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Opinioni

Tutti uniti contro

Come si può, di fronte a tutti i gravi problemi del paese, invitare ad unirsi per combattere un nemico da inventare, che rappresenta una parte infima del paese, per metà, sì, con idee abominevoli (Casa Pound ecc.) e per l’altra con tendenze a coprirsi di ridicolo? Basta essere antifascista per esser capaci di risolvere problemi politici, economici, sociali che sfuggono al nostro controllo?
OPINIONI - Il “caso nazionale” del bagnino di Chioggia, nostalgico fascista che gestisce i suoi bagni con pugno di ferro e volitiva mascella, è uno dei molti che, per qualche giorno, risvegliano l’attenzione dei media e permettono ai politici di turno di esprimere tutta la loro nobile indignazione ed il loro massimo sdegno per atti ignobili e sacrileghi. La natura di questi episodi è spesso completamente diversa, ma, a me sembra, le reazioni che essi suscitano rivelano un sottofondo culturale e sociale comune che vale la pena di considerare.

Nel caso del bagnino neofascista e dei bagni mussoliniani molti giornali hanno dato per scontato che i frequentatori siano tutti nostalgici dell’ormai passato regime e hanno suonato l’allarme per il pericolo che la nazione sta correndo. Io sono propenso a credere, invece, che i più sopportino i ridicoli cartelli ed i gadget predappiani a fronte dell’indubbio vantaggio di rispetto delle regole, ordine e pulizia del sito.
Ma la scoperta di un nostalgico che alla luce del sole esprime in modo folcroristico, e con qualche errore di italiano, le sue nostalgie ed i rimpianti per un uomo ed un regime che la storia ed il paese hanno senza dubbio condannato ha messo in agitazione molti che si ritengono in dovere di difendere la democrazia e vedono in queste manifestazioni un pericolo per il paese e per i cittadini incapaci di pensare con la propria testa.

Tra questi certamente c’è Emanuele Fiano, deputato Pd, che è corso immediatamente ai ripari presentando una proposta di legge sul reato di propaganda fascista di cui non tutti sentivamo il bisogno, visto che ne esiste già una.
Ma già l’11 luglio tutto il Pd, dal suo segretario in giù, era impegnato a cannoneggiare i 5Stelle che avevano osato definire liberticida la nuova proposta di legge. E si sono scandalizzati solo per la parola usata: sembra che liberticida non si possa applicare alle leggi del Pd ma sia un termine riservato soltanto ai regimi sconfitti.

Amedeo Osti Guerrazzi su La Stampa del 12 luglio titolava il suo articolo “I miti del fascismo, vulnus nazionale” che, col suo linguaggio aulico, suona bene ma non si capisce cosa voglia dire. Se i miti fascisti sono un vulnus nazionale la mafia, la corruzione dilagante, la banche mandate a ramengo da amministratori super pagati, le sentenze ribaltate dopo 25 anni (vedi il caso Contrada) cosa sono? Altro che vulnus, dobbiamo chiamarle assassinio nazionale?

Il giorno dopo, sullo stesso giornale, è apparso un articolo di Alessandro Fontanesi, segretario provinciale del Partito Comunista Italiano – Federazione di Reggio Emilia (a proposito di miti che tornano...) il quale è (per me giustamente) contrario alla legge Fiano perché “basterebbe applicare quanto già esiste, dalla XII disposizione transitoria della Costituzione, alle leggi Scelba e Mancino.”  E condivido anche quanto aggiunge: “Tuttavia, finiti gli anticorpi, persa la memoria, smarrito anche l’ultimo barlume di dignità, resta una società nel suo complesso indifferente, quando va bene, e complice, quando va male. Le istituzioni eredi della Resistenza che ruolo hanno nell’opposizione a vecchi e nuovi fascisti? Nessuno”. Poi, con mia sorpresa, aggiunge: “La deriva è iniziata proprio col tristemente celebre discorso di Violante sui «ragazzi di Salò» al momento di insediarsi a presidente della Camera, un «precedente» che ha aperto le porte al peggior reliquiario fascista”. E praticamente conclude: ”E allora non c’è più tempo per tergiversare, al fascismo si oppone solo l’antifascismo, perché le vuote chiacchiere, l’indifferenza, il balbettio dei sindaci, dei prefetti e delle istituzioni hanno stancato”.

A me, però, sembrano le parole di un nostalgico del passato, del periodo glorioso in cui aveva senso essere “uniti contro”, mettere da parte le proprie ideologie politiche per lottare insieme contro un male maggiore, contro un nemico comune, che era nemico del paese, del popolo, della democrazia.

Ma oggi? Che senso avrebbe oggi? Come si può, di fronte a tutti i gravi problemi del paese, invitare ad unirsi per combattere un nemico da inventare, che rappresenta una parte infima del paese, per metà, sì, con idee abominevoli (Casa Pound ecc.) e per l’altra con tendenze a coprirsi di ridicolo? Basta essere antifascista per esser capaci di risolvere problemi politici, economici, sociali che sfuggono al nostro controllo? Inasprire le pene ed estendere i divieti, quando non si riesce nemmeno a far rispettare quelli esistenti non solo è inutile, è velleitario, stupido e dannoso.

Mio padre aveva fatto la guerra, si era ritirato dallo sport perché era antifascista e ha quasi sempre votato comunista, quindi non sono certo stato influenzato da simpatie di destra, eppure già quando, adolescente, assistevo alle celebrazioni della Liberazione certi discorsi mi suonavano vuoti e falsi: tutto il bene era da una parte e tutto il male era dall’altra; da una parte tutti santi e dall’altra tutti malvagi. Eppure la gente sapeva che non ci si poteva dividere in bianchi e neri, che idealisti, illusi, pronti al sacrificio, opportunisti, egoisti, amanti del potere e malvagi erano distribuiti, anche se in percentuali diverse, in ambedue i campi.

Ma la verità ufficiale doveva essere diversa. Perché? Perché questa esagerata autoesaltazione? Perché in effetti la realtà del dopoguerra era deludente e cominciava a vedersi. Ricordo ancora le lacrime negli occhi del mio professore di lettere al liceo, che aveva fatto il partigiano in Valsesia, quando ci parlava delle speranze e degli ideali che sostenevano lui e i suoi compagni mentre rischiavano la vita... E il risultato che vedeva attorno a sé non era quello per cui aveva combattuto.

Per questo il discorso di Violante a me era piaciuto: dopo decenni di rinnovata continua ostilità preconcetta e dogmatica si cominciava ad affrontare la storia recente con occhi laici, realistici, senza contrapposizioni preconcette, senza condanne a priori, senza ideologismi, ma vedendo nella controparte degli esseri umani rispettabili, con idee da capire anche se non necessariamente condivisibili, con cui era possibile dialogare per comprendere a vicenda le ragioni ideali e le situazioni concrete vissute in quegli anni terribili. Anni terribili che hanno, però, forgiato, temprato personaggi di statura morale e politica rispetto ai quali i nostri rappresentanti di oggi appaiono, purtroppo, dei nani.

Ma se oggi, a distanza di settant’anni, ancora e di nuovo si pensa che la soluzione sia quella dei divieti, della punizione, dell’ostracismo, del ritorno all’odio storico, all’unione contro, a me pare che non si sia capita la realtà delle cose e ancor meno le ragioni profonde che ad essa hanno portato. Se oggi il numero dei nostalgici aumenta e i nostalgici di antiquariato alzano la voce è perché il malcontento è aumentato, l’insoddisfazione per come il paese viene gestito ha raggiunto livelli quasi insopportabili, la gente si rende conto che chi è al governo è impotente e/o incapace, che i politici si trascinano i problemi da una campagna elettorale all’altra, che quello che gli importa è soltanto essere rieletti.

Ai tempi del mio liceo i delusi erano quelli che avevano combattuto e rischiato la vita per la libertà e la democrazia, la generazione successiva era impegnata a godere del boom economico e se anche la politica girava male il paese andava bene egualmente. Anzi, mi ricordo che già allora pensavo: niente governo? Meglio. Niente leggi nuove contraddittorie, niente confusione e incertezza legislativa, si lavora tranquilli con le leggi che ci sono. Ma oggi il boom non se lo ricorda più nessuno, la crisi iniziata con la bolla dei fondi immobiliari americani (ricordate che ci dicevano che sarebbe durata meno di un anno?) dopo dieci anni è ancora qui che morde e i tempi belli non torneranno più checché ne dicano economisti e politici.

Avremmo bisogno di politici seri, competenti, onesti, attenti agli interessi del paese piuttosto che ai propri o a quelli della propria corrente, che sappiano affrontare le difficoltà in modo pragmatico, razionale, non ideologico, senza inutili proclami e continui spot pubblicitari.
E, invece, sembra che qualcuno a sinistra sogni di riunire tutta la galassia dei separati attorno ad un grande obbiettivo unificante: l’antifascismo.
Hanno capito tutto.
1/08/2017
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it

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