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Società

Il fumo di Stato porta alla rovina? C'è chi dice no, anche ad Alessandria

Il sondaggio lanciato nei giorni scorsi non lascia dubbi gli alessandrini vorrebbero la legalizzazione della cannabis. Ma c'è ancora chi vuole che la cannabis non venga legalizzata. Ecco i motivi dei "no" spiegati dai politici alessandrini (dalla salute alla "disgregazione morale della società")
SOCIETA' – Ve lo avevamo chiesto nei giorni scorsi "Legalizziamo la marijuana?" e attraverso una piattaforma di indagine avevamo raccolto le vostre opinioni. L'esito del sondaggio non lascia dubbi: l'80,75% ha votato per il "si" e solo il 19,25% ha detto "no".
Ma c'è ancora chi, in provincia (e non solo) vuole che la cannabis non venga legalizzata.

“Lo spinello è il primo gradino per l'uso di droghe più pesanti. Lo dice la scienza”. A sostenerlo è il medico Roberto Sarti, esponente di spicco della Lega Nord ad Alessandria. Con buona pace di chi ritiene il contrario e dei molti che vedono la liberalizzazione delle droghe leggere un'opportunità invece che una catastrofe generazionale, Sarti tira dritto e – in linea con il Carroccio – ribadisce il concetto: “L'uso terapeutico, per specifiche patologie, può andar bene. Quello ricreativo no: dare un senso di impunità ai giovanissimi che incominciano a fumare a 14 anni è un errore”.
Scienza ed economia in questo caso vengono interpretati ad uso e consumo dei favorevoli e dei contrari. Impossibile prevedere se liberalizzando la canapa stupefacente il consumo aumenterà, la società andrà in malora o se lo Stato potrà incassare alla grande con la sua vendita in regime di monopolio. Sono tutte ipotesi, speranze, congetture. Quel che è certo è che il proibizionismo non ne ha evitato il consumo. Almeno questo la storia ce lo insegna: nessun proibizionismo ha mai funzionato.

Salute, impunità, droga di Stato, concorrenza con la criminalità. Sono le tesi di chi dice “no” al disegno di legge in discussione in questi giorni in Parlamento, con il quale si vorrebbe aprire alla legalizzazione della cannabis, coltivata ed usata.
Sembrano lontane le prime battaglie di 15 anni fa in cui gli allora Disobbedienti alessandrini festeggiavano la semina della cannabis e regalavano semi al Crocevia. Ora tutto potrebbe cambiare, nonostante la strenua resistenza di quella che sembra ormai essere una minoranza di partiti e di persone. Il centrodestra, semplificando, non è d'accordo. Ecco perché.

Piercarlo Fabbio non crede che legalizzando il mercato si tolgano proventi alle mafie: “La criminalità fa profitti soprattutto con le droghe pesanti. E comunque troveranno altri modi per far soldi”.

Il principio del partito dei no è quello che lo Stato non debba offrire “altri modi, dopo tabacco e abuso di alcol, per farsi del male”.

Dello stesso avviso è il giovane politico Emanuele Locci, che giura di non essersi mai fatto un cannone: “Fin da giovane lottavo contro l'uso di droghe tra i coetanei”. Anche per Locci l'uso terapeutico è ok, ma non è necessario coltivare a casa le piantine per estrarre il THC, “basta somministrare per gocce il principio attivo”. E se è impensabile mettere in galera un ragazzino che fuma dell'erba, per il consigliere comunale “lo spaccio dev'essere punito con severità, con aggravanti per chi dà ai minori o per grandi quantità”.  

Non toccare quella merda” è l'esplicito slogan che Forza Nuova grida ai giovani. “Siamo contro il pensiero sconvoltista della sinistra”, dice Piero Aiello, leader storico del movimento ad Alessandria. Che ne fa più una questione sociale: “Non siamo bacchettoni, ma lo spinello libero porta alla disgregazione morale. Siamo contro tutte le droghe, contro lo sballo. Vogliamo pene severe per gli spacciatori e, anche se impopolare, visite mediche annuali agli studenti”. La marijuana fa male? “Crea danni neurologici, alla personalità, al carattere e favorisce il suicidio”, conclude Aiello che dagli Anni '70 ad oggi di fattoni dice di averne visti tanti.

E profetizza: “La politica ha interesse a creare un mondo di ebeti per poterli controllare più facilmente”.
 
28/07/2016

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