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Opinioni

Paralisi e disperazione

Il paese si sta avvicinando pericolosamente ad uno stato di paralisi legislativa-burocratica in cui non si riesce più a far nulla a causa di quelli che Giovanni Malagodi, il ministro delle Finanze negli anni 70 chiamava “lacci e lacciuoli”. E il cittadino comune scivola lentamente in una rassegnata disperazione nel vedere come la mentalità dei politici non sia cambiata per nulla
OPINIONI - A due anni dal terremoto in Centro Italia in questi giorni alcuni giornali scrivono di paesi in cui non è ancora successo niente: la macerie sono ancora lì, di ricostruzione si fanno solo parole, chi fa qualcosa rischia di essere condannato per abusivismo. Ricordate la novantenne “sfrattata” dalla casa prefabbricata che i figli le avevano costruito in giardino senza un permesso? Ma il sindaco non era certo malvagio. Ci sono le leggi e i regolamenti da rispettare, le approvazioni da ottenere da una pletora di enti diversi, tutti competenti per qualche motivo e tutti incapaci di fare il loro lavoro velocemente perché sotto organico, mal pagati e disorientati da leggi numerose e farraginose.

Il problema non è certo di oggi se già dal primo dopoguerra, gennaio 1950, governo De Gasperi VI, abbiamo avuto un ministero per la Riforma Burocratica che, cambiando nome coi vari governi, è arrivato fino ai giorni nostri.  Chi ha forse lasciato un segno positivo è stato Franco Bassanini, ministro della Funzione Pubblica e Affari Regionali, nel governo Prodi I dal ’96 al ’98.

Dieci anni fa, maggio 2008, il governo Berlusconi IV aveva istituito un ministero apposito, il Ministero per la Semplificazione Normativa, a capo del quale aveva nominato il leghista Roberto Calderoli (diventato poi famoso anche per la produzione automatica di milioni di emendamenti alle proposte di legge dei governi di sinistra...). Meno di un anno dopo, a Febbraio 2009, Calderoli annunciava la soppressione di 29.000 leggi “inutili”. Anche se, essendo “inutili”, già non contribuivano più al caos legislativo italiano, il cancellarle le faceva sparire dai codici permettendo di evitare che venissero ancora compulsate per scoprirne l’inutilità, e riducendo i costi della loro “manutenzione” che secondo Calderoli erano di 2 mila € all’anno per ogni legge. Cosa che gli consentì di vantarsi di aver fatto risparmiare 58 milioni di € all’anno. L’operazione non fu esente da errori: si cancellarono anche le leggi che istituivano quattro comuni e pure la Corte dei Conti per cui si dovette correre velocemente ai ripari con un decreto “salva leggi”.

Nel “secolo scorso”, quando Berlusconi stava “scendendo in campo” per la prima volta, io pensavo che avrebbe potuto convincere gli italiani anche con una sola promessa: ogni legge nuova ne assorbirà, cancellandole, almeno due.

La situazione oggi, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti.
Il paese si sta avvicinando pericolosamente ad uno stato di paralisi legislativa-burocratica in cui non si riesce più a far nulla a causa di quelli che Giovanni Malagodi, il ministro delle Finanze negli anni 70 chiamava “lacci e lacciuoli”.
E il cittadino comune scivola lentamente in una rassegnata disperazione nel vedere come la mentalità dei politici non sia cambiata per nulla. Anche i nuovi arrivati al potere, non condizionati dalla storia burocratica del paese, non vengono minimamente sfiorati dall’idea che sia necessario produrre leggi semplici e chiare, facili da interpretare, facili da mettere in pratica e facili da controllare che vengano rispettate.

Qualche esempio emblematico.

Reddito di cittadinanza
Il testo non è ancora stato reso pubblico, ma il ministro competente ha già reso noti i criteri principali per l’assegnazione e le condizioni di utilizzo. Tra le varie regole naturalmente c’è da presentare l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, ISEE, che contiene informazioni sui beni mobili e immobili, ma se hai una casa l’erogazione (massimo 780 €) verrà comunque decurtata di 380€, mah.
Per poter conservare il reddito di cittadinanza, i disoccupati dovranno iscriversi ad un centro per l’impiego, offrire circa 8 ore settimanali alla comunità per progetti e lavori socialmente utili, frequentare corsi di qualificazione o riqualificazione professionale, comunicare tempestivamente ogni variazione di reddito. Sarà inoltre obbligatorio accettare una delle prime tre offerte di lavoro pervenute, effettuare la ricerca di un lavoro per almeno due ore al giorno e
non recedere da un contratto senza giusta causa due volte in un anno.
Infine il reddito di cittadinanza sarà erogato per massimo 3 anni a persona (quindi cittadini a tempo?).
Naturalmente si sono levate molte voci allarmate per le difficoltà di controllo della corretta applicazione di queste norme. Come e chi può verificare che il disoccupato cerchi lavoro per due ore al giorno? O che non si metta a lavorare in nero senza comunicare la variazione di reddito? E sarà forse obbligato ad accettare un lavoro lontano decine di chilometri da casa sua o addirittura in altre città per 780 euro al mese? E le otto ore di lavoro socialmente utile, quale “comunità” gliele dovrà far fare, impegnando organizzatori, pagando materiali e assicurazione?
Ma le critiche sarcastiche sono arrivate al massimo quando Di Maio ha affermato che quei soldi si potranno spendere solo per prodotti “moralmente accettabili”! Sgarbi si chiedeva: un chilo di mele sì e un preservativo no? Ma ci si può anche chiedere: barbera sì, barolo no, sardine sì, ostriche no, magliette cinesi sì, Benetton no? Qualcuno si metterà a fare, pagato, il repertorio dei prodotti e dei marchi consentiti? E sarà il commerciante a dover controllare di vendere solo prodotti consentiti, perché, visto che non si userà contante ma una carta di credito speciale, egli si vedrà accreditare solo a fine giornata quanto venduto, e se il prodotto non era consentito non verrà rimborsato. Insomma la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Antismog a Torino
L’applicazione dei limiti alla circolazione nell’area metropolitana e qualche comune aggiunto ha vissuto circa un mese di ritardi per modifiche dovute alle proteste di alcune categorie e 15 giorni di proroga, dopo l’entrata in vigore, per la mancanza della necessaria segnaletica in qualche comune. In sostanza invece che il 1° Ottobre sono entrate in vigore il 24. E ciò dà già un’idea della complessità non tanto della materia ma dei rapporti tra regolamenti, autorità e cittadini. Mi ricordo che quando a Pechino hanno deciso di vietare la circolazione dei furgoncini/taxi l’hanno fatto di brutto e basta, ma là è una repubblica democratica del popolo…
E’ interessante anche spigolare nell’elenco delle esenzioni alle limitazioni “strutturali” (cioè a tutte le ore e tutti i giorni).
Gli Euro 0 possono entrare in città solo se vanno ad una revisione o alla rottamazione, ma devono avere con sé una dichiarazione su carta intestata della ditta, firmata dal titolare e indicante data e ora dell’appuntamento. In sostanza bisogna essere già andati in officina una volta, senza macchina, per farsi fare i documenti… E, fatta la revisione, si può uscire dalla città solo con la fattura del lavoro fatto. Meno male che non si prescrive di usare il percorso più breve per uscire, quindi si può magari fare anche la spesa!
Gli Euro 2 e 3 dei venditori ambulanti hanno mezz’ora di tempo al mattino per raggiungere il loro posteggio al mercato (in certe condizioni di traffico forse non basta...). I turnisti e chi sta rispondendo ad una chiamata in reperibilità devono essere dotati di apposita documentazione. Colpisce il fatto che, invece, non abbiano vincoli Forze Armate, Organi di polizia, Vigili del Fuoco, Servizi di soccorso, Protezione Civile, autosoccorso, raccolta rifiuti e nettezza urbana, cattura animali e tutto il trasporto pubblico. In sostanza il privato inquina perché si diverte, il pubblico no perché serve i cittadini.
Però c’è sensibilità verso chi si deve sottoporre a terapie, interventi ed esami medici: ci si può andare o anche farsi portare, basta avere la documentazione. I lavoratori che arrivano dalla “campagna” possono stare tranquilli perché basta vivere o lavorare a più di un kilometro di distanza dalla fermata dell’autobus (ovviamente documenti alla mano...) per poter girare tranquilli.
Ma soprattutto c’è l’esenzione che fa per me: compiuti i settant’anni si può circolare comunque, anche con Euro 0!
Ricordate quando, all’introduzione dell’uso delle cinture di sicurezza, a Napoli si erano inventate le magliette con disegnata la cintura allacciata? Ora ci sarà chi si sbianca i capelli o mette una parrucca per apparire abbastanza vecchio da non attirare l’attenzione dei vigili (se ci saranno) o vedremo nonni arruolati come autisti. Un nuovo mercato per i pensionati!

Condono o pace fiscale
Questo è un tema caldo che per poco non ha provocato la rottura nel governo. Ricordate certamente la “manina” che secondo Di Maio avrebbe modificato il decreto dopo la sua discussione in Consiglio dei Ministri provocando la sua ira e la minaccia di denuncia alla Procura. Il disperato tentativo di dare pace fiscale al piccolo imprenditore che per pagare gli stipendi non è riuscito a pagare le tasse, evitando contemporaneamente che i grandi evasori pizzicati dal fisco, i riciclatori di guadagni in nero e gli auto riciclatori di denaro sporco ne approfittino per sanare le loro pendenze fiscali con pochi spiccioli ha dimostrato quanto complicata e inestricabile sia la situazione normativa italiana in materia.

Ma vorrei usare questo tema per dare un’idea di quanto la testa dei nostri governanti sia lontana dall’idea di semplificare la vita agli italiani.
Su La Stampa del 16 ottobre in un articolo di Amedeo La Mattina e Ilario Lombardo dal titolo significativo “Guerra di veline Di Maio-Salvini. Imbarazzo M5S sul condono del nero” si afferma che “La Lega ha imposto all’alleato di condonare anche il nero. … Non è vero, risponde Luigi Di Maio: 'Non è una vittoria della Lega. Abbiamo fatto scendere il tetto a centomila euro. Abbiamo imposto così tanti vincoli alla dichiarazione integrativa dei redditi che non la userà nessuno'”.
Sì, avete capito bene, Di Maio si vanta di avere reso la procedura burocratica che il cittadino deve usare talmente complicata da essere inutilizzabile.
Altro che Ministero per la Semplificazione Normativa!

Cosa possiamo aspettarci da teste così? Disperazione di fronte alla incombente paralisi.
1/11/2018
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it

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