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Cultura

Le colline del Monferrato nell'olimpo dell'Unesco?

Le piramidi d’Egitto come la barriera corallina australiana, le cattedrali barocche dell’America latina come la grande muraglia cinese, al pari dei paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato
LU - Si è parlato di Monferrato e Patrimonio Unesco domenica 27 ottobre al circolo Acli San Valerio, nella rassegna Comuni ieri, oggi, domani. Istruzioni per l'uso organizzata dal mensile Al Païs d’Lü. Ospiti sono stati Valerio Di Battista, presidente dell'Osservatorio del paesaggio per il Monferrato casalese, e Massimo Carcione, già presidente del Club Unesco di Alessandria ed esperto di diritto e organizzazione internazionale del patrimonio culturale. La serata è stata coordinata da Anna Maria Bruno, giornalista de Il Monferrato e guida turistica naturalistica. L’occasione ha permesso di conoscere meglio il dossier di candidatura e di cogliere, in tutta la sua portata, quest’occasione unica di sviluppo economico e turistico, in cui fondamentale sarà, soprattutto, il modo di gestire e preservare il sito una volta ottenuto il titolo Unesco.

La bellezza delle colline del Basso Piemonte, infatti, potrebbe presto rientrare tra le meraviglie tutelate dall’Unesco, l’organizzazione internazionale emanazione delle Nazioni Unite la cui principale missione consiste nell’identificazione, nella protezione e nella tutela e nella trasmissione alle generazioni future dei patrimoni culturali e naturali di tutto il mondo. Per modalità di impianto dei filari, metodi di coltivazione, tecniche di produzione vitivinicola e particolarità dei borghi e degli insediamenti che si sono succeduti storicamente in territori ove la vite e il vino improntano in modo sostanziale l’economia locale, i paesaggi vitivinicoli piemontesi rappresentano un elemento di unicità.

Durante la serata Valerio Di Battista ha sottolineato il concetto di paesaggio come insieme di simboli e significati “cari” all'uomo, necessari per lo svolgimento della propria esistenza, e del concetto di paesaggio come bene culturale da tutelare, far fruire e valorizzare. Massimo Carcione ha invece ricordato l'iter della candidatura Unesco dei paesaggi vitivinicoli, partita nel lontano 2005 e dei suoi alti e bassi, che hanno visto una bocciatura e una riformulazione, con l'inclusione ora di quelle realtà non solo paesaggistiche, ma anche ruotanti attorno al “ciclo del vino”, in cui son stati fatti rientrare gli infernot, le preziose strutture scavate nel tufo, per la conservazione del vino.

Quello che è stato mostrato, durante la serata, è passibile di due letture: da un punto di vista, le lacune del nostro sistema monferrino di valorizzazione dell'esistente, è troppo scarso; mancano raccolte d’informazioni chiare, per noi magari banali ma indispensabili per chiunque provenga da fuori, per cui prima di mettere il logo Unesco, bisognerebbe sanare queste lacune, molto deleterie per l'attrazione di turisti.  Da un secondo punto di vista, però, gli adempimenti legati al “bollino” Unesco, stanno facendo finalmente venire allo scoperto i problemi che abbiamo sempre conosciuto come territorio, ma mai affrontato seriamente con un concreto coinvolgimento della popolazione, oltre che degli attori (comuni e imprese) locali.

“Si tratta di un’opportunità per tutto il territorio e auspichiamo una fattiva collaborazione - hanno ribattuto i relatori della serata - sempre maggiore da parte del territorio affinché si lavori per trasformare la richiesta di candidatura dell’Unesco in un ritorno di immagine rilevante con benefici in termini turistici ed economici. Di là dal prestigio, il riconoscimento porterebbe a indiscutibili vantaggi dal punto di vista dei flussi turistici”.
30/10/2013
Elia Ranzato, Luca Beccaria - redazione@alessandrianews.it

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