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Novi Ligure

Poste Italiane e storie di (piccola) ordinaria follia

Quanto è difficile e quanto tempo ci vuole per recuperare una lettera raccomandata, se si ha la sventura di non trovarsi in casa quando il postino suona il campanello? Ce lo racconta un nostro lettore
NOVI LIGURE – Riceviamo e pubblichiamo da Mauro D'Ascenzi, a proposito dei disservizi nella consegna della corrispondenza.

Giovedì 21 nella buca delle lettere ho trovato una lunghissima striscia di carta (68 centimetri) fitta di parole, numeri, codici a barre che ho riconosciuto subito come la innovativa modalità con cui ci viene comunicato che è passato il postino con una raccomandata e che non eravamo in casa. Era più lunga del solito trattandosi di ben due lettere. Ci sono abituato poiché, per ragioni a me ignote, alcune comunicazioni ufficiali, anche se riguardano la mia attività lavorativa, a quanto pare devono essermi recapitate a casa.

Una piccola riflessione prima di continuare il racconto. Ma possibile che non ci trovino proprio mai e debbano sempre lasciarci questi avvisi che in ogni caso costringono a perdite di tempo per recuperare la corrispondenza?

Ma torniamo al punto. Il mattino seguente chiedo ad una impiegata della mia segreteria di andare a ritirare le raccomandate, come fa di solito, con tanto di delega. La striscia dice pure che si può concordare una nuova consegna per il giorno dopo. Le raccomando perciò di telefonare al numero verde appositamente indicato sulla striscia di carta, così da evitare code e viaggi inutili. Dopo circa una mezz'ora - immagino dedicata a quel tortuosissimo labirinto di: prema 1, prema 3, prema 5, ricominci da capo ecc.- un po’ sbigottita, mi dice che possiamo ritirarla solo da martedì 26. Come è possibile: giovedì, venerdì, sabato, domenica, lunedì, martedì: 5 giorni perché il postino possa restituire le raccomandate allo sportello, e noi la si possa andare a prendere?

Altrimenti, aggiunge, la riportano loro, ma non il giorno dopo, come recita il documento ufficiale, ma lunedì 25. Non ci credo. “Mi cerchi per favore il direttore”. La poveretta passa tutta la mattina in questo vano tentativo. A quanto pare è inaccessibile. Una carambola di numeri diretti con piazza Denegri, numeri verdi, nulla. La nostra ricerca si imbatte in gentilissime impiegate le quali ci spiegano che non riescono a raggiungerlo telefonicamente neanche loro, che per parlare con l’ufficio della distribuzione a volte devono passare per il numero verde. Nel frattempo collaboratori e conoscenti si offrono di chiamare l’amico che lavora alle poste e che può risolverci il problema. Mi impunto: voglio che mi venga riconosciuto il diritto ad un equo trattamento e non ad un comodo privilegio. Alle 12 e trenta percorrendo intricatissime vie telefoniche credo di aver risolto il problema e parlo con la direttrice delle poste di Novi Ligure. Mi sfogo. La signora mi lascia parlare poi con calma, e invidiabile cordialità, mi spiega che tutti i giorni riceve telefonate di questo genere, ma lei non c ‘entra nulla, perché l’ufficio dei postini ha un suo autonomo direttore, che lei, anche se sono nello stesso palazzo, non riesce a contattare telefonicamente, perché non rispondono. Mi promette però che se dovesse incontrarlo lo avrebbe informato del mio tentativo di parlargli. Alle ore tredici avviane il miracolo: ancora grazie ad una ricerca affannosa troviamo un numero a cui risponde un’impiegata che ci passa il Direttore.

Gli dico che devono consegnarmi due raccomandate e che non posso averle prima di 5 giorni dalla data della primo tentativo di consegna, neanche andandomele a prendere direttamente alle poste. Chiedo se gli sembra normale. Dice che ci sono dei tempi di giacenza della corrispondenza, che lui segue il regolamento. Io ribatto che non possono sequestrare la mia corrispondenza per 5 giorni, si potrebbe trattare di un ritardo capace di danneggiarmi. Lui insiste con la storia dei tempi di giacenza e del regolamento che segue con scrupolo perché, aggiunge, lo stipendio non glielo pago io. Mi incazzo: “E’ no caro direttore, lo stipendio glielo pago io, come a me lo pagano gli utenti dell’acqua e del gas”
Ha però un attenuante: non sono stato oltraggioso ma il mio tono, esasperato dalla lunga ed inutile ricerca, non era certo amichevole.

E veniamo a lunedì, sono passati 4 giorni dall’avviso. Dovrebbe esserci un nuovo tentativo di consegna. Aspetto fino alle 11. Ho il privilegio di non dover timbrare il cartellino ed alcune attività lavorative le posso svolgere anche da casa. Ma devo uscire per un appuntamento presso il mio ufficio. Già perché la nuova consegna, cosiddetta concordata, non te la fissano tra le 10 e le 11 o te le 12 e le 13, ma dalle 8 alle 14, perciò lo sventurato si deve prendere una mezza giornata di ferie per ritirare la propria posta. Comunque lunedì, alle 1e30, mi è stato depositato un nuovo foglietto, questa volta più corto (38 centimetri) per avvertirmi che a casa non c’ero e che potrò ritirare le raccomandate il terzo giorno, cioè mercoledì 27. La seconda procedura è più semplice della prima. Naturalmente sporgerò un reclamo formale con eventuale richiesta di danni, se ve ne dovessero essere.

Conclusioni. Ho racconto questo piccolo fatto perché credo che cose analoghe succedano continuamente a milioni di persone. La gente si arrabbia tanto con i “politici”, però questi possono essere mandati a casa. Ma i burocrati chi li manda a casa? Non mi riferisco a quel malcapitato direttore, ma all’intera struttura che crea regole dannose per le persone normali. Questi chi li manda a casa? La mia impressione è che il continuo qualunquismo antipolitico in realtà rafforzi la stupidità burocratica, che si trova libera da vincoli e controlli che spetterebbero alla politica.
Infine, prego quei quattro lettori di questo articolo che se dovessero mandarmi delle raccomandate non lo facciano attraverso le poste. Mi chiamino, vado io a prenderle, anche a Roma se necessario. Mi costa meno tempo, fatica, e quindi denaro.
28/09/2017
Mauro D'Ascenzi

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