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Opinioni

Catastrofe rimossa

La questione dei profughi fa notizia, una notizia prevalentemente accompagnata dalla preoccupazione, manifestata dal cittadino europeo di doversi confrontare con il diverso. Ma è bene fare qualche riflessione

La questione dei profughi fa notizia, una notizia prevalentemente accompagnata dalla preoccupazione, manifestata dal cittadino europeo di doversi confrontare con il diverso. Non avrei nulla da obiettare perché si tratta di preoccupazione comprensibile, dal momento che siamo obbligati ad assistere ad una mortificante incapacità e confusione dei Paesi occidentali a prendere atto di un fenomeno epocale “indesiderato”, ma inevitabile. Tuttavia fa meno notizia la preoccupazione di una minoranza più avvertita e consapevole di un conseguente massacro indicato da alcuni come una nuova e diversa Shoah; anche sulla nostra pubblicazione ne abbiamo accennato. Ora arrivano, da qualche tempo, notizie di campi di vera e propria tortura nei percorsi di passaggio dei profughi verso una speranza di salvezza e verso traguardi europei, sempre più ostili e murati. Anche per questo sorge conseguente un interrogativo. Siamo davanti ad una vicenda paragonabile alla catastrofe (Shoah) del secolo scorso in cui sono periti sei milioni di Ebrei?

Sarà da osservare in premessa che, nella descrizione storiografica, risulta spesso o quasi sempre improprio l’accostamento di eventi inevitabilmente distinti per ambito territoriale, per i tempi di svolgimento e per il carattere dei protagonisti; un illustre storico riteneva che la mancanza di contestualizzazione costituisse l’unico peccato che neppure Padre eterno perdona. Tuttavia entrando nel merito provo a sottolineare analogie e contestuali distinzioni. Mi pare di capire che i massacri dei profughi non nascono da una volontà generalizzata di sterminio paragonata a quella ipotizzata dai nazisti nei confronti del popolo ebraico; non mi pare sia provata l’intenzione di distruggere una stirpe ed una razza, solo per il fatto che esiste. Per il resto le analogie non mancano. Ci sono campi, nei luoghi di passaggio in cui si sfrutta il lavoro coatto di un numero imprecisato di vittime, definite tali per i trattamenti ricevuti dai miliziani sfruttatori che non si fanno scrupolo di eliminare chiunque si ribelli o non sia in grado di affrontare fatiche e condizioni insopportabili per un essere umano. Ci sono torture e soppressioni in numero e dimensioni di cui le democrazie occidentali o non recepiscono notizia o non somatizzano gli effetti di conseguente devastazione. E questa è caratteristica che richiama la conoscenza che a suo tempo si ebbe nel corso del 1942/44 delle stragi operate dai nazisti, senza peraltro decidere in merito e di conseguenza.

Ancora. Solo pochi media denunciano, con scarso ascolto le possibili conseguenze del disinterresse alla vera natura dell’evento, come dire alla sua epocale inevitabile tappa dei processi di globalizzazione; l’unico interesse diffuso e generalizzato va alle possibilità di improponibili respingimenti.

Infine c’è la questione, a mio modesto parere, risolutiva in fatto di analogie. Come i governi alleati ritenevano prioritarie le operazioni belliche rispetto alla questione ebraica, cosi oggi l’Occidente ritiene prioritari i destini degli Stati nazionali e della loro possibile uscita da una crisi del tutto inedita. Certo non voglio banalizzare; senza forzare sui collegamenti, in ogni caso tanto le operarazioni belliche erano urgenti negli anni della seconda guerra mondiale, quanto l’uscita dalla crisi è importante oggi. Resta il fatto che i problemi interni ai popoli dell’opulenza non possono rimuovere altri e forse più devastanti scenari di carattere internazionale; purtroppo di fronte a questi scenari solo un mondo solidale potrebbe globalmente e in cordata rispondere con risultato positivo.

Il presupposto sta nel prendere atto di ciò che succede, senza confondere avvenimenti diversi, ma senza dimenticare che il passato rischia continui ritorni.

26/11/2017
Agostino Pietrasanta - Redazione Appunti Alessandrini - redazione@alessandrianews.it

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