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Novi Ligure

Pernigotti: bruciati 50 milioni in cinque anni, l'amarezza degli operai

La Pernigotti di Novi Ligure negli ultimi cinque anni ha cambiato quattro amministratori delegati e ha accumulato 50 milioni di euro di perdite: lo denunciano i sindacati. "Non ci hanno mai voluti ascoltare". L'amarezza degli operai: in tanti hanno più di trent'anni di servizio in azienda
NOVI LIGURE – «Non ci possono portare via anche la dignità». Yonny Chaves, padre di Andrea, il giovane alpinista morto lo scorso anno in un incidente sul monte Bianco, dal figlio ha imparato la determinazione. Lui, 57 anni, da una vita operaio alla Pernigotti, non ha dubbi: «Saremo fermi nelle nostre posizioni. Spero che riusciremo a far cambiare idea ai Toksoz. Ma se così non fosse, sappiano che siamo pronti a presidiare la fabbrica anche di notte per evitare che vengano portati via i macchinari».
«Penso a Stefano Pernigotti e alla sua storia come uomo e come imprenditore – dice ancora Chaves, da 33 anni in azienda – Sono sicuro che anche lui oggi sta vivendo ore di amarezza».

In tanti alla Pernigotti hanno già maturato più di trent’anni di anzianità lavorativa, anche se purtroppo sono ancora lontani dalla pensione. Come Franco Badiali, entrato nella fabbrica di viale della Rimembranza nel 1986. O Silvano Cucco, che ha cominciato come stagionale negli anni Ottanta. «Ne abbiamo passate tante di crisi – dicono – E più di una volta abbiamo avuto paura per il nostro futuro. Ma una cosa così proprio non ce l’aspettavamo».

Non sono più ragazzini, per loro non sarà semplice trovare un altro lavoro e arrivare a maturare i requisiti per la pensione, specialmente in un contesto di crisi come quella attuale. «Abbiamo proposto ai vertici della Pernigotti due anni di cassa integrazione per ristrutturazione aziendale. Un piccolo sforzo da parte loro, che avrebbe permesso di aprire nuove prospettive per la vendita dello stabilimento o il risanamento dell’azienda. Non c’è stato nulla da fare. Sono fermi sulla loro posizione: un anno di cassa integrazione finalizzata alla chiusura della fabbrica», spiega Marco Malpassi della Flai-Cgil.

Ma i fratelli turchi Toksoz, quelli che hanno deciso di chiudere lo stabilimento, qui a Novi si sono mai visti? «Solo due volte, all’indomani dell’acquisto, nel 2013», dice un dipendente che preferisce rimanere anonimo. In compenso in questi cinque anni sono cambiati ben quattro amministratori delegati. «Un turn over che peraltro ha provocato perdite per 50 milioni di euro, una media di 10 milioni di euro all’anno», dice ancora Malpassi. «E ora non vogliono investire 3-400 mila euro per due anni di cassa integrazione per ristrutturazione», aggiunge Enzo Medicina della Fai-Cisl.
8/11/2018

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