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Cronaca

Arrestato rapinatore seriale, la svolta grazie alle tracce di Dna sul coltello

Era stato arrestato e condannato ai domiciliari per due tentate rapine messe in atto a Casale. Ma, grazie al rilevamento delle tracce di Dna lasciate su un coltello, è ora in carcere anche per una rapina ai danni di un bar casalese
CRONACA – Era stato arrestato a seguito di indagini svolte dai carabinieri di Casale Monferrato per una serie di rapine. Lui però, Lulzim Kabaschi, nato a Durazzo nel 1973, in Italia senza fissa dimora, aveva ammesso la responsabilità di due tentate rapine e, per quelle era stato condannato con rito abbreviato ad un anno e sei mesi, da scontare ai domiciliari. I carabinieri hanno però proseguito l'indagine, partendo dalle tracce lasciate su un coltello, utilizzato per una rapina ai danni del bar tabaccheria “Bar Jolly” di via Bertana, sempre a Casale. Nei giorni scorsi è quindi scattato l'odine di arresto, questa volta in carcere.
L'uomo  aveva preso di mira soprattutto i tabacchini, ai quali si presentava vestito di scuro ed armato di coltello. 
La prima rapina era avvenuta la sera del 22 novembre scorso: poco dopo le 20,30 l' uomo, armato di un grosso coltello e con il volto coperto da un passamontagna, faceva irruzione nella tabaccheria “Bar Jolly” di via Bertana, a Casale Monferrato. 
“Dammi i soldi o dammi il portafoglio”, aveva intimato l'uomo alla madre della titolare, presente in quel momento. 
La donna reagisce d’istinto, quasi lanciandogli addosso il portafogli, dal quale cadono anche delle banconote che il rapinatore poi raccoglie, circa 600 euro, prima di allontanarsi uscendo dalla stessa porta da cui era entrato.
Scattato l'allarme, sul posto era arrivato un equipaggio dell’Aliquota Radiomobile che personale dell’Aliquota Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Casale, ma il malvivente ha fatto già perdere le proprie tracce.
I militari avevano acquisito tutti gli elementi, le immagini delle telecamere, testimonianze, e perlustrano la zona, poco distante il luogo della rapina, nascosto tra il fogliame accumulatosi dietro ad un cassonetto della spazzatura, avevano trovato il grosso coltello da cucina utilizzato per la rapina.

Dopo appena due giorni, la mattina del 24 novembre, alle 9, un soggetto vestito di scuro, armato di un grosso coltello e con il volto completamente travisato da un passamontagna di colore nero, irrompe all’interno del bar albergo “Botte d'Oro” di via Paleologi 19, sempre a Casale. Dopo essersi diretto dietro il bancone del bar e aver rovistato in alcuni cassetti, si avvicina alla cassa, dove si trova anche il titolare dell’esercizio che, spaventato, non oppone alcuna resistenza.
Il rapinatore è agitato, si impossessa del cassetto delle banconote e fugge, senza accorgersi che il cassetto è completamente vuoto, allontanandosi a bordo di un’auto di colore grigio

Dopo soli 40 minuti, il rapinatore armato di coltello e con il volto coperto da passamontagna colpisce ancora. Questa volta irrompe all’interno della “Tabaccheria Milano”. E’ sempre più agitato e ancora una volta va direttamente dietro al banco, verso la cassa. Lì si trova R.J., la commessa 32enne alla quale l’uomo punta il coltello all’addome e intima “Dammi tutti i soldi”.
Il rapinatore non risparmia neppure l’avventore presente al momento, al quale tenta di strappare il marsupio, ma l’uomo reagisce, afferrando un portaombrelli e scagliandolo addosso al malvivente, che rimane ferito riuscendo tuttavia a fuggire.

Sul posto giungevano immediatamente diverse pattuglie di militari della Compagnia Carabinieri di Casale Monferrato, che, a conclusione delle indagini, risalgono all’autovettura utilizzata per la fuga dal malvivente.
L’auto, che non risultava rubata, era di proprietà di una donna, ma in uso al figlio, soggetto già noto alle Forze dell’Ordine.
Scattava così un’imponente caccia all’uomo che, in breve, consentiva agli investigatori di rintracciare, nel cortile di un condominio di via Bagna, l’auto usata dal rapinatore. All'interno dell'abitazione, viene identificato come Kabashi. Alla vista dei Carabinieri ha alzato le mani in segno di resa, ammettendo subito di essere lui l’autore delle rapine appena commesse, ma nega quella commessa il 22.
In sede di interrogatorio, Kabashi ammetteva le proprie responsabilità per le tentate rapine commesse il 24 novembre, avvalendosi della facoltà di non rispondere per quanto riguardava invece le contestazioni in ordine alla rapina del 22 novembre. Pertanto, il Giudice, ha condannato l'uomo, il 5 marzo 2019, con giudizio abbreviato e con i benefici di legge previsti, alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione, ai domiciliari.

Per nulla scoraggiati, i Carabinieri di Casale hanno continuato le loro indagini e condotto tutti gli approfondimenti del caso. Dopo aver verificato come l’autore della prima rapina, quella del 22 novembre, impugnasse il grosso coltello - successivamente rinvenuto e sequestrato poco distante - con una mano sprovvista di guanti, i militari si sono rivolti al R.I.S. di Parma al quale hanno inviato il coltello al fine di verificare se su di esso fossero presenti tracce biomolecolari dell’autore.
Il colpo di scena, non tanto per gli investigatori, convinti della bontà delle loro indagini, quanto piuttosto per il malvivente, che pensava di averla fatta franca, lo scorso 9 maggio, allorquando il R.I.S. di Parma ha riferito all’Autorità Giudiziaria che sul coltello impugnato dall’autore della rapina ai danni del “Bar Jolly” di via Bertana vi era il Dna riconducibile a Lulzim Kabashi.
A questo punto, il sostituto procuratore Francesco Alvino, titolare delle indagini, ha chiesto ed ottenuto una ulteriore misura cautelare a carico dell'uomo, la cui pericolosità e le cui responsabilità sono state ulteriormente avvalorate dal responso del R.I.S.
(immagini di repertorio)
30/05/2019

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