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Opinioni

Quel treno che “all’incontrario va”

Niente da fare. Come se nulla fosse successo, negli ultimi vent’anni, in tema di infrastrutture e servizi ferroviari, ad Alessandria la politica resta inchiodata alla nostalgia del grande, storico scalo/smistamento, nel segno del dov’era e com’era. E continua …

OPINIONI - Niente da fare. Come se nulla fosse successo, negli ultimi vent’anni, in tema di infrastrutture e servizi ferroviari, ad Alessandria la politica resta inchiodata alla nostalgia del grande, storico scalo/smistamento, nel segno del dov’era e com’era. E continua a riproporre la negletta opportunità di recuperarlo dal semiabbandono,  per proiettarlo nel business salvifico della moderna logistica, declinata ovviamente alla bella alessandrina.

Sfortunatamente il quadro  della presenza ferroviaria attiva e delle funzioni trasportistiche in atto (merci, passeggeri), è profondamente cambiato sotto il segno impellente dell’ammodernamento tecnico e del risanamento economico-gestionale del colosso FS, ricondotto faticosamente alle logiche societarie.

Prescindendo dalle innovazioni interne, alcuni importanti mutamenti sono sotto gli occhi di tutti. L’ampia, e pur discussa, dismissione di linee cosiddette secondarie – che ha preso a mutilare una rete straordinariamente estesa sul territorio – per intuibili ragioni di insufficiente redditività; la silenziosa, progressiva disattivazione, specie nei contesti urbani, di  aree di servizio non più necessarie per l’espletamento dei traffici ferroviari aggiornati;sono, assieme allo sviluppo impetuoso dell’Alta Velocità,  i riferimenti visibili, più o meno apprezzati dall’utenza ma praticamente irrevocabili. Sempre a volerli (o saperli) vedere e valutare: oggi come nell’ulteriore progressione di tracciati  già segnati.

Lascerei perdere, per il momento, l’annosa, ormai, questione della “logistica retroportuale genovese” rimasta finora inafferrabile, per  segnalare, dalla stampa, due recenti elementi che incrociano i discorsi sullo Scalo alessandrino: il “caso Milano” e  la “veridica ricognizione” della nostra area smistamento, non com’era ma com’è.

A Milano è entrato, proprio in questi giorni, in una nuova e concreta fase procedurale un accordo  (FS- Regione-Comune) che risale al 2007 e riguarda la “riqualificazione” di sette scali ferroviari cittadini (San Cristoforo, Lambrate, Farini etc.) la cui superficie  assomma  a 1,1 milioni di mq. Dette aree saranno destinate, mediante cessione, in parte al Comune per usi pubblici (verde, servizi etc.) ed in parte ad operatori immobiliari interessati a realizzare edilizia di pregio. Un grande e complesso intervento urbanistico che, tra comprensibili tira-e-molla e polemiche varie, ha percorso in linea progettuale, ormai un decennio e coinvolto ben tre Giunte comunali.

Forse è arrivato alla svolta decisiva, ma quel che conta, visto da Alessandria, è che la decisione di FS  di “valorizzare” un patrimonio di sedimi  non più strategici, o comunque idonei per l’attività esercitata, risale agli anni in cui la politica cittadina riscopriva e rilanciava”, invece, una grande occasione ferroviaria per  lo storico scalo domestico , ovviamente ripensato da qualcuno (?) secondo i dettami della logistica corrente. Dice niente  tutto questo “disallineamento” di prospettive?

Casualmente, in questi stessi giorni , il “Piccolo” pubblicava una lunga e dettagliata lettera di Carlo Sterpone sullo Smistamento, sempre in auge tra i politici come atout per il rilancio dell’economia alessandrina. Passione e nostalgia “ferroviarie” non facevano però velo ad un sano realismo, donde ne usciva un quadro aggiornato e non dolcificato di una struttura ormai allo stremo, in buona parte abbandonata, degradata e perfino “smontata” (per ragioni varie tra cui la “sicurezza”). Dei 42 binari di cui si continua a favoleggiare, ne restano in condizioni operative nove.  Per il resto, un ampia area dimessa e in attesa di qualche manifestazione d’interesse per il riuso (meglio se in veste di area fabbricabile…).

En passant, si apprende anche dalla lettera, a proposito del mitico primo della classe, che “di sicuro la realtà emiliana di Bologna Sd segue la stessa nostra aura di declino”.  Vita dura per gli scali  storici, ricchi di gloria e poveri di traffici. Dice niente tutto questo?

Due ultimi particolari freschi di cronaca  La  definizione delle “opere compensative” dovute al comune di Novi: cinque interventi per 22 milioni di euro. Tra questi la quota preponderante va alla  Tangenziale Ovest mentre nulla compare sullo Scalo di San Bovo, fratello minore di quello alessandrino, a lungo caldeggiato come preminente fattore di sviluppo novese. Sarà per un’altra volta.

 Infine un semplice, ma parlante, virgolettato. Maurizio Gentile, “ad” di RFI, che. portato a dare un’occhiata allo Smistamento alessandrino, dice al Sindaco (come da “Stampa” del 30.10): “Noi stiamo cercando un partner; anche per uno scalo come questo, quindi se voi ci fate da tramite, ci risparmiate metà del lavoro”. Elementare, Watson!

 
22/11/2016
Dario Fornaro - Redazione Appunti Alessandrini - redazione@alessandrianews.it

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