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Opinioni

Novi Ligure 1988 e Venezia 2019 unite in nome dell'arte

Liliana Moro presente nel Padiglione Italia della Biennale ricorda la mostra "Politica" allestita a Novi nel 1988 come snodo dell'arte del Novecento
OPINIONI - Biennale di Venezia 2019 e Novi Ligure. Un legame che vale la pena ricordare. Una città che nella nostra provincia ha mille motivi per essere speciale. Dal cioccolato alla Maddalena, dalla biciletta al Ballo Excelsior di Marenco, da Coppi alla focaccia ai palazzi con le facciate dipinte più belli dopo Genova, se è lecito mescolare il sacro e il profanissimo. Ma ce n’è uno, di motivo, che la fa essere in questi mesi al centro del mondo, seppure di quel mondo un po’ parziale, forse elitario, certo internazionale che è quello dell’arte contemporanea.

Tutta l’arte è contemporanea diceva qualcuno, in questo caso parliamo di una mostra che è stata all’origine del lavoro di una delle artiste che espongono oggi nel Padiglione Italia curato da Milovan Farronato: Liliana Moro, presente in quello spazio con Enrico David e la scomparsa Chiara Fumai. Liliana Moro, milanese, tra le protagoniste della scena internazionale fin da Documenta 1992, nelle numerose interviste rilasciate in questa occasione fa riferimento a una mostra, che la storia dell’arte ha già definito nevralgica, svoltasi a Novi Ligure nel 1988: “Politica per del o riguardante il cittadino”.

Raccontata in un ampio speciale dal settimanale Il Novese il 27 luglio 2018 (con divertiti contributi di Poppi Posillipo e Gianni Noli che ne erano stati i “deus ex machina”) in occasione del trentennale, quella mostra torna ripetutamente nelle interviste di Liliana Moro, che rievoca uno storico spazio espositivo milanese in via Lazzaro Palazzi e la mostra come momenti nodali della sua storia.

“Politica del per o riguardante il cittadino” era una mostra autogestita che per molti partecipanti ha segnato l’inizio del loro percorso artistico. In quel contesto Liliana aveva esposto due lavori di grande efficacia visiva e simbolica: “La passeggiata” e “Casa Circondariale” (entrambi del 1988). La passeggiata era collocata in un giardino con un cerchio di cemento al centro ricoperto di linoleum. Vi aveva costruito una sorta di pista di pattinaggio dove aveva collocato 140 pattini a rotelle collegati da una catena ancorata a terra. Quella disposizione faceva sì che ogni giorno il lavoro assumesse una connotazione differente. Per Casa Circondariale si legge nel catalogo della mostra: “Ho chiesto il permesso di collocare l’opera su quattro finestre del piccolo carcere circondariale nel centro di Novi Ligure. Con l’aiuto dell’artista Mario Airò ho posizionato quattro specchietti retrovisori espandendo le finestre del carcere. Gli specchietti si potevano muovere, erano un po’ basculanti, e questo ha consentito di creare una relazione tra interno ed esterno, i detenuti potevano orientarli. La cosa più bella accadde un giorno in cui li trovai puntati tutti nella stessa direzione che era il cielo. Si vede che si erano messi d’accordo, si erano parlati”.

Quel “si erano parlati” era come dire “missione compiuta”. Altrove scrive: “La mostra è stata quella che mi ha dato la spinta a proseguire. Questo è stato il momento di formazione più importante”.

21/05/2019
Maria Luisa Caffarelli - redazione@alessandrianews.it

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