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Novi Ligure

Addio a un simbolo della novesità: se n'è andato Giuseppe Pernecco

Le sue battute memorabili resteranno nella storia della città a testimonianza di una novesità che, purtroppo, sta scomparendo: se ne è andato a 82 anni "eè Pernecu". I suoi motti di spirito raccolti anche su Facebook grazie alla pagina "Sei di Novi se..."
NOVI LIGURE – Le sue battute memorabili resteranno per sempre nella storia di Novi a testimonianza di una novesità che, purtroppo, sta scomparendo: se ne è andato a 82 anni Giuseppe Pernecco detto Pinuccio, o semplicemente “eè Pernecu”.

I suoi motti di spirito erano diventati aneddoti immancabili nel repertorio dei novesi doc, soprattutto quelli relativi al suo lavoro quando era addetto alla manutenzione cittadina. Lo si incontrava sovente al mattino davanti al bar Carletto dove, con ilarità e simpatia, diceva la sua, ovviamente in novese puro, su quanto avveniva in paese. Sono davvero tante le battute di Pinuccio che si tramandano i novesi, alcune sono effettivamente farina del suo sacco, altre più probabilmente sono state rielaborate.

Più di un testimone, però, avrebbe assistito a una scena rimasta celebre. Si narra che al semaforo di corso Marenco, Pinuccio attendesse il via a bordo dell’ape del Comune dietro a una signora che era alla guida di un’auto targata Genova. La donna, incurante del traffico, si stava rifacendo il trucco allo specchietto. Il semaforo venne verde, poi giallo, poi ancora rosso ma la signora non si mosse. Al che Pernecco scese dall’ape e apostrofò la signora dicendo: «Mi a nù sö lè a Zena, kuánti ag n’ha, ma kí a Növe pü che tráí kurúi an gh’emu» (sperando di aver azzeccato la traslitterazione, la battuta suona più o meno così: «Non so lei a Genova, ma qui a Novi più che tre colori non abbiamo»).

Molte delle battute di Pernecco sono state raccolte su Facebook dal gruppo “Sei di Novi se...”. Ad esempio: si dice che un giorno, mentre girava per Novi, si mise a grattarsi la testa senza togliere il berretto che indossava. E a chi gli chiedeva perché non si levava il cappello per grattarsi la testa rispose: «E ti bruta beleina quando u t’è smangia eè cu tit levi eè braghe?» (questa non ha bisogno di traduzione).

E ancora: un giorno Pernecco stava tinteggiando le mura di un appartamento e grosse macchie di pittura cadevano sul pavimento. La padrona di casa gli chiese mestamente: «Pinuccio, vuoi che ti metta un giornale sotto i piedi?». E lui prontamente: «No no sciura… ag rivu uguole» («Tranquilla signora, ci arrivo lo stesso»).

Con la scomparsa di Pinuccio Pernecco si chiude davvero una pagina di Novi divertente, sagace e a suo modo ricca di fascino. L’ultimo saluto a “eè Pernecu” oggi, mercoledì 17 maggio, alle 10.30 alla chiesa di San Nicolò.
17/05/2017

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