile? “Il realtà il provincia di Alessandria il 23% delle aziende agricole associate sono a conduzione femminile, sono presenti nel nostro consiglio direttivo e da tempo esiste Confagricoltura Donna. Il cambio di passo c'è quindi forse già stato. - risponde decisa - Oggi, piuttosto, la sfida è un'altra: quella di fare crescere e convivere due 'mondi' dell'agricoltura, quello tradizionale e quello più innovativo, che guarda alla sostenibilità ambientale”.
Non sono propriamente due aspetti dello stesso mondo in competizione, ma devono imparare ad “integrarsi”.
“Il comparto tradizionale riguarda più che altro le coltivazioni cerealicole che, per estensione, è più diffuso. Oggi esiste però la cosiddetta 'agricoltura di precisione' – spiega - che utilizza una serie di attrezzature informatiche in grado di mappare i terreni, fare un'analisi della terra, fino ad individuare, ad esempio, quale parte del campo è in sofferenza e perchè. Ed intervenire di conseguenza. Questo consente un miglior utilizzo delle risorse, dall'acqua all'uso dei fertilizzanti e si traduce, alla fine, in una migliore resa”.
La realtà provinciale è pronta ad un salto di questo tipo, al passaggio dalla tradizione all'alta tecnologia.
“L'agricoltura di tradizione c'è ed è un bene che ci sia. Però è importante iniziare a relazionarsi anche con le nuove tecnologie. Già la maggior parte dei mezzi agricoli oggi utilizza il Gps, solo per fare un altro esempio. Come associazione è nostro compito facilitare, attraverso incontri, corsi, convegni, questo passaggio. Devono esserci alcune condizioni di base e l'estensione del terreno e la dimensione dell'azienda, facilitano questo tipo di investimenti. Ma ci sono anche realtà più piccole cooperative, nel settore del mais o dei pomodori, ad esempio, che stanno iniziando a lavorare bene insieme”.
Il sogno di Cristina? “una Confagricoltura aperta, fatta di persone orgogliose di lavorarvi e di imprenditori fieri di dedicare parte del loro tempo per contribuire al raggiungimento degli obiettivi”.
4/06/2018

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