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Ovada

Story Park: il restyling costa 25 mila euro

La struttura è chiusa da poco più di un anno ma prima di cercare un nuovo gestore è necessario dare "una rinfrescata" al parco costruito oltre lo Stura
OVADA - A guardare l’interno della struttura sembra passato un secolo. Invece i battenti sono stati chiusi dodici mesi fa. A passarsela meglio è l’insegna, quello “Story Park Bar” che fece sollevare più di un sopracciglio il giorno dell’inaugurazione. Gli spazi verdi all’aperto, all’interno del recinto, scontano l’incuria tra erbacce cresciute rigogliose e piante inevitabilmente seccate. Il futuro immediato dello Story Park, il parco tematico inaugurato nel 2013, vero e proprio enigma che l’attuale amministrazione ha ereditato dalla passate, è scritto in una delibera: 25 mila euro stanziati da Palazzo Delfino per un parziale restyling. L’intervento è necessario se si vuole almeno provare a individuare un gestore che raccolga il testimone dalla famiglia Repetto che gettò la spugna la primavera scorsa ed ora gestisce una gelateria avviata a Rossiglione. Non doveva essere questo il fine ultimo; lo Story Park rappresentava l’idea per “superare” la bruttura dell’ex Frantoio Gentile vero proprio esempio di architettura industriale che sarebbe stato da smantellare ed invece vive e lotta ancora con noi oltre il greto dello Stura.  Per fare tutto questo arrivarono fondi europei per 1.4 milioni di euro. Da quel giorno non ne è andata bene una: ritardi, un ricorso al Tar a proposito del frantoio, un bando deserto nel 2011 dopo quello andato a buon fine, un contenzioso con l’impresa che portò a termine i lavori evidentemente giudicati inadeguati.

Dall’inaugurazione la triste realtà: percorsi tematici, pannelli e iniziative varie mai davvero  decollate e un contesto a dir poco triste. Oggi, a completare il quadro non idilliaco l’incuria della aree pubbliche attorno alla struttura, le carcasse di auto a pochi metri dalla recinzione. Non il luogo che sceglieresti per la gita di un giorno. Ora si prova a voltare pagina. «Tutto sta nella ricerca di un gestore adeguato, che sia in grado di valorizzare l’area e il suo potenziale – spiega l’assessore alla Cultura, Roberta Pareto –. Pubblicheremo un nuovo bando per l’affidamento ma prima bisognerà pensare alla manutenzione. Non possiamo pensare di mettere sul piatto un complesso in quelle condizioni». Il taglio delle erbacce sarà il primo passo. Poi eventualmente i pavimenti in legno. I locali interni, già due anni fa mostravano, visivamente e ad olfatto, il segno di una fatiscenza preoccupante data l’età limitata.  In attesa di capire se potranno essere ridotti i vincoli di utilizzo per rendere più appetibile la struttura, la minoranza resta scettica. «Mi viene da dire che finalmente a Palazzo Delfino si sono svegliati, anche se ci credo poco – spiega Giorgio Bricola, oggi capogruppo di Patto per Ovada, –. Si arriva in ritardo perché il Comune è incapace di programmare».
13/06/2018

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