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Economia

“Quasi 600 posti di lavoro a rischio senza ammortizzatori”

Tra i 500 e i 600 posti di lavoro a rischio in Provincia da settembre con la nuova normativa sugli ammortizzatori sociali. Quattro le “emergenze” più imminenti: Bundy di Borghetto Borbera, Kme di Serravalle Scrivia, Cerutti di Casale, Drahtzug Stein di Conzano. I sindacati chiedono il coinvolgimento delle istituzioni e dell'Inps
ECONOMIA - Tra i 500 e i 600 posti di lavoro a rischio in Provincia, da settembre, con la nuova normativa sugli ammortizzatori sociali introdotta dal Jobs Act.
Le aziende che negli ultimi tre anni, in modo continuativo, hanno usufruito di ammortizzatori sociali, cassa integrazione o contratti di solidarietà, non potranno chiederne il rinnovo e i nodi che, fino a quella data, erano rimasti più o meno in sospeso, rischiano di venire al pettine.
L'allarme è stato lanciato dai sindacati della categoria del metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil che vorrebbero andare “oltre l'emergenza” e gettare le basi di un confronto con tutte le istituzioni del territorio. “Rischiamo l'emergenza sociale”, dice Mirko Oliaro, segretario provinciale di Fiom Cgil, insieme ai segretari di Cisl e Uil, Salvatore Pafundi e Alberto Pastorello.
Lunedì 2 luglio le tre segreterie hanno convocato un attivo, nella sede del Dlf di Alessandria, in viale Brigata Ravenna, al quale sono stati invitati i sindaci, il presidente della Provincia, della Regione, i parlamentari di zona e i rappresentanti dei partiti. “Tutti i partiti, perchè non è una questione politica, ma di scelte per un territorio che rischia di vedere scomparire il tessuto produttivo”. Secondo i sindacati sono centinaia i posti a rischio e diverse le aziende che potrebbero essere oggetti di un ridimensionamento o una ricollocazione. La recente storia industriale alessandrina è ricca di esempi (l'ultima in ordine di tempo la Astra Refrigeranti, che ha chiuso lo stabilimento di Spinetta e i lavoratori trasferiti a Novara).
Il tentativo è quello di coinvolgere anche l'Inps: "le indennità didisoccupazione, Naspi, vengono riconosciute con ritardi preoccupanti". 

Quattro aziende dovranno fare i conti entro settembre con gli ammortizzatori sociali in scadenza: Bundy di Bundy di Borghetto Borbera, Kme di Serravalle Scrivia, Cerutti di Casale, Drahtzug Stein di Conzano.
Tutte hanno utilizzato, negli ultimi cinque anni, tre anni di ammortizzatori: mentre con la vecchia normativa era possibile un rinnovo di quinquennio in quinquennio, dopo il jobs act termina la possibilità di ricorrere nuovamente agli ammortizzatori.
In assenza di una ristrutturazione, restano quindi gli esuberi annunciati in precedenza: 80 alla Cerutti, 45 alla Drahtzug Stein, 70 alla Bundy, 50 alla Kme.

Il “caso” Bundy, immobilismo dal 2013
Alla Bundy di Borghetto la crisi era scoppiata nel 2013. Per diversi giorni i lavoratori, circa 170, avevano presidiato l'ingresso della fabbrica che produce componenti nel settore dei refrigeranti. Al termine della vertenza l'azienda (di proprietà di un fondo di investimento) aveva presentato un piano industriale per individuare nuovi settori di produzione e il ricollocamento di alcuni dipendenti. Si erano ipotizzati anche risparmi energetici. “A distanza di cinque anni, è rimasto tutto lettera morta”, dicono i sindacati. Da tre anni ai dipendenti vengono applicati i contratti di solidarietà. “Di quel piano, restano solo gli esuberi annunciati, 70 lavoratori. Il rischio è quello di un ridimensionamento dello stabilimento ma la proprietà non ha mai comunicato quali sono le intenzioni per il futuro della produzione. Ci hanno chiesto di temporeggiare fino a metà luglio. Non crediamo che in una decina di giorni ci siano sviluppi tali da ribaltare la situazione”. Bundy è l'unica realtà produttiva dipeso dell'intero paese e se l'azienda è a rischio chiusura, l'intero tessuto produttivo della zona è a rischio.

Kme, c'è il piano ma non gli ammortizzatori
Anche lo stabilimento di Serravalle Scrivia passa da una crisi all'altra. Sono 400 i dipendenti, ai quali sono applicati i contratti di solidarietà. In scadenza a settembre. L'altro giorno azienda e sindacati si sono incontrati al Mise, ministero per lo sviluppo Economico, al quale è stato presentato un piano industriale. “L'azienda ha in previsione un investimento da 70 milioni di euro sullo stabilimento di Fornace di Barga per un impianto di smaltimento di scarti industriali e la produzione di energia e la realizzazione di un nuovo forno per la produzione di materia prima che verrebbe lavorato, poi, anche a Serravalle – spiega Angelo Paternò, funzionario Fiom – Ma secondo il Mise l'azienda non ha più diritto agli ammortizzatori, nonostante il piano industriale e la dichiarata volontà di investimento da parte della proprietà”. Il 5 luglio è convocato nuovamente un tavolo ministeriale, oltre allo Sviluppo Economico sarà coinvolto anche quello del Lavoro, per vedere se c'è uno spiraglio per ricorrere agli ammortizzatori, in attesa dell'avvio dei nuovi impianti. Gli esuberi, a livello di gruppo, sono 140 in tutta Italia, di cui 50 a Serravalle. “Chiederemo una deroga per gli ammortizzatori”, annunciano i sindacati.
27/06/2018

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