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Sanità

Accorpamento Asl-Aso: "troppi pochi dettagli per dire se essere favorevoli o contrari"?

La commissione di Palazzo Rosso ha dato voce alle sigle sindacali ASO. C'è chi si dice "NO", forte e chiaro e chi invece si esprime con un "NI" dovuto al fatto che non ci sono ancora abbastanza dettagli sul progetto, su cosa significherà davvero e cosa porterà questa unione....
 SANITA' - Accorpamento Aso-Asl: favorevoli o contrari i sindacati ASO? La commissione Politiche sociali e sanitarie di Palazzo Rosso che si sta occupando di questo tema, partendo da un Ordine del Giorno proposto da un consigliere di maggioranza, il dottor Guazzotti. Da una parte ci sono i “NO” fermi e sicuri che questa scelta non possa che portare ad un peggioramento dei servizi al cittadino e anche a problematiche per i soggetti che nella sanità lavorano. Dall'altra ci sono i “NI”, ovvero chi non si sente di prendere una posizione netta a favore o contro questa deliberazione della giunta regionale “perché non ci sono ancora i dettagli di quello che sarà il percorso, ovvero di cosa succederà, cosa sarà fatto e cosa cambierà con questo accorpamento”.Di "SI" nessun presente.

Dal consigliere Guazzotti erano già state poste alcune domande interlocutorie in una prima seduta di commissione al consigliere regionale Domenico Ravetti, padre di questa proposta in Regione Piemonte, e al presidente dell'Ordine dei Medici, Mauro Cappelletti. Le paure sono quelle di “maggiori disservizi” per i pazienti, con le difficoltà che già si riscontrano oggi nelle varie strutture sanitarie per la mancanza di posti letto. Ma anche le difficoltà “organizzative” di chi ci lavora in ospedale, come esemplificato dal dottor Giovanni De Micheli che insieme al dottor Pierluigi Mazzucco rappresentava la sigla sindacale ANAAO. “La rete è fatta da sanitari che si parlano, non dalla burocrazia. Come potrà essere positivo il passaggio sotto una unica regia di un bacino di utenti di 6600 persone, con un tetto sopra il miliardo e con un territorio variegato e frastagliato come quello della provincia di Alessandria? Sarà ingovernabile! Inoltre anche per il personale, formato in una certa struttura, con determinati programmi e strumenti, la richiesta di un trasferimento oltre ai disagi personali, porterà anche a minore resa del lavoro del dipendente”. A rischio anche i “primariati” come aggiunto dalla presidente del Quarto Polo Oria Trifoglio e dal dottor Mazzucco, con “reparti che rischiano di essere eliminati o trasferiti, come è già stato per il laboratorio di analisi, perso da Alessandria e trasferito ad Asti”. Altro aspetto messo in discussione, che preoccupa è quello legato alla sfera economico- finanziaria e in particolare ai finanziamenti che l'Aso oggi riceve, come direzione a sé. “Che succederà ora che Aso e Asl diventano una realtà sola, unica?”. Anche sul fronte della ricerca, “oggi le due aziende non sono allo stesso livello- ricorda la Trifoglio – una è pronta, l'altra no!”. Troppe incertezze, per un mondo che ha già vissuto delle “trasformazioni” nelle strutture territoriali, “che non sono state positive”. Contro l'accorpamento anche il rappresentante della Cgil FP, Massimo Minafra e il dottor Ennio Mantellini della Cimo Medici. Si punta il dito contro la “mancanza di un percorso che doveva precedere questa deliberazione della giunta regionale, che riguardava soprattutto l'aspetto organizzativo, che ora avverrà in itinere con consti più alti e anche con maggiori difficoltà pratiche di gestione” come ricordato dalla Trifoglio.

Tra gli esponenti del “NI”, ovvero di una posizione ancora di incertezza, senza esprimere una direzione chiara, perché non lo è ancora nemmeno l'accorpamento in sé, come verrà fatto, c'è il dottor Gianfranco Pistis della AROI. Che parla di un bisogno certo che è una “riorganizzazione territoriale, poiché il dialogo già oggi con le strutture periferiche non è sempre dei migliori”. Ma non ci sono ancora i dettagli di “cosa vorrà dire nei fatti, cioè cosa succederà, con questa unificazione di due grosse strutture come Aso e Asl”. E' un dato di fatto che per l'ospedale di Alessandria, con il ruolo di Hub è cresciuto anche il volume di attività perché molti cittadini dai d'intorni si rivolgono alla struttura centrale, per “insicurezza rispetto ai loro distretti”.

Dati da cui partire per analizzare questa “nuova strada verso cui si vuole portare la sanità locale” non ce ne sono. Non ci sono nemmeno gli “step” di questo percorso di trasformazione. C'è solo la data del 1 gennaio 2019 dalla quali si avrà a che fare con una unica azienda, un unico direttore. “Questi ce li aspettiamo prima che il Consiglio Regionale discuta e si esprima sulla scelta della giunta piemontese” sono state le parole dell'assessore Paolo Borasio. Di “paletti” da mettere e di problematiche che potrebbero nascere, guardando quindi un po' più in là, di cui iniziare a discutere ha parlato Michelangelo Serra del Movimento 5 Stelle. “Perché la sperimentazione deve partire da Alessandria?Proprio da noi?” si è chiesto dubbioso il capogruppo Demarte, che con un esempio da cittadino ha messo in dubbio che la costruzione di questa nuova casa "avvenisse dal tetto, anzichè come fanno tutti dalle fondamenta". 

Insomma le idee chiare sul progetto ancora non si hanno, così come per molti esponenti del mondo della politica e della sanità. “Se non si sa ancora nulla sui dettagli di quel che avverrà, perché dirsi contrari? Quali sono le motivazioni di questa contrarietà? Io non le ho sentite” ha chiosato il consigliere dai banchi della minoranza, Enrico Mazzoni. Che ha sostenuto le posizioni ancora di “incertezza” nel prendere posizione, visto che il documento, senza l'atto aziendale è ancora un documento “del nulla”. E ha chiesto che si dia voce anche all'ordine degli Infermieri in una prossima commissione su un tema ancora molto “vago” ….”ma che dovrà essere definito, almeno in Consiglio comunale a Palazzo Rosso, solo dopo le elezioni politiche del 4 marzo – come richiesto dal Pd – Per evitare che un tema così delicato e importante venga strumentalizzato”.
3/02/2018

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