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Alessandria

Si apre il tavolo sulla Cittadella. Ecco cosa dirà il Comune

Questa settimana si avvierà il tavolo istituzionale per vagliare gli interventi sulla fortezza. Cosa cambierà per la città? Che ne sarà delle associazioni che finora se ne sono occupate? Quali scenari concreti apre il passaggio "in uso governativo" della Cittadella al Ministero dei Beni Culturali? L'assessore Ferralasco fa il punto
ALESSANDRIA - Il giorno 8 febbraio scorso c’è stato il “passaggio” della Cittadella dall’Agenzia del Demanio al Ministero dei Beni Culturali. Cosa è cambiato, agli effetti pratici?

Marcello Ferralasco (nella foto), assessore con delega allo sviluppo territoriale e strategico, risponde alle nostre domande sul tema, provando a fare chiarezza su tutti i principali punti in sospeso, proprio nella settimana che ospiterà il primo tavolo di lavoro congiunto fra tutti i soggetti istituzionali interessati a valorizzare la fortezza. 

"E' giusto partire da una breve ricostruzione dello status giuridico-amministrativo del bene. La Cittadella di Alessandria è un bene demaniale, passato dall’amministrazione militare a quella civile nell’anno 2007. Da lì a seguito un lungo iter che negli ultimi anni" - spiega l'assessore. 

Cominciamo dunque con un po' di storia, giusto per chiare alcuni aspetti che a molti sono pochi chiari...
Dal 2007 l’Agenzia del Demanio ha avuto in gestione il bene, ai fini della sua conservazione e valorizzazione. Nel 2008 è stato sottoscritto un Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Agenzia del Demanio e la Città di Alessandria, con l'obiettivo di valorizzare alcuni beni dismessi dall’Amministrazione della Difesa (non solo la Cittadella, ma anche Valfrè ed i forti Bormida e Ferrovia).

Nel 2009 l’Agenzia del Demanio ha consegnato la Cittadella, ai fini della custodia, all’Amministrazione Comunale.

Nell’anno 2011 il Comune formalizzò la richiesta di acquisizione a titolo gratuito della fortezza, ma la richiesta decadde non avendo il Comune presentato il necessario progetto di valorizzazione richiesto dalla legge, per le difficoltà di individuare iniziative sostenibili sotto il profilo finanziario idonee a garantire un’adeguata conservazione del bene.

Nel 2014 l’Agenzia del Demanio ha così promosso una procedura di ricerca di investitori privati, in considerazione dell’indisponibilità di risorse da parte delle istituzioni pubbliche e al fine di evitare situazioni di ulteriore degrado derivanti dal non pieno utilizzo del compendio, per assicurare, da un lato, la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’immobile e, dall’altro, la sua fruizione pubblica, avvalendosi dello strumento della concessione di valorizzazione. Tale procedura non ha tuttavia sortito esito positivo (il bando andò deserto ndr).

Qual è l’evento nuovo che sta cambiando ora la situazione?
Lo scorso 8 febbraio l’Agenzia del Demanio ha consegnato la Cittadella “in uso governativo” (questa la definizione giuridico-amministrativa) al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo-Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, V.C.O. e Vercelli.

Un passaggio di forma o di sostanza?
Prima di tutto un riconoscimento del valore storico-culturale della Cittadella. Il fatto che il Ministero dei Beni Culturali abbia chiesto l’affidamento della Cittadella per inserirla nel novero dei beni culturali di rilievo strategico nazionale è - di per sé - un passaggio storico.

E per la Città cosa cambia? Il ruolo del Comune ne uscirà ridimensionato?
Allo stato attuale, il Comune è ancora il “custode” della Cittadella, secondo l’accordo a suo tempo definito con l’Agenzia del Demanio. In seguito al passaggio di consegne, è tuttavia necessario ridisegnare i rispettivi ruoli dei soggetti istituzionali coinvolti. Tra questi, potrebbe esserci anche la Regione, che, alla luce dei nuovi eventi, ha manifestato un interesse maggiore rispetto a quello, assai tiepido, del passato. Sarà il primo compito del tavolo tecnico già convocato per questa settimana.

Con che proposte si presenterà al tavolo il Comune di Alessandria?
Innanzitutto con gli indirizzi approvati nel gennaio 2014 dal Consiglio Comunale, che condivise con le associazioni e le realtà culturali coinvolte: il presupposto è che la Cittadella costituisce un patrimonio storico, culturale ed ambientale di Alessandria e che tutte le azioni che saranno intraprese dovranno essere rispettose di questa imprescindibile condizione e delle connessioni con il contesto territoriale in cui si colloca. In quella deliberazione, seppure riferita alla procedura allora in corso da parte dell’Agenzia del Demanio, furono espressi una serie di criteri e vincoli tuttora validi. Insomma, la Cittadella non si può prendere in considerazione se non nel suo rapporto con la città. 

A fronte della nuova situazione giuridica può cambiare qualcosa?
Il Comune proporrà la redazione di un protocollo d’azione che programmi in modo chiaro ed efficace il “chi fa cosa”.
La Cittadella è una realtà troppo estesa, articolata e peculiare per poter pensare di “integrarla” nella vita cittadina con azioni limitate e frammentate.
Anche l'indispensabile ricerca di investitori privati da integrare ad azioni di recupero e valorizzazione di iniziativa pubblica - nel rigoroso rispetto dei caratteri storico-architettonici della fortezza - potrà essere condotta meglio proprio a partire da una precisa definizione del “cosa si può fare”, a garanzia dell’unitarietà degli interventi.

Ci sarà ancora spazio per le associazioni che fino ad oggi si sono molto spese per la Cittadella?
Le associazioni e tutti coloro che - a vario titolo - hanno contribuito alla fruibilità della Cittadella ed hanno mantenuto vigile e critica attenzione sulle sue sorti sono espressione dell’attenzione della città per la “propria” Cittadella. Valorizzarne e salvaguardarne il ruolo è un compito che l’Amministrazione svolgerà senza esitazioni al tavolo tecnico. In un mosaico di azioni positive che si dovessero attivare potrebbero anzi rafforzare la propria presenza.

Il Ministero dei Beni Culturali è "meglio" rispetto all'Agenzia del Demanio per garantire un futuro alla fortezza?
Sono due soggetti con ruoli e prerogative diversi.
L’Agenzia del Demanio ha fatto, a mio giudizio, tutto quello che era nelle sue prerogative, con grande attenzione alle esigenze della Città ed entro i limiti delle sue attribuzioni.
Il Ministero dei Beni Culturali e la Soprintendenza hanno possibilità di azione e promozione più ampie, basta pensare al valore aggiunto che può costituire l’azione del Ministero per la ricerca di fondi di origine europea.

C'è davvero di che essere ottimisti?
Nessuna enfasi: si è ridisegnato lo scenario con nuove opportunità, ma ora bisogna mettere in atto le azioni concrete. 
In primis, interventi urgenti di messa in sicurezza, come la prosecuzione dell’azione sull’ailanto già intrapresa con i fondi dei Luoghi del Cuore del FAI, il rafforzamento delle azioni di manutenzione finora garantite dall’opera di volontariato (penso ai Bersaglieri, al FAI ed altri ancora), e migliorare la regolamentazione e il controllo sull'utilizzo degli spazi (che non potrà più avvenire come è stato fino ad oggi, cioè, sostanzialmente, senza una vera regolamentazione ndr). In parallelo, bisognerà trovare un accordo istituzionale sulle azioni e le responsabilità operative, indispendabile per passare dalle tante “buone” idee progettuali ad azioni realmente e concretamente sostenibili. Ed è proprio con questo obiettivo in mente che ci siederemo al tavolo istituazionale che partirà questa settimana. 

Per approfondimenti sulla Cittadella, potete consultate il nostro speciale
 
22/02/2016

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