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Alessandria

Amiu: distacco funzionale in Aral, ma "sotto condizione"

A dettare le condizioni questa volta è la normativa vigente. Infatti sembra che il "trasferimento" non sia una procedura contemplata nella legislazione europea, ma che se "venissero rispettate alcune condizioni" si potrebbe considerare come modello di "affidamento in house", soluzione ponte verso la gara europea
 ALESSANDRIA - Un percorso complesso che si è sviluppato nell’arco dell’ultimo anno per quanto riguarda il caso Amiu. Così almeno è stato definito dal direttore dei Servizi Finanziari Antonello Paolo Zaccone portando la materia in questione in commissione consiliare bilancio. Un procedimento che parte da lontano e che dopo un percorso travagliato è arrivato al 22 aprile, con l’ultimo incontro in Prefettura, alla possibilità di trasferimento dei 192 dipendenti della’azienda di raccolta rifiuti “in distacco funzionale” alla società che si occupa dello smaltimento, l'Aral. “Garanzia di contratto pubblico per tutti i lavoratori, in una prospettiva ponte, prima di arrivare alla gara europea”. Una soluzione presentata come “emendamento” della giunta comunale, del primo cittadino Rita Rossa, all’ultima delibera che parlava di una soluzione di passaggio di Amiu ad un “soggetto terzo”. Ma gli eventi sono “ulteriormente precipitati” – ha spiegato Zaccone – e per motivazioni diverse la soluzione di passaggio ad un privato è sfumata. La messa in liquidazione dell’azienda non ha potuto attendere oltre vista la condizione sempre più critica della società e il 23 aprile è stata presentata dai liquidatori “istanza di fallimento” al Tribunale di Alessandria.

Tutto ha inizio con la delibera che prevedeva la cessione di un ramo d’azienda della vecchia A.M.I.U nella nuova Newco che si sarebbe formata tra l’Amiu Spa ( in mano pubblica, in capo al Comune di Alessandria per il 95%) e il Consorzio di Bacino (al 5%): su questa procedura è stato il Collegio dei Revisori dei Conti a sollevare alcune criticità. Come ha spiegato la presidente Antonella Perrone, “la cessione di un ramo d’azienda significa un trasferimento di crediti e di debiti”. Ma non è la sola questione problematica: si aggiunge infatti la criticità normativa sulla possibilità di dichiarare “fallita” una società in house come Amiu, ovvero una società di pubblico servizio. “Mentre in un caso, quello di Foggia, il Tribunale ha dichiarato il fallimento di una azienda come il nostro caso, quello di Palermo al contrario non lo ha decretato possibile”. Insomma anche il “buio” normativo troppo spesso non aiuta e su questa materia molti sono i lati oscuri, ovvero che non hanno riferimenti espliciti in normativa.
A questa delibera di giunta ne era seguita una seconda che annullava la precedente e che aspirava al percorso di passaggio ponte ad un soggetto terzo, tramite gara, prima dell’avvio della gara europea, definitiva. Ed è proprio questo il progetto che sempre per questioni “di legge” si è dovuto abbandonare, arrivando a percorrere la strada del distacco funzionale ad Aral.

Ma per questa soluzione il parere dei Revisori qual è? “Non è né un si, né un no”. Sembra quasi un ni. Ovvero è un si, ma è necessario sottostare ad alcune condizioni imposte dalla normativa europea. Come spiega la presidente dottoressa Perrone, la procedura del “trasferimento” non è prevista e contemplata dal legislatore, ma per alcune affinità è analoga ad uno dei tre modelli previsti, ovvero all’affidamento in house (le altre due possibili procedure sono la gara per affidamento oppure l’affidamento a società miste, cioè con socio privato tramite gara pubblica).
Se si intende come percorso di “affidamento in house” però alcune condizioni devono essere rispettate: la società deve avere capitale interamente pubblico, ci deve essere un controllo analogo su contratto e su patti parasociali e la maggioranza dell’attività svolta dall’azienda deve essere a favore dell’ente (gestore) che deve avere una sostanziale ingerenza nell’attività stessa della società. Ed è qui che sorgono le prime “perplessità” del Collegio dei Revisori, cui faranno seguito ulteriori verifiche e controlli analoghi per capire “se sussistono o meno queste condizioni”. Il fatturato dell’Aral, infatti, a detta dei bilanci del Consorzio, è al 50% per i Comuni consorziati, ma per l’altra metà è per enti non consorziati: questo è già un elemento critico, non idoneo alle condizioni stabilite per normativa. Inoltre anche “i poteri” del Consiglio di Amministrazione di Aral sono più ampi, mentre in Amiu era l’assemblea dei soci e quindi il socio maggioritario (il Comune) a dare gli atti di indirizzo. Sembra più difficile pensare ad una forte ingerenza del Comune di Alessandria all’interno di Aral.

Ancora molti nodi da sciogliere e il tutto nell’ottica che questa sia la strada indicata dal Consiglio comunale, che deve poi essere ancora presa al vaglio dal Consorzio e dalla conferenza d’ambito, introdotta dalla nuova normativa regionale che modifica l’intero assetto piemontese su questa materia. Una strada ancora tutta in salita, ma con il tempo che stringe vista la criticità crescente dell’azienda e del futuro lavorativo dei suoi dipendenti.
Il tema tornerà in aula consiliare giovedì 2 maggio, con la speranza di un documento anche dal Consorzio di Bacino e con maggiore chiarezza anche da parte dei Revisori, per passare poi sotto la volontà del Consiglio comunale lunedì prossimo 6 maggio.
30/04/2013

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