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Società

Neonati e neogenitori: per una comunicazione efficace

Al momento della nascita sono già presenti nel neonato le basi per una comunicazione davvero intersoggettiva; egli possiede la capacità di emettere e assorbire pensieri, esperienze e scopi attraverso uno scambio reciproco di imitazioni ed espressioni emozionali
SOCIETA' - Molto spesso non è facile per un neogenitore comprendere quali siano le esigenze del proprio figlio quando manifesta un disagio, in modo particolare quando è ancora un neonato. Mi capita spesso di incontrare genitori che hanno la tendenza a parlare dei neonati come se non esistessero o di sentire considerazioni riguardo il bambino impersonali e prive di rispetto; come se si parlasse di un oggetto.

Ad oggi, diversi studi e ricerche scientifiche hanno dimostrato che i bambini sono in grado di comunicare fin da prima della nascita, nel grembo materno, quando intorno alla 16° settimana di gestazione cominciano a sviluppare il senso del tatto. Intorno al 7° mese comincia a svilupparsi il senso dell’udito, quindi il bambino, sin dal ventre materno, è in grado di partecipare attivamente alla comunicazione con persone orientate in modo emotivamente appropriato verso di lui. Al momento della nascita sono già presenti nel neonato le basi per una comunicazione davvero intersoggettiva; egli possiede la capacità di emettere e assorbire pensieri, esperienze e scopi attraverso uno scambio reciproco di imitazioni ed espressioni emozionali.

Sin dai primissimi momenti di contatto, lo sguardo della madre rappresenta per il neonato un porto sicuro in cui trovare serenità e rifugio. Proprio i primi scambi comunicativi si basano sullo sguardo e sul contatto fisico, ma non solo; il bambino si orienta verso l’odore speciale della madre, verso il suo particolare tono della voce, che restituisce la grande carica emozionale che il piccolo le ispira. Madre e figlio si immergono entrambi in una “danza” composta di carezze, vocalizzazioni e spostamenti del corpo che costruiscono un sostegno gentile e affettuoso.

In questa “danza”, sia la madre che il bambino regolano la scansione temporale, armonizzano la forma e l’energia delle loro espressioni reciproche per raggiungere una perfetta sincronia degli scambi comunicativi e di complementarietà delle sensazioni. Sono uniti da un unico ritmo. L’uno ascolta i suoni emessi dall’altro e risponde, creando una relazione a due di sintonia unica, di grande intimità.

Il genitore in questo modo impara a “leggere” i comportamenti del proprio bambino, concentrandosi sull’unicità del loro rapporto.

 

Ma come essere sicuri di saper comunicare in maniera efficace con il proprio neonato? Di seguito suggerisco alcune indicazioni secondo me molto importanti:

  • ascolto attivo: il neonato è sempre in ascolto e in un certo senso vi capisce, di certo comunicherà con voi facendo versetti, piangendo oppure a gesti; l’ascolto attivo consiste proprio nel porsi in una condizione di ricezione del messaggio dell’altro e permetterà che si crei davvero un dialogo, una conversazione in due direzioni.;

  • osservazione: osservate il vostro bambino e capite cosa sta cercando di dirvi;

  • condivisione empatica: disponibilità a comprendere lo stato emotivo del vostro bambino.

  • accogliere: concentratevi sul bambino, sul suo stato emotivo concedendovi e riconoscendogli il tempo per esprimersi e sentire;

  • rispetto: mai presumere di poter avvicinare un bambino senza presentarci, o di poter fare qualcosa senza avvisare e spiegare che cosa sta per accadere;

  • create una sorta di codice non verbale privato e personale, ognuno deve trovare la chiave di lettura dei segnali del proprio bambino.

 Credo che comunicare significhi entrare in sintonia con l’altro, ed entrare in sintonia con il vostro bambino è qualcosa di unico; osservare una madre ed un neonato che interagiscono, infonde meraviglia. Lo scambio tra loro avviene in un rapporto affettivo all’interno del quale il genitore mantiene un monitoraggio attivo, ed il bambino esplora i propri stati emotivi nei propri tempi e modalità. Proprio ciò che da forma alla relazione è questa “danza” armoniosa. Ciò di cui davvero necessitano i bambini, è il tempo; un tempo finalizzato alla sintonizzazione con il genitore, in cui quest’ultimo dovrà affinare le proprie competenze di decodifica anche attraverso verifiche ed errori.


FisicALmente, Alessandria

alba.guerrieri@gmail.com

fisicalmente@gmail.com

25/06/2018
Dr.ssa Alba Guerrieri – Psicologa e Psicoterapeuta

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