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Alessandria

Maurilio Guasco: "Mi chiesero di fare il Sindaco. Ma preferisco fare come Snoopy"

"I politici degli Anni '60 erano più preparati, quelli di oggi, invece..." Parla lo storico Maurilio Guasco, raccontando com'erano i mandrogni e come sono oggi. Tra differenze e abitudini che non cambiano da generazioni.
ALESSANDRIA - “L'Alessandrino è quello che se gli chiedono: Sei andato al Louvre? E com'è la Gioconda? Risponde: L'è un quader. È un quadro”. Sempre con la battuta pronta, don Maurilio Guasco, storico, professore universitario emerito di storia del pensiero politico, descrive tranchant l'indole incorreggibile del mandrogno, che neppure di fronte ad un capolavoro indiscusso riesce a a rendere merito all'autore (e che autore).

Ma tra ieri e oggi – sebbene da storico ci tenga a precisare che le epoche non sono comparabili – nota una differenza sostanziale tra le classi dirigenti: “Anche se uno dei sindaci più ricordanti, Basile, fosse un ignorante, nel bene e nel male chi governava Alessandria negli Anni '60 era più preparato, aveva una cultura politica. Quella di oggi invece…”, constata Guasco, senza peraltro fare nomi e cognomi, anche se nel ricordare gli esempi giudiziari che hanno investito negli ultimi quindici anni Palazzo Rosso, è facile capire di chi stia parlando.

“Ho sempre detto ai miei studenti che la cosa più bella del mondo è la politica, quella fatta bene. Immaginare e poi realizzare è il massimo. La politica è un mestiere che non si improvvisa. Purtroppo chi fa bene il proprio lavoro potrebbe fare bene anche la politica, ma non lo fa. Chi fa male il proprio lavoro si dà alla politica”.

Un po' scettico inizialmente sulla nascita dell'Università del Piemonte Orientale dal più prestigioso Ateneo torinese, Guasco ammette il vantaggio di una realtà più piccola, meno dispersiva, in cui il docente conosce l'allievo. Ma non lascia scampo ai sogni: “Alessandria non sarà mai una città universitaria”. Impossibile pensare a collegi brulicanti di studenti se il 'bacino' è a mezz'ora di strada dalla sede.

Il giovane un po' lazzarone – per dirla alla Guasco – se ne tornerà i più possibile a casa da mammà. “Non è però una buona cosa studiare sempre nello stesso posto, dall'asilo alla laurea”, chiosa sull'argomento. Non sembra una città culturalmente elevata, dunque: “Ci sono eccezioni”, si sforza di pensarle, “Come l'Associazione Cultura e Sviluppo, e l'ISRAL, con la sua biblioteca”.

Per il resto, par di capire che la città sia sprofondata in una nebbia di anonimato, anche se la nebbia, quella vera, per la verità non c'è più. Negli ultimi tempi si nota un maggior distacco tra ricchi e poveri: “Basta guardare agli ingressi di chiese e supermercati”, e la scomparsa del ceto medio, la borghesia. Non è neppure una grande città di immigrazione: “manca il lavoro”.

E poi si scopre che per ben due volte gli avevano chiesto di entrare in politica, una volta come assessore, un'altra addirittura per fare il sindaco di Alessandria. Non ebbe comunque esitazioni nel declinare l'invito: “Quando è successo? Meglio non dirlo, altrimenti si scoprirebbero le seconde scelte...”.


Ipse dixit
Amen. Alessandria non sarà mai una città universitaria. I collegi non funzionerebbero, troppo poco distanti da casa.
Somari. I politici di una volta erano preparati, quelli di oggi lasciano a desiderare. Locali e nazionali
Peanuts. Faccio come Snoopy: osservo il mondo dal tetto della cuccia quando i problemi sono più grandi di me.

 
[Tratto dal setimanale Alessandria News e Sport del 9 gennaio 2017]




15/01/2017

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