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Ovada

Casa di Carità: al via il progetto ''Officina del welfare''

Il progetto, sostenuto dalla fondazione SociAl, è promosso dall'ente di via Gramsci, prevede un processo di formazione per tutte le persone, italiane e stranieri, che cercano lavoro.

OVADA - Il sottotitolo del progetto - "Sulla stessa barca" -, forse, è ancora più evocativo del nome originale. Perché con l'«Officina del welfare» la Casa di Carità Arti e Mestieri ha deciso di aprire la porte del suo laboratorio operoso alle persone che vivono un momento di difficoltà. Italiani, ma anche stranieri, alla ricerca di un posto di lavoro, che avranno la possibilità di seguire un processo di formazioneIl progetto, sostenuto dalla fondazione SociAl, è promosso dall'ente di via Gramsci, che l’ha imbastito con la parrocchia, in qualità di partner, e una serie di altri soggetti, coinvolti a titolo di collaboratori: dal Comune alle associazioni che si occupano di tematiche sociali e, anche, accoglienza dei migranti. 

«L’obiettivo è quello di sviluppare sia le capacità professionali delle persone che quelle relazionali, sociali e comportamentali, altrettanto importantinella ricerca di un lavoro e nella realizzazione dei progetti di vita delle persone, che magari faticano a trovare la giusta strada - spiegano la direttrice del centro Marisa Mazzarello, ieri al suo ultimogiorno di lavoro prima della pensione, e la docente Elena Gualco -. Ne potranno beneficiare soggetti svantaggiati non solo di Ovada ma di tutto l’Ovadese, compresa la Valle Stura, e i circa 120 migranti ospiti del territorio». Si attiveranno percorsi professionalizzanti, con tanto di stage, studiati con le aziende locali in base alle loro reali esigenze, e poi occasioni di orientamento, di educazione al lavoro e al ruolo, di formazione delle competenze. Ma si andrà oltre, perché i percorsi riguarderanno anche i componenti delle associazioni di volontariato e gli operatori dei Servizi al lavoro e dei progetti di accoglienza Sprar e Cas, in modo da offrire loro gli strumenti migliori per agire. «È un’iniziativa che mette in rete tutto ciò che già si fa sul territorio, rendendolo più potente» aggiunge il parroco, don Giorgio Santi. E un ruolo chiave lo rivestirà la comunicazione, affidata ai giovani del Leo Club con una piccola redazione, per smontare anche a livello locale le «fake news» che circolano sui social, Facebook su tutti, e promuovere un’informazione positiva e corretta.
 
31/03/2018

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