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Alessandria

Cassa di laminazione contro la piena del Tanaro: "serve impegno di tutti". Dal M5S un ordine del giorno

Ecco come funzionerebbe la cassa di espansione da costruire in zona Astuti e da attivare in caso di piena eccessiva del Tanaro. "Non servono espropri, ma i costi sono comunque importanti. La Regione faccia la propria parte". Dal Movimento 5 Stelle la presentazione di un Ordine del Giorno da discutere in Consiglio
ALESSANDRIA - Verrà presentato forse già oggi, giovedì 9 novembre, l'Ordine del Giorno proposto dal Movimento 5 Stelle, che spera però di raccogliere altri firmatari (sia fra le file dell'opposizione che della maggioranza), per chiedere la creazione nel minor tempo possibile del sistema di casse di laminazione che potrebbe mettere la parola fine ai rischi per la città in caso di piene del Tanaro. 

Le casse di laminazione, intervento che gli alessandrini richiedono ormai da anni, sono un sistema efficace capace di sottrarre grandi volumi d'acqua ai picchi di piena del fiume, convogliandoli altrove.

Tre sono già previste dalla Regione (due prima di Asti, una tra Asti e Alessandria), e indicate come necessarie anche dai tecnici dell’Aipo, come già previsto dallo studio apposito affidato all’Università di Padova nel 2007: ognuna consentirebbe di raccogliere fino a 17 milioni circa di metri cubi d’acqua, “laminati” cioè sottratti alla piena più distruttiva, da rilasciare poi in tempi successivi.

A queste il Movimento 5 Stelle chiede inoltre di aggiungerne una quarta, in zona Astuti. Tale scelta andrebbe in controtendenza rispetto agli interventi, pur utili, applicati finora, vale a dire le operazioni di rialzamento del sistema di arginatura, che ha però ottenuto anche l'effetto di far sì che l'acqua si disperda sempre meno nel suo percorso fino alla città, arrivando con ancor più vigore e velocità fino ai nostri ponti (che, se non adeguadamente puliti, possono creare pericolosi "tappi" proprio in uscita dalla città, come nel caso del Forlanini). 

Con queste premesse il Movimento 5 Stelle e gli altri firmatari del documento hanno intenzione di avanzare alcune precise richieste alla Regione: 

- che vengano riorganizzati e rinforzati con nuovi elementi e servizi le delicate funzioni dell’ Autorità interregionale per il PO, così come auspicato dall’ing. Condorelli nella sua comunicazione del 23 gennaio 2017 (contestualmente alla riunione di Commissione Consiliare specifica)

- che venga sollecitato un piano di gestione dell’alveo, andando ad intervenire in modo opportuno e scientificamente confermato sugli accumuli litoidi anomali, sulle presenze di materiale vegetale pericoloso e su quant’altro possa essere di ostacolo.

- che si proceda ad una definizione (tramite Tavolo tecnico, Conferenza dei Servizi o altro) alla definizione di un calendario preciso e ravvicinato nel tempo delle opere necessarie a rendere maggiore le condizioni di sicurezza del territorio alessandrino in caso di futuri eventi emergenziali

- definizione delle aree di laminazione, della loro ubicazione, delle caratteristiche specifiche

- finanziare l’intervento sulla briglia del ponte Cittadella (ora “Meier”)

- definire i tempi di realizzazione e costi complessivi delle opere (facendo riferimento alle Direttive europee che, in questo particolare ambito, possono prevedere canali di finanziamento privilegiati, a fronte di interventi non invasivi, innovativi come concezione e ben armonizzati con l’ambiente circostante).

Il problema è infatti quello dei fondi necessari per realizzare le casse di laminazione, vale a dire circa 100 milioni di euro (secondo alcune stime), una cifra importante che non può probabilmente venire da un unico soggetto erogatore a va trovata grazie a una sinergia fra più istituzioni. 

Rispetto alle ipotesi del passato però, che prevedevano la costituzione di casse di laminazione con grande utilizzo di cemento armato, ci sarebbe la possibilità di avvalersi di sistemi meno impattanti sul territorio, e che possano anche non prevedere l'esproprio dei terreni agricoli interessati, un altro delle questioni chiave per arrivare a costruire le casse senza danneggiare le attività economiche del territorio.

Spiega Michelangelo Serra, portavoce del Movimento 5 Stelle alessandrino: "le aree interessate potrebbero rimanere ad uso agricolo e prevedere indennizzi per gli agricoltori solamente quando le stesse dovessero essere utilizzate, danneggiando le coltivazioni. Un'altra soluzione, ma dovrebbero essere la Regione e Aipo a scegliere, potrebbe essere quella di espropriare i terreni e poi ridarli in gestione agli stessi agricoltori, anche se pare una soluzione più costosa. Stiamo parlando di casse di espansione moderne, che possono prevedere un'apertura da remoto, in automatico, o manuale. Per questioni tecniche andrebbero omologate come se fossero dighe, perché dovranno avere argini capaci di reggere alla pressione delle acque, ma sono interventi non così impattanti sul territorio e in grado di fornire finalmente la sicurezza di cui Alessandria ha assolutamente bisogno. Semplici terrapieni non potrebbero bastare anche perché altrove, dove questa soluzione low cost è stata sperimentata, gli stessi sono stati pesantemente danneggiati dalle nutrie, che li hanno riempiti di gallerie, finendo per minarne la sicurezza". 
8/11/2017

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