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Opinioni

Cyberbullismo: quando loffesa e la violenza passano attraverso la rete

I bambini e gli adolescenti sono i primi che, con il loro comportamento, possono evitare di incorrere in situazioni spiacevoli online. importante che vengano seguiti e supportati dai loro adulti di riferimento nell'utilizzo degli strumenti digitali e che loro per primi mettano in atto comportamenti responsabili che li aiutino ad auto-tutelarsi
OPINIONI - Insulti divulgati nelle chat, invio o pubblicazione di foto e filmati compromettenti, creazione di profili falsi e infamatori su Facebook e altri social network. Ecco come funziona il bullismo di nuova generazione, il bullismo 2.0, noto anche con il nome di cyber bullismo, fenomeno sempre più diffuso, che rappresenta uno dei tanti rischi di un uso improprio dei nuovi strumenti digitali.

I risultati di un’indagine condotta da Telefono Azzurro e DoxaKids su oltre 1500 studenti di scuole italiane di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, mostrano come il cyberbullismo sia un fenomeno ben noto ai ragazzi: l’80,3% degli intervistati ha sentito parlare di cyberbullismo; 2 su 3 (39,2%) conoscono qualcuno che ne è stato vittima, 1 su 10 ne è stato vittima (10,8% degli intervistati; il 9,1% dei ragazzi ed il 12,6% delle ragazze). 

Il cyberbullo spesso è un ragazzino/a di età compresa tra i 10 e i 18 anni. Può essere il compagno di scuola, il simpatico ragazzo conosciuto in palestra o il vicino di casa, ma il più delle volte resta nell’anonimato. Ed è per questo motivo che il cyberbullismo è un fenomeno in crescita: la rete offre protezione permettendo di fingersi un’altra persona e di agire nell’ombra. Per il bullo virtuale è più facile e veloce offendere, maltrattare e umiliare le sue vittime senza la necessità di affrontarle “faccia a faccia” e quindi fare i conti con le loro reazioni. Può attaccarle comodamente e al sicuro dalle mura di casa. Inoltre le persone fanno e dicono cose online che non avrebbero mai il coraggio di fare o dire nella vita reale, dove il confronto con la vittima è inevitabile.

Il cyberbullismo non è visibile a tutti come un maltrattamento verbale o fisico nei corridoi della scuola, dove può essere “sgamato” dai professori o da un compagno di classe. A differenza del bullismo “tradizionale” si tratta di una violenza subdola e silenziosa ma che investe la vittima con una forza incredibile ogni qual volta si collega alla rete e per un ragazzo medio di oggi vuol dire 24 ore su 24 e ovunque.

Le vittime di violenza virtuale finiscono per non sentirsi più al sicuro in nessun luogo, nemmeno all’interno delle mura di casa dove convivono con i social network e questo determina su di loro gravi conseguenze psicologiche che riguardano sia la sfera individuale sia quella relazionale, come diminuzione dell’autostima, disturbi del sonno e dell’alimentazione, calo del rendimento scolastico, compromissione delle capacità socio-relazionali, fino alla depressione e al rischio di suicidio.

Le conseguenze, però, coinvolgono anche i cyberbulli, che possono essere maggiormente a rischio di sviluppo di problemi relazionali, comportamenti anti-sociali e devianti, abuso di sostanze.

E allora, in che modo si può arginare questo fenomeno?

I bambini e gli adolescenti sono i primi che, con il loro comportamento, possono evitare di incorrere in situazioni spiacevoli online. È importante non solo che vengano seguiti e supportati dai loro adulti di riferimento in un utilizzo degli strumenti digitali che sia regolamentato da poche ma chiare norme di sicurezza e controllato quotidianamente, ma che loro per primi mettano in atto comportamenti responsabili che li aiutino ad auto-tutelarsi, quali ad esempio, non accettare inviti o amicizie sui social network da parte di sconosciuti, non reagire a eventuali provocazioni ma chiudere immediatamente l’accesso ai propri canali digitali ai bulli virtuali e informare un adulto di ciò che sta succedendo.

È importante ricordare tuttavia che una prevenzione efficace parte, ancor prima che da interventi strutturati e focalizzati sul tema del cyberbullismo, da contesti educativi e familiari capaci di dare ascolto e attenzione al bambino e all’adolescente. Il bambino e l’adolescente che vengono ascoltati nei loro bisogni, dubbi, curiosità e paure e aiutati a riconoscere le emozioni, ad esprimerle e a gestirle, sapranno riconoscere più facilmente una situazione di difficoltà o pericolo e sapranno di poterne parlare con qualcuno e chiedere aiuto.

Dott.ssa Lorena Boscaro
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio FisicALmente, Alessandria
lorena.boscaro@virgilio.it
fisicalmente@gmail.com

10/01/2019

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