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Lettere

I mirabolanti risultati del taglio a 18 euro

Il drastico taglio dei fondi dove porta? All'insostenibilità economica di una distribuzione in piccoli gruppi, al taglio dei servizi mirati a controllo ed integrazione, al rimanere sul "mercato" unicamente di grandi soggetti generalmente meno attenti all'effettiva buona riuscita dei progetti di accoglienza
LETTERE - Gentile Direttore,

Mi permetto di condividere con il suo giornale questa cronaca da bar risalente giusto ieri per riflettere sugli effettivi mirabolanti risultati che la politica del taglio a 18 euro dei contributi per l’accoglienza dei migranti sta ottenendo.

In un dialogo tra due persone di mezza età commentando le notizie del giornale del giorno sul tema della migrazione: "Questi qua cosa vogliono ancora? Si facciano bastare dieci euro... Devono andare a lavorare nei campi..." Questo è solo l'incipit di una conversazione che intercettai il tempo di un caffè e probabilmente si dilungò oltre. A tale commento imbarazzante nessuna faccia indignata tra i pochi istanti: più che altro indifferenza. In breve, ecco emergere un quadro di normale razzismo, senso di rabbia generalizzata, individualismo ed impotenza che legge il mondo sulla base di una gerarchia di valori fatta sul colore della pelle delle persone. Un quadro allarmante ma che ben chiarisce quale è l’angolo da cui molti hanno accolto il messaggio forte dato dalla conferenza stampa della Comunità di San Benedetto al Porto, dell'Ostello, Cambalache, e Company, non percependo il significato di umanità espresso, ma leggendo in quelle parole una conferma a dietrologie varie, quindi glorificando la politica del "Capitano".

A leggere e sentire questi commenti non solo si conferma la retorica razzista ormai dilagante, ma si accerta soprattutto una completa ignoranza sulle conseguenze delle politiche messe in campo per l'accoglienza dal presente governo, tutte rivolte a smantellare il sistema dell’accoglienza integrata. Il sistema attuale, basato su Hotspot, SPRAR e CAS, nasce con l'assunto di evitare ammassamenti, simili a quelli vissuti nel caso dei dalmati negli anni ‘50 o degli albanesi negli anni ’90, cercando di distribuire sul territorio in piccoli gruppi i richiedenti asilo. Oltre a ciò, si volevano offrire gli strumenti economici per implementare servizi aggiuntivi mirati all'integrazione (ad esempio corsi di italiano obbligatori) ed ad un migliore controllo degli ospiti, garantendo una condizione complessivamente dignitosa per chi arrivava in italia.

Se notiamo come la crisi del Mediterraneo, esplosa con la guerra in Siria nel 2011 e Libia del 2014, non abbia comportato un aumento particolare della micro-criminalità, ma eventualmente solo un minimo cambio demografico, si può concludere che questo nuovo approccio, più umano, sia complessivamente funzionato, in particolare nell'alessandrino.

Il drastico taglio dei fondi dove porta? All'insostenibilità economica di una distribuzione in piccoli gruppi, al taglio dei servizi mirati a controllo ed integrazione, al rimanere sul "mercato" unicamente di grandi soggetti generalmente meno attenti all'effettiva buona riuscita dei progetti di accoglienza. Risultato? Aspettiamoci di nuovo grandi assembramenti alloggiati e fatti vivere in condizioni poco dignitose, il venir meno di ogni forma di effettiva integrazione, l'aumento quindi della tensione sociale. Abbiamo risolto il problema della migrazione? Direi di no. Piuttosto l’abbiamo acuito. Rendersi conto di ciò è utile, così come parlarne, farne coscienza condivisa, in modo da evitare troppo semplici conclusioni propagandistiche che riempiono la bocca, impoveriscono il cuore, ma soprattutto azzoppano ancora di più questo Paese che vogliamo sia casa.
22/05/2019
Michele F. Fontefrancesco

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