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Opinioni

Cammina nelle mie scarpe

L'empatia è reale e significa essere capaci di metterci nei panni dell'altro, riconoscere che ciò che sente rappresenta la sua realtà e verità. Significa non giudicare questo suo sentire e riconoscerne le emozioni. Significa saper essere in contatto, senza dover consolare o dare soluzione al problema
OPINIONI – Marco ha 6 anni e deve fare un’iniezione. Marco piange perché ha paura e sente male, ma sa che deve farla e resta fermo, sostenuto dalle parole di consolazione della mamma. L’infermiera è molto delicata e paziente, simpatizza con Marco, comprende il suo dolore ma non lo condivide, altrimenti non potrebbe svolgere adeguatamente il suo lavoro, non sarebbe una professionista se si calasse nei panni del bambino senza poter mantenere le distanze adeguate allo svolgersi del suo compito. Anche la sorellina di Marco ha paura, si stringe alla mamma, è come se sentisse l’ago lei stessa e prova un dolore simile a quello del fratello, ne condivide le emozioni sentendole su di sé. Infine, la mamma. Lei condivide il dolore di Marco ma, a differenza della sorellina, la sua esperienza è centrata su di lui e su ciò che prova: sa che il proprio figlio sente male ed è consapevole che il dolore che lei stessa sente deriva dal suo. Questa breve storia mette in luce la differenza tra simpatia, contagio ed empatia, sentimenti e modalità spesso confuse tra loro e male interpretate, soprattutto l’empatia, termine oggi grandemente abusato. Mi spiego. La mamma e la sorellina di Marco condividono in parte il suo dolore, ma mentre quest’ultima immagina di subire lei stessa l’iniezione, è centrata su stessa e percepisce la componente sensitivo-motoria del dolore di Marco, la mamma ne sperimenta la componente affettiva, è come se sapesse cosa significa per lui sentire male, ne percepisce chiaramente le emozioni. Prima distinzione, quindi: simpatia ed empatia sono sempre dirette verso l’altro e implicano la comprensione dello stato emotivo altrui, mentre il contagio è centrato su se stessi. Seconda distinzione: nel meccanismo della simpatia la comprensione è cognitiva, sappiamo cosa sente l’altra persona e possiamo anche dispiacerci per lei ma non ne condividiamo le emozioni. Queste differenziazioni ci aiutano a definire i confini dell’empatia e a evitare di incorrere nell’errore di considerare le persone empatiche come delle specie di sensitivi che patiscono le pene altrui, delle creature al limite del paranormale che si pongono al servizio del benessere dell’altro, come delle spugne che assorbono il dolore dell’altro, che così è liberato da questo fardello. Queste sono fantasie che ingannano. L’empatia, invece, è reale e significa essere capaci di metterci nei panni dell’altro, riconoscere che ciò che sente rappresenta la sua realtà e verità. Significa, quindi, non giudicare questo suo sentire e riconoscerne le emozioni, dare loro diritto di esistere, e comunicarlo all’altra persona. Significa saper essere in contatto, senza dover consolare o dare soluzione al problema: semplicemente dobbiamo saper “stare”. Perché l’empatia è una scelta vulnerabile: per entrare in contatto con te, infatti, devo entrare in contatto con qualcosa dentro di me che conosce i tuoi sentimenti, devo “camminare un miglio nelle tue scarpe”, come recita un proverbio indiano. Allora, di fronte al dolore dell’altro non cerchiamo di migliorare le cose, di renderle più belle. Non abbiamo bisogno di dire nulla, perché raramente esiste una risposta al dolore altrui che possa migliorare le cose. Ciò che migliora le cose è sempre il legame.

"Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così" (Anonimo)
8/05/2017
Daria Ubaldeschi - redazione@ilnovese.info

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