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Intercultura

La "mia" Cina

Riprende il nostro viaggio intorno al mondo grazie ai racconti dei ragazzi di Intercultura: attraverso i loro occhi e la loro penna ripercorriamo le storie di quanti, partiti dalla nostra provincia, hanno avuto l'opportunità di vivere un periodo di studio all'estero. Oggi è la volta di Marcello Garbarino, tornato da un anno trascorso in Cina
INTERCULTURA - Scrivere della propria esperienza in un Paese straniero non è mai facile. Bisogna cercare di esprimere in fredde lettere nero su bianco un'intera gamma di emozioni e sensazioni che è quasi impossibile far comprendere a qualcuno che non è mai partito.
Parlando della Mia Cina, mi soffermo sempre sui suoi contrasti. Questi contrasti sono riscontrabili a tutti i
livelli: nella cultura, nell'architettura, nel sistema sociale, ma anche e soprattutto nel cuore di coloro che ci
vanno. A causa del gusto agrodolce che lascia dietro di sé, sono fermamente convinto che per la Cina non possa esistere una neutralità: o la si ama o la si odia. Io la Amo.
Io la Amo perché grazie alla possibilità che Intercultura mi ha dato, sono stato in grado di cominciare il mio viaggio alla scoperta dell'infinita cultura cinese. Se al giorno d'oggi la maggior parte dei giovani si interessa alla Cina per motivi commerciali e di business, io guardo alla Mia Cina con occhi sognanti, sperando di poter tornare laggiù a parlare con le persone sulla strada come facevo un tempo, scoprendo parola dopo parola una profondità di pensiero che non ha mai smesso di stupirmi.

È un'esperienza difficile, nessuno ne ha mai dubitato. Io stesso ho avuto un paio di crisi di pianto maggiori: la prima all'arrivo e la seconda alla partenza. Immaginatevi di arrivare alla stazione dei treni della vostra città. La struttura è diversa da quella a cui siete abituati, quindi dovete seguire il flusso di gente per uscirne. All'uscita vedete un gruppo di persone: una signora, un signore e un ragazzo circa della vostra età con un cartello con il vostro nome, sorridenti. Nella fretta del momento non realizzate esattamente cosa stia succedendo, troppo impegnati ad abbracciare persone e stringere mani. Ebbene, avete appena conosciuto la vostra famiglia ospitante. Vi ricordate dei loro nomi? No eh? Esatto.
Da quel momento, in un turbine di eventi, siete sotto la doccia in casa di questi sconosciuti. Utilizzate uno
shampoo dal nome illeggibile, l'acqua ha un sapore diverso, l'odore del vapore è persino diverso. E tutto ad un tratto realizzate che dovete restare li un anno intero.
“Chi me l'ha fatto fare?” è la domanda cardine della mia esperienza. La risposta nonostante tutto è sempre stata la stessa: “Io! E lo rifarei altre infinite volte!”.
Sfortunatamente, tra la domanda e la risposta c'è stato un momento di riflessione, durante il quale un po' di shampoo mi è finito negli occhi, causando la caduta di una cascata di lacrime.

Il giorno dopo, per me era già tempo di andare a scuola. Di nuovo, nessun tempo di pensare.
Dal calore del vostro nuovo lettino, siete catapultati in una classe di 50 persone, che all'inizio vi sembreranno davvero tutti uguali. Nuovo shock. “Parlano tutti in cinese! Parlano velocissimi! E io dovrei capire quello che stanno dicendo?”. Ebbene, la nuova sfida si apre davanti a voi: iniziare il vostro cammino nella lingua cinese non per il business, ma per schiudervi le porte della cultura e poter esplorare questo mondo che pochissimi hanno la voglia e il coraggio di iniziare.

In un nuovo battito di ciglia, siete alla fine dell'anno. Tra alti e bassi in cui i vostri amici, i vostri genitori, i
team di Intercultura nei vostri due mondi vi avranno supportato (e sopportato), sarete arrivati al momento del ritorno. Tempo di fare l'ultima doccia utilizzando quello shampoo di cui ormai non scorderete mai il nome, gustando quel vapore che vi rimarrà nelle narici. Tempo di far andare nuovamente un poco di schiuma negli occhi e versare le lacrime amare di colui che sa di voler tornare nel proprio Paese d'origine, riabbracciare i genitori e gli amici italiani, ma che al contempo non vuole abbandonare tutto ciò che è riuscito a creare in quell'ormai cortissimo anno. Rimettere piede in Italia, uscire dal gate, cercare i propri genitori nella marea di persone con lo sguardo trepidante d'attesa. Vedere il viso della mamma sbucare da dietro la schiena di un omone enorme, abbracciarla e al contempo stringere la mano al papà che ti guarda con gli occhi pieni di orgoglio. Un susseguirsi di emozioni, l'una più forte dell'altra, che culminano in una sola parola, condivisa da tutte le famiglie riunite intorno ai loro pargoli: “Bentornato”.

Per maggiori informazioni, visitate la pagina facebook del gruppo alessandrino di Intercultura

 
1/02/2015
Marcello Garbarino - Intercultura - redazione@alessandrianews.it

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