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Opinioni

La biblioteca di Eco ad Alessandria

Si tratta di un’operazione difficile e delicata, sia sul versante dei costi, sia su quello che riguarda l’individuazione di un soggetto in grado di valorizzare adeguatamente il patrimonio
OPINIONI - Portare ad Alessandria la Biblioteca di Umberto Eco? La proposta lanciata dal gruppo Pd in Consiglio Comunale è certamente di complessa realizzazione ma, forse proprio per questo, molto intrigante e ricca di potenzialità. La grandezza intellettuale di Eco, uno dei massimi pensatori e scrittori del ‘900, così come la sua fama in tutto il mondo bastano da sole a dar conto delle potenzialità che la collocazione in città di quell'immenso giacimento di sapere determinerebbe tanto sul versante del turismo culturale quanto su quello della ricerca di alto livello. Si tratta, naturalmente, di un’operazione difficile e delicata, sia sul versante dei costi, sia su quello che riguarda l’individuazione di un soggetto in grado di valorizzare adeguatamente il patrimonio. Questioni che vanno affrontate con consapevolezza e serietà, per il rispetto che si deve al personaggio, ai suoi familiari e al bene prezioso di cui si parla. Ma anche senza i “complessi di inferiorità” che colpiscono talvolta la nostra comunità quando si tratta di fare un passo che sembra troppo lungo.

Mi permetto perciò, senza alcuna pretesa, di buttare sul tappeto qualche suggestione. I costi: sono certo ingenti se si pensa debbano essere sostenuti solo dal livello locale, ma lo sono molto meno se si riescono a coinvolgere più attori, pubblici e privati, ad ogni livello; allo stesso modo credo non sia complicato immaginare in proiezione quanto l’investimento possa determinare in termini di in-coming sul fronte del turismo culturale e della capacità l’attrazione di attività di ricerca di livello qualificato. Quanto alla “location” più adeguata, a parte ovviamente l'aspetto dirimente degli spazi, non mi pare ci siano problemi particolari nell'individuare il contenitore più adatto tra quelli esistenti in città: e sono certo che non sarebbe difficile, d'intesa con la famiglia, trovare la giusta soluzione. Allo stesso modo, non mi pare si possano vedere particolari criticità nella minor “rilevanza” di Alessandria rispetto alle città, Bologna e Milano, che sono al momento in corsa.

La posizione baricentrica del nostro capoluogo rispetto alle tre principali metropoli del Nord (di cui spesso ci dimentichiamo) è invece un atout che può tornare utile. Il tema è piuttosto quello che, par di capire, pongono in modo del tutto giustificato i familiari: la Biblioteca deve finire a un'istituzione che la sappia valorizzare. Una richiesta nobile, con la quale la famiglia si fa carico non solo di tutelare un proprio patrimonio, ma di renderlo proficuo per la collettività. Su questo punto sì, bisogna avere l'umiltà di fare un ragionamento laico e pensare a soluzioni non “provinciali”, tenendo distinte la questione della collocazione della Biblioteca da quella della/e istituzione/i che la dovrà/anno gestire. La mia opinione (ma è solo la mia opinione) è che difficilmente si possa affidare il compito di valorizzare tutte le ricchezze di quel patrimonio, e delle attività che intorno ad esso si possono sviluppare, solo alle istituzioni di ambito locale.

Un'ipotesi potrebbe essere, invece, quella di immaginare una sorta di join venture che colleghi il sistema culturale alessandrino, pubblico e privato, con l'università da un lato e con la Fondazione del libro di Torino. Sistema locale e sistema universitario, abbinati a un soggetto (oggi guidato dall'ex Ministro Bray) che da anni opera nell'organizzazione di eventi su scala internazionale, formerebbero un mix in grado di dare all'iniziativa lo standing necessario per catturare oggi le risorse necessarie, senza troppo gravare sulle sole finanze locali, coinvolgendo la Regione e potenziali partner privati. Naturalmente, le mie sono solo suggestioni, del tutto confutabili e sostituibili con idee migliori. Tanto più che al momento non ho ruolo se non per dire la mia. Mi permetto però solo un suggerimento: evitiamo di far cadere opportunità come questa sotto i macigni del contrasto politico. Ho avuto la fortuna di partecipare, in anni ormai lontani, al varo ufficiale dell'Università del Piemonte Orientale. A condurla in porto davanti all'allora ministro Luigi Berlinguer furono due amministrazioni di segno molto diverso, una di centrosinistra, guidata da Fabrizio Palenzona, l’altra di centrodestra, guidata da Francesca Calvo. Ce le suonavamo di santa ragione su molte cose, ma nell'occasione sapremmo far prevalere l’interesse comune.
12/04/2018

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