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Reportage

Expo, noi ci siamo andati. E il Monferrato?

Domenica 10 e lunedì 11 maggio abbiamo trascorso la giornata all'Expo, sfruttando il servizio di navetta "MonferratoExpress" per andare alla ricerca del nostro territorio nella grande fiera milanese. Ecco il nostro racconto, ricco di foto, consigli e... sorprese
REPORTAGE - Per discutere di qualcosa bisogna conoscerlo. Come giornalisti è il nostro mestiere: solamente così si può provare a fornire elementi per ragionare di quanto ci circonda con cognizione di causa, parlando di fatti tangibili e non solo di impressioni. Dopo aver raccontato le ragioni di chi all'Expo ha detto no e di chi invece ha accettato il lavoro che gli è stato offerto, domenica 10 e lunedì 11 maggio abbiamo scelto di visitare la grande fiera milanese, e di farlo testando il servizio messo a disposizione dalla Stat e presentato in Comune alcuni giorni fa. Abbiamo scelto di viaggiare di domenica, come farebbe chiunque lavori durante la settimana, e di farlo da semplici turisti, rinunciando a qualsiasi accredito stampa. Poi siamo tornati lunedì per completare e approfondire il nostro giro. Quello che segue è il racconto delle nostre giornate. Anzi, una sintesi della nostra esperienza. Per chi lo desidera qui si trova il reportage fotografico completo con tante altre informazioni, curiosità e denunce di ciò che ancora non funziona. 

PRIMO GIORNO
Il primo giorno abbiamo scelto di acquistare tutti i servizi online. Facile e veloce. Una prima volta abbiamo provato a prenotarci senza poi effettuare il pagamento richiesto in tempo: lo staff della Stat si è rivelato molto affidabile, telefonandoci perfino per sincersarsi che avessimo capito che l'operazione non era andata a buon fine. La seconda volta abbiamo concluso il processo per intero e stampato i biglietti (ovviamente senza mai rivelare che avremmo fatto un test del servizio ndr). Quelli per l'Expo li abbiamo presi sul sito ufficiale dell'evento. Costo totale: 25 euro per il viaggio (12,5 euro a tratta: a conti fatti conviene rispetto all'auto se si viaggia da soli) e 34 euro per il biglietto d'ingresso. I panini e l'acqua, visto i prezzi per mangiare che avevamo sentito in giro, ce li siamo portati da casa. 
Il secondo giorno invece ci siamo recati alla sede fieristica con la nostra auto, acquistando poi il biglietto direttamente in loco. Fra le due soluzioni, la prima ci è risultata francamente più comoda e meno faticosa. 

PRONTI VIA... IL PRIMO INGHIPPO
Arrivamo in piazza Garibaldi e cerchiamo la segnaletica "Bus Stop Monferrato Expo", come annunciato nella conferenza stampa di presentazione del servizio. Non c'è. Restiamo fino all'ultimo con il dubbio di trovarci nel posto sbagliato. 

Alla fine però la navetta arriva, puntuale. L'autista, gentile, ci fa accomodare. Oggi saremo soli, non ha prenotato nessun altro. "Strano", pensiamo, convinti che il weekend sarebbe stato il periodo di maggior utlizzo del servizio. L'autista però ci conforta: "dipende dai giorni. Lunedì e martedì avremo il pullmann grande, con diverse prenotazioni". Bene, vorrà dire che ci godremo il viaggio in solitaria. 
 

Viaggiamo veloci e comodi fino all'arrivo, che raggiungiamo con grande anticipo: sono le 9.15, ma i cancelli dovrebbero aprire alle 10. L'autista ci lascia a qualche centinaio di metri dai tornelli d'ingresso e ci mostra il percorso da seguire, costeggiando il villaggio dell'Expo, l'insieme dei palazzi messi a disposizione di tutto il personale che lavora alla fiera. 

BENVENUTI ALL'EXPO

Ok, ci aspettavamo dei lavori in corso e li abbiamo trovati. Tanti. L'area intorno alla fiera è davvero un unico, grande, cantiere aperto.



Proseguiamo fino ai tornelli d'ingresso. Si apriranno alle 9.45 invece che alle 10, perfino in anticipo! 
 

Funzionano esattamente come se fossimo all'aereoporto: un passaggio attraverso al metal detector e siamo dentro.

L'ALBERO DELLA VITA
E' lui il simbolo della manifestazione. Bello e slanciato, visibile anche da molto lontano, lo ritroveremo come fil rouge in tanti luoghi differenti. E ogni tanto fiorisce, circondato da giochi d'acqua prodotti dalle fontane alla sua base. 

ACCESSIBILE A TUTTI
Una piacevole sorpresa è stata la completa accessibilità delle aree espositive a tutti. Speriamo che sia sempre meno una sorpresa e sempre più una certezza, da noi come già avviene in tanti paesi in Europa. Ascensori ampi ovunque, percorsi in rilievo sulle strade, torrette per richiedere aiuto. C'è tutto.
 

E funziona. Assisteremo solo a un po' di confusione nel padiglione Italia. Una signora che non può deambulare è rimasta sola al piano superiore mentre il suo accampagnatore non è stato fatto passare e ha dovuto fare la fila come tutti. Interviene dopo poco un responsabile invitando l'accompagnatore a superare la fila e a recarsi subito dalla persona che l'attende sola al piano superiore. Si scusa e dice che avrebbero dovuto insistere per non essere seperate: se vi dovesse capitare un episodio simile, insistete finché non vi faranno salire insieme o chiamate subito un responsabile. 

ORGOGLIO ITALIANO
Scegliamo appositamente nel nostro racconto di non rovinarvi tutte le sorprese svelandovi il contenuto di tanti padiglioni. Tenete comunque presente che in un giorno solo è quasi impossibile vedere tutto ciò che l'esposizione offre. Noi siamo dovuti tornare e comunque il tempo non è stato sufficiente. Lunedì, per esempio, le code per visitare alcuni padiglioni (come quello del Giappone) sono arrivate a 50 minuti di attesa. 
 

Appena imboccata una delle vie principali (l'Expo è strutturato ad accampamento romano, con un cardo e un decumano intersecati da tante vie perpendicolari), ecco che ci accoglie la prima bruttura: il Fab Food è pronto appena al 3%! "Ci sono stati consegnati gli spazi veramemente molto tardi" - ci spiega una signorina con il suo miglior sorriso (il sorriso e l'estrema gentilezza saranno una costante di tutti gli operatori che incontremo, specialmente quando dovranno spiegarci che non potremo visitare ciò per cui siamo venuti e abbiamo pagato il biglietto d'ingresso). A proposito di operatori: ma quanti sono? A noi sono sembrati davvero un numero sproporzionato rispetto ai visitatori: una volta tanto nessuno potrà dire che manca il personale. 

Il Padiglione Italia è la prima cosa che visitiamo.
 

C'è ancora poca coda ed è una delle attrazioni principali. Sarà una scelta giusta perché poi la fila sarà sempre molto più lunga. Se volete visitarlo, fatelo al mattino presto. Ad accoglierci è una ragazza nera che ci chiama a sé: "se parlate italiano, venite da me", con buona pace di qualche ottuso che storcerà il naso. E' italianissima, ed è lei a presentare il padiglione (ne troveremo diverse anche con i tratti somatici asiatici, tutte con un eccellente italiano): "qui l'Italia mostra con orgoglio le sue bellezze e resterà aperto anche dopo la conclusione dell'Expo. Si parla di saper fare, della bellezza, dei limiti da superare e del futuro".
 

Non vi rileviamo ciò che si trova all'interno, ma due dritte ci sentiamo comunque di darvele: in alcune stanze i pavimenti sono completamente a specchio: evitare di indossare la gonna vi toglierà da situazioni imbarazzanti. 

 

Se vi scappa, andate in bagno prima. La coda per entrare può essere lunga (noi abbiamo atteso mezz'ora, ma era appena stato aperto) e i servizi quando ci siamo stati noi non funzionavano. Solamente quello al secondo piano era disponibile... ma solo per persone con disabilità. Una piccola rivincita per tutte le volte che avrebbero dovuto andare in bagno e sono state discriminate. 

ALLA RICERCA DEL MONFERRATO
Siamo venuti con un obiettivo preciso, e non ce ne siamo dimenticati. E' tempo di cercare quanto il Monferrato sia visibile. Lo cercheremo dappertutto, ma soprattutto dove c'è stato promesso che sarebbe stato: nel percorso dedicato al vino, nel cluster dedicato al cioccolato e in quello dedicato al riso. Cos'è un cluster? E' una sorta di area speciale che raccoglie più padiglioni selezionati secondo un filo conduttore comune.

IL VINO
Il primo che visitiamo è quello del Vino: all'inizio non era neppure previsto, ma eccolo qui. Siamo curiosissimi. L'ingresso ricorda un tempio con tanto di guardiani sulla porta. Entriamo...
 

Queste rientranze nella parete a forma di naso dovrebbero servire a far sentire i diversi aromi che possono diversificare il vino. Noi non sentiamo nulla. Un'altra signorina gentilissima ci spiega che la manutenzione passa ogni giorno a sistemare gli impianti perché funzionino. Oggi non è ancora passata. Sfortuna nostra, pazienza. 
 

Girando nelle stanze dedicate alle diverse regioni arriviamo infine al Piemonte!
 

E' possibile acquistare assaggi dei vini che si preferiscono, grazie a un sistema automatizzato, che è integrato con le bottiglie in esposizione. Qui la delusione comincia a farsi sentire. In Piemonte tantissimi spazi sono vuoti, e certo non è un bel modo di presentarsi. 

Su 80 disponibili ce ne sono solamente 37 pieni, e la parte centrale, quella più visibile, è veramente deserta. Com'è possibile? Chiediamo a un sommelier: ci sorride e spiega che in realtà gli spazi sono tutti acquistati. Il problema è solo logistico, tranquilli. Ci sono diversi magazzini e spostare le bottiglie per sistemarle è un lavoro lungo. Entro un mesetto ci saranno tutte. E intanto? Chi passa ora penserà che in Piemonte praticamente di vino non se ne produca... 
Speriamo la prendano con filosofia anche coloro che quegli spazi probabilmente li hanno pagati profumatamente. Qualcuno li avrà avvertiti che per ora i loro prodotti non sono esposti?

IL CIOCCOLATO
Un po' scossi decidiamo di andare a botta sicura: il cluster del Cacao saprà darci soddisfazioni. Abbiamo un fior fiore di maestri cioccolateri e aziende di fama mondiale. I locali dei diversi paesi per ora sono tutti chiusi tranne quello del Ghana. Restiamo delusi perché un giro nei padiglioni di Cuba, del Camerun, del Gabon e di molti altri paesi l'avremmo fatto volentieri. Ma veniamo rassicurati che entro una settimana o due apriranno tutti. Facciamo un sospiro di sollievo e con un tono vagamente zen chiediamo: "e l'area dedicata all'Italia?". Veniamo prontamente indirizzati al Distretto del Cioccolato Italiano, che altro non è che un grande negozio. 

 

 

Gli altri paesi hanno perso tempo con pannelli e presentazioni multimediali dei loro prodotti, noi andiamo direttamente al sodo. Ok. Ci può anche stare, in fondo non siamo un paese produttore di cacao, ma siamo "solamente" molto bravi a ricavarne dei dolci. Ma della nostra provincia, e del Monferrato, non c'è traccia neppure qui. In rappresentanza del Piemonte ci sono solo prodotti di Torino, e qualcosa proveniente da Novara. 
Magari siamo noi che non sappiamo cercare... chiediamo. L'ennesimo ragazzo gentile ci toglie, con un grande sorriso, ogni speranza. Non c'è e non è previsto che ci sia nulla dalla nostra provincia. 
Fuori da questo spazio c'è però una gelateria della Pernigotti. In fondo anche questo è un modo per fare pubblicità al nostro territorio. 
 

IL RISO
L'ultima chance è rappresentata dal riso. Ma è anche la più sostanziosa. E' lì che siamo stati inseriti, nostro malgrado, con tanto di annunci ufficiali e conferenze stampa di rito.
 

La facciamo breve perché tanto avrete già capito: non ci siamo neanche lì. Il marchio Monferrato per Expo parebbe non esistere. Fino ad ora non lo abbiamo mai trovato citato. Solamente sul cartello della navetta che ci ha portati qui da Alessandria. Anzi, la faccenda si fa seria: non c'è neppure un padiglione italiano nel cluster.
 

Neppure uno spazietto. Giriamo e rigiamo a lungo, scandagliando ogni stand. Niente. Alla fine, rassegnati al solito grande sorriso che ci faranno, chiediamo. "No, non è prevista una sezione italiana, ci dispiace" rispondono in coro una serie di operatori raggruppati poco distante. "Cioè, ribattiamo noi, neppure, che so... Vercelli?" "No, ci sono solo paesi stranieri. Ma può trovare qualcosa della storia della Riso Scotti appena fuori dai padiglioni".
 

In effetti ci sono due macchinari chiusi in una teca. Punto. Ma la Riso Scotti è comunque pavese. Che fine abbiamo fatto? Com'è possibile che sia stata annunciata la nostra presenza in uno spazio che neppure esiste e che qui ad Expo, fra gli operatori, nessuno conosce? Più tardi scopriremo l'arcano... (noi abbiamo fatto il giro come farebbe qualsiasi turista che ha saputo che il nostro territorio sarebbe stato disponibile nella zona dedicata al riso. In realtà qualche informazione in più, da addetti ai lavori, l'abbiamo, e questo ci consentirà di cercare ancora più a fondo. Temiamo però che non tutti i visitatori avranno la nostra tenacia...).

UN'OCCHIATA AI PREZZI: QUANTO COSTA UN CAFFE'?
Ci serve un caffé. Le foto di Salgado svettano sul padiglione dedicato a questo prodotto eccezionale. Meritano sicuramente una visita. In generale i prezzi ad Expo sono alti, ma se si cerca bene si può anche mangiare con cifre oneste. Diciamo che le maggiorazioni non sono dissimili da quelle che potreste trovare in una qualsiasi fiera. Il nostro caffé ci è costato 1,5 euro al banco.
 

Vi pare tanto? A noi no, almeno dopo che abbiamo scoperto che la ragazza che ce l'ha servito, fra la pulizia del bar e lo riempimento delle diverse macchinette, è laureata e ha una specializzazione in riabilitazione psichiatrica. Comunque sa fare anche un buon caffé. Viva l'Italia. 

PADIGLIONI E LAVORI
Sui padiglioni non vi vogliamo anticipare troppo. Nella galleria fotografica ve ne facciamo vedere alcuni, ma tantissimi ve li lasciamo da scoprire.
Il padiglione del Brasile, giusto per fare un esempio, è su due livelli e una grande rete consente di camminare al piano superiore osservando quanto avviene sotto. Vale anche il contrario però. Un altro buon motivo per non venire qui con la gonna.
 

Qua e là si vede chiaramente che diversi padiglioni sono da finire. Lo sapevamo, ma fa comunque impressione osservare quanto indietro siano i lavori. In qualche caso serviranno settimane, e forse anche di più, perché tutto sia davvero pronto. 
 

L'ACQUA E' PREZIOSA: MA AD EXPO E' GRATIS

Un altro consiglio se deciderete di andarci: portatevi una botteglietta vuota.
 

Appena usciti dall'incrocio principale di strade ci sono casette che erogano acqua refrigerata e gasata. Non costa nulla. E girando tutto il giorno avrete bisogno di bere molto. Un bel risparmio. Evviva l'acqua bene comune. 

UNA SFILATA MERAVIGLIOSA
Stiamo giungendo alla fine della sintesi del nostro viaggio. Il primo giorno è trascorso: non abbiamo trovato la provincia di Alessandria, neppure il Monferrato, e perfino pochissimo Piemonte. Ma a distrarci da questi pensieri amari ecco che parte dal Decumano una portentosa sfilata.
 

Sembra di essere in un enorme centro commerciale all'aperto: sfilano ortaggi giganti, la mascotte di Expo, personaggi della tv dei ragazzi, figuranti e acrobati. La gente applaude, divertita. Passano carretti spinti da biciclette con gelati confezionati e bibite gasate. A due passi c'è il Mc Donalds, poco distante l'enorme stand della Coca Cola.
 

Ma è davvero questo il modo in cui vogliamo salvare e nutrire il pianeta? Guardiamo questi ragazzi saltellanti (molto probabilmente qualificati anche per altro, oltre che per stare infilati dentro a dei pupazzi in questa parata) che avranno poco meno di trent'anni, ripensiamo al caffé che ci è stato servito dopo pranzo e a chi ce l'ha preparato e pensiamo che ci sia in realtà pochissimo da ridere. 

UNA CHICCA PERO' C'E'!
Un'esibizione particolarmente stravagante durante la giornata un sorriso, lo confessiamo, ce l'ha strappato. Avete mai sentito la mitica sigla dell'"A-team" suonata da una banda intera? Per noi è stata la prima volta ed è uno dei ricordi più belli che ci siamo portati a casa da questa esperienza...



UN'IDEA GENIALE!

Ci viene un'intuizione capace di risollevarci il morale. Se così tante persone stanno assistendo alla parata, l'esposizione di 200 opere che celebrano l'Italia, da Tiziano in poi, sarà abbastanza libera!
 

E' la nostra occasione per gustarla con calma. In effetti non abbiamo trovato calca. Non abbiamo trovato nessuno. Sapendo già cosa ci avrebbero risposto, ma non volendoci rassegnare a una porta chiusa decidiamo di fare almeno un tentativo, avvicinando il personale del ristorante lì vicino: "scusate, la mostra è visibile?" "Certamente, ci rispondono, ma dal 20 maggio in poi, se viene confermato". Bene, grazie, basta così. Tanto vale allora godersi ancora un po' di parata, ottima distrazione per smettere di pensare...
  

E' TEMPO DI TORNARE A CASA
La navetta è puntuale, l'autista molto cordiale, il viaggio di ritorno veloce come quello dell'andata. Partiamo alle 18.50 e torniamo in piazza Garibaldi per le 20.10 (invece delle 21.15 indicate nel programma. Questo perché, essendoci solo noi, non c'è stato bisogno di fare fermate intermedie). 


SECONDO GIORNO
Ormai ci spostiamo all'interno del polo fieristico come fossimo veterani. Oggi, lunedì 11 maggio, siamo arrivati nel primo pomeriggio, in auto, facendo il biglietto direttamente a pochi passi dai tornelli. Abbiamo rinunciato all'opzione parcheggio in zona (quelli previsti costano 12,50 euro al giorno) e optiamo per arrivare fino a Famagosta. Da lì prendiamo la metro fino a Cadorna, poi cambiamo per Rho Fiere (biglietto extraurbano, 5 euro andata e ritorno). Ci mettiamo più o meno un'ora e quarantacinque minuti partendo da casa fino ai cancelli d'ingresso. Ma ci arrivamo molto più stanchi del giorno prima. 

LA PRIMA SCOPERTA
Oggi siamo ancor più motivati a cercare tracce del nostro territorio. E anche più informati. Visiteremo altri padiglioni (troverete un racconto fotografico più dettagliato nella galleria fotografica) ma qui vi raccontiamo solamente di ciò che più ci interessa: la provincia di Alessandria. "Ci sta", pensiamo, che in una fiera mondiale il nostro piccolo territorio abbia uno spazio modesto. Ma viviamo a 100 km da qui: dovrà pur esserci qualcosa!
Il primo segnale di riscossa proviene dal tortonese, e in particolare dall'associazione Artinfiera che, con il sostegno del Comune di Tortona e della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona ha organizzato uno stand che racconta la storia del territorio all'interno della Cascina Triulza, uno spazio dedicato alle realtà del no profit e del terzo settore.
 

Lo spazio è una specie di cubo immersivo, nel quale è possibile entrare per scoprire il territorio: tracce di storia si mescolano al profumo di meliga, ci sono i presidi slow food, ma anche il richiamo alla contemporaneità, grazie a schermi lcd che raccontano il tortonese oggi, partendo dai volti degli abitanti. Un bell'esempio di narrazione: ci sono perfino la maglia di Coppi e la mitica borraccia scambiata con Bartali. 

 

IL PADIGLIONE "CIBUSèITALIA"
Quest'oggi ci sono molti più ragazzi e bambini in giro per la fiera. Le scolaresche si accalcano lungo il Decumano deviando poi fra i diversi padiglioni. Ci districhiamo fra la folla diretti alla nostra meta. Noi sappiamo dov'è che vogliamo andare e via via che ci spostiamo dall'asse principale troviamo meno ressa. Il nostro obiettivo è raggiungere il padiglione CIBUSèITALIA, raccolta delle eccellenze alimentari e industriali del Belpaese. E' lì infatti che si trova in realtà lo stand della provincia.

 

Troviamo il padiglione semideserto, e non pensiamo sia un caso: intanto la zona è in abbondante fase di sistemazione (tutte le foto le trovate nella galleria allegata), e dall'esterno sembra un'enorme trovata pubblicitaria. Lo è anche all'interno, con uno stile che a noi non è piaciuto (e forse anche a tante persone che l'hanno snobbato). In pratica più che un padiglione di presentazione dei prodotti è un spazio dedicato ai marchi celebri italiani. Chiunque paghi può esporre quel che desidera: c'è la Simmenthal, la Findus, l'Herbalife e sì, ci siamo anche noi.
 

Lo spazio dedicato al riso e al nostro territorio è uno dei meno peggio. Bello l'allestimento con i chicchi delle diverse qualità visibili sui lati dello stand. Un grande schermo interattivo consente di cliccare sui diversi territori (compresa Alessandria) e di leggerne una breve descrizione. Qui dobbiamo dire che ci ha sorpreso la scelta di chi lo ha allestito: è presente solo la lingua inglese. Uno slancio di internazionalità che non ci aspettavamo. Praticamente ovunque ad Expo i testi sono bilingue, con la presenza anche della versione in italiano. 
 

Comunque, facciamo un po' di foto e rimiriamo il nostro spazietto nella grande fiera mondiale. Che dire: a convincerci poco non è la grandezza dello stand, che ci può stare in proporzione con tutto il resto, ma la sua collocazione. Chi ha voglia di andare in un padiglione pieno di pubblicità che di solito saltiamo a piè pari davanti alla tv felici di poter fare zapping? In questo contesto, comunque, facciamo perfino bella figura. Rispetto agli stand che ci circondano in questo padiglione noi a raccontare il prodotto ci abbiamo provato un po' di più. 

Fra le realtà presentate nel padiglione anche quella della Guala Closures, un'altra delle eccellenze del nostro territorio.
 

LO VOLETE UN RICORDINO?
Prima di andare via girovaghiamo ancora un po' fra i diversi padiglioni. Quello della Palestina è ancora in fase di allestimento perché il materiale è fermo in dogana per dei controlli. Non c'è proprio pace per quel territorio. 
 

E' invece aperto lo spazio espositivo della Santa Sede. All'interno campeggia l'Ultima cena del Tintoretto e alcune installazioni che raccontano storie di sprechi, malnutrizione e smarrimento dalla strada indicata da Dio. All'uscita ci offrono un'immagine ricordo di Papa Francesco su una calamita. Increduli, rifiutiamo. Almeno quei soldi avrebbero forse potuto spenderli meglio. 
 

CIAO CIAO
E' ora di tornare. Pensiamo di aver trovato gran parte di ciò che è presente qui e che proviene dal nostro territorio. Se qualcosa ci è sfuggito, possibile, vuol però dire che era davvero difficile da trovare e chi lo ha allestito qualche domanda dovrebbe porsela...

 
 

CHE SENSO HA L'EXPO? 
A noi sembra sia stata un'enorme occasione persa. Una fiera internazionale per discutere di alimentazione, della necessità di "Nutrire il pianeta", come recita lo slogan di Expo, di consumo del suolo, di ritorno a un principio di sostenibilità, di investimenti sul futuro, ci sembra quantomai necessaria. Farla occupando più di un milione di metri quadrati, asfaltando e cementificando, non ci pare la via migliore. Conoscere la cultura e la storia dei singoli paesi, l'origine dei prodotti che troviamo al supermercato e magari qualche rudimento di consumo consapevole non è una cattiva cosa, ma l'impressione che ci ha lasciato è un po' quella dell''effetto crociera". Passi da un padiglione all'altro, costruiti più per stupire che per informare, in una gara a chi ce l'ha più grande che è solo simbolo di stupidità, e ne esci che sai pochissimo in più rispetto a prima.
 

Vedrai qualche filmato interattivo sorprendente, qualche costruzione impressionante, ma quello che serve al Pianeta forse è altro.
 

L'installazione migliore, a nostro avviso, è quella studiata da Save the Children: un grande schermo con una telecamera puntata sul pubblico che passa. Dati sulla denutrizione nei paesi più poveri scorrono sul video, e una frase intermittente ti ricorda che "dipende anche da te" il futuro della Terra e dei suoi abitanti. 

Se dovessimo scegliere una sola immagina per descrivere questo Expo però, probabilmente sarebbe quella che trovate qui sotto. L'abbiamo scattata dalla collina artificiale creata per rimirare l'intera area espositiva. A noi non pare poi questo spettacolo, e ne siamo rimasti parecchio turbati... come sempre quando al posto delle piante cominciano a crescere le gru...

  Qui il reportage fotografico completo.
12/05/2015

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