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Ovada

Ospedale: l'Ovadese chiede più ascolto

Nella recente visita dei nuovi vertici Asl per prendere contatto con struttura di via Ruffini e il distretto di via XXV aprile i rappresentati dei sindaci hanno riproposto le vecchie richieste. "Ci sono le risorse per essere utili a tutta la rete"
OVADA - Un modo per riallacciare il filo del discorso che riguarda la sanità ovadese troncato dalla necessità di avvicendare i vertici dell’Asl. Una visita, effettuata dal nuovo Direttore Generale Antonio Brambilla accompagnato dal Direttore Amministrativo Giacomo Centini, che ha coinvolto l’ospedale di via Ruffini e il Sant’Antonio, sede del Distretto Sanitario diretto dallo scorso giugno da Claudio Sasso che da tempo attende un cospicuo trasferimento. Nel corso della giornata anche un colloquio a Palazzo Delfino con il sindaco Paolo Lantero. Sul piatto la stessa ipotesi caldeggiata da più di un anno. Ovada può essere valvola di “sfogo” e sostegno per gli ospedali più importanti della rete alessandrina, al tempo stesso giocare un ruolo importante nella gestione delle emergenze a bassa complessità. Poi c’è un modello di assistenza sul territorio che può essere sperimentato e va potenziato dopo i riscontri positivi degli ultimi mesi.

“Abbiamo – spiega il sindaco Paolo Lantero – rappresentato quali sono le esigenze del territorio. Abbiamo trovato persone attente all’ascolto e pronte a dialogare. L’impegno preso dai vertici dell’Asl ribadisce che da parte della Regione e nelle intenzioni della dirigenza non ci sono ulteriori tagli”. Le richieste hanno coinvolto la possibilità del ritorno degli anestesisti (la specializzazione sulla quale c’è la maggiore carenza) per far ripartire il servizio di day surgery sospeso qualche mese fa. E poi un potenziamento dell’Osservazione Breve Territoriale, quel progetto di infermiere di famiglia avviato dal predecessore di Brambilla, Gilberto Gentili, che ora andrebbe esteso. L’ipotesi sarebbe una decina di letti raccolti in una sorta di “ospedale di comunità”, infermieri dedicati e coinvolgimento dei medici di famiglia che la loro disponibilità l’avevano trasmessa all’Asl qualche mese fa delineando la possibilità del cosiddetto “codice verde compassionevole”, un percorso per ricoveri protetti di pazienti in caso di situazioni croniche riacutizzate sotto la loro dirette responsabilità.

“Ci sono le capacità e le risorse per sgravare il Pronto Soccorso del San Giacomo, molto intasato, dai codici meno gravi – prosegue Lantero – La sperimentazione di questo nuovo modello può andare avanti per un anno per poi tirare le fila. Anche in termini di costi la spesa sarebbe di molto inferiore rispetto a un reparto vero e proprio. Ovada in questo scenario rappresenta un ricorso e non solamente un costo. E’ anche una maglia importante di una rete: quando se ne rompe una è il complesso a subirne le conseguenze”. L’idea a suo tempo aveva incassato un no deciso da parte dei vertici del Servizio 118 per i quali l’indicazione rimane il trasferimento di tutti i codici verso altre strutture. Nel frattempo, come detto, c’è da definire il trasloco degli ambulatori di via XXV aprile in via Ruffini. Un’operazione sulla quale lo stesso Lantero annuncia “un monitoraggio attento” in modo che l’occupazione degli spazi non precludano lo sviluppo futuro delle attività ospedaliere.

8/08/2018

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