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Società

Legalizzazione della cannabis: perché sì?

Se ne sta discutendo in queste ore alla Camera, una proposta di legge a favore della legalizzazione della cannabis. Un argomento che divide l'opinione pubblica, sul quale da anni sembra difficile giungere ad un compromesso. In tanti si dicono contrari, tanti altri ritengono la legalizzazione delle droghe leggere l'unico modo per contrastare la criminalità e rendere il consumo più controllato
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ALESSANDRIA - Quella di lunedì 25, rimarrà per certi versi una data storica per il Parlamento italiano: per la prima volta, infatti, alla Camera si è discussa una proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. Le forze politiche contrarie stanno già dando battaglia. Più di duemila, infatti, gli emendamenti soppressivi presentati ieri dal fronte del 'no'. Il provvedimento torna ora in Commissione, se ne riperlerà (forse) a settembre.

Quali sono, però, i punti principali del ddl presentato dal senatore Benedetto Della Vedova, sostenuto e firmato da 220 parlamentari? In caso di approvazione la nuova legislazione darebbe ai cittadini italiani incensurati e maggiorenni la possibilità di coltivare 5 piante di marijuana (dopo relativa comunicazione all'Ufficio regionale dei monopoli dello Stato) e conservarne il raccolto, che non potrebbe comunque essere venduto. Diventerebbe inoltre lecito il possesso di un massimo di 5 grammi di marijuana o hashish in luogo pubblico e la detenzione in privato domicilio di un massimo di 15 grammi. Sarebbe poi consentita la coltivazione di cannabis in modo associato e senza fini di lucro, sul modello dei social club spagnoli. Con l'attuazione della proposta di legge Della Vedova, lo Stato potrebbe commercializzare la cannabis in regime di monopolio per la coltivazione delle piante, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la relativa vendita al dettaglio (in questo caso sul modello dei coffee-shop svizzeri ed olandesi).

Insomma, per gli abituali consumatori un vero e proprio paradiso e la fine di una sorta di stato di clandestinità ritenuto forzato ed ingiusto. Concessioni probabilmente esagerate ed assolutamente impraticabili, invece, per chi da sempre si dice contrario a qualunque apertura o concessione in merito. Al di là delle convinzioni personali, dopo decenni di proibizionismo e di leggi restrittive, stando alle statistiche che collocano il nostro Paese al secondo posto in Europa per consumo di hashish e marijuana, considerati i dati relativi allo smercio e al traffico di queste sostanze, occorre porsi una semplice domanda: il proibizionismo senza se e senza ma può ancora essere ritenuta la giusta via da intraprendere?

Fabio Scaltritti
, presidente della comunità San Benedetto al Porto, e Ombretta Turello, responsabile del servizio dell'Asl di Alessandria per la riduzione del danno, possono essere considerate due autorevoli voci della nostra provincia per ciò che riguarda il contrasto alla dipendenza da sostanze stupefacenti. Con il loro contributo abbiamo deciso di affrontare la questione toccando alcune tematiche che da sempre dividono l'opinione pubblica, per le quali crediamo sia utile provare a fare chiarezza.


La proposta di legge Della Vedova
Scaltritti: “Come comunità di San Benedetto al Porto non possiamo che dirci estremamente favorevoli alla proposta Della Vedova. Tutto ciò che si muove per tentare di cambiare l'attuale legislazione in materia di droghe leggere per noi è estremamente positivo. Sappiamo benissimo che il percorso di approvazione non sarà semplice e che forse ci vorranno ancora anni, ma al di là di quello che possono pensare o dire certi politici, la legalizzazione della cannabis è un argomento in cui il mutamento sociale è già avvenuto, e da parecchio. Se pensiamo ai vari ambiti culturali, musica, cinema, letteratura, la cannabis è un tema ampiamente trattato nei più svariati modi.

Turello: “La ritengo un valido tentativo di allinearsi alle legislazioni più moderne di altri Paesi europei. Dal mio punto di vista con questo tipo di normative il consumo non solo sarebbe più controllato ma anche più sicuro. Quando una sostanza viene in qualche modo gestita dallo Stato si auspica che ci sia un controllo della qualità di ciò che viene immesso sul mercato. Inoltre, si porrebbe finalmente fine alla criminalizzazione di coloro che consumano cannabis per uso ricreativo, ovvero la stragrande maggioranza. Il consumo di droghe leggere è ormai così consueto che non ha davvero più senso continuare a criminalizzare.

La cannabis nella società italiana
Scaltritti: “Ormai la cannabis fa parte dello stile di vita degli italiani. L'utilizzo è altissimo, tra i più giovani come tra le persone di una certa età. L'autoproduzione è sempre più diffusa, anche se per forza di cose si rimane nell'anonimato. Il corpo sociale si sta allargando sempre di più e tra gli italiani si sta diffondendo una presa di coscienza sempre più chiara e decisamente favorevole riguardo alla possibilità di coltivare o consumare cannabis in maniera del tutto legale, e questo non soltanto da parte di chi ne fa uso. Purtroppo è soprattutto tra i politici che invece si cerca ogni espediente per strumentalizzare l'argomento. Si tirano spesso in ballo tematiche come sicurezza, immigrazione, legalità, ma quasi sempre lo si fa a sproposito.

Che tipo di dipendenza può provocare la cannabis?
Turello: Gli effetti fisici da sospensione di cannabis sono assolutamente trascurabili, mentre possono essere rilevanti quelli psichici quando l'uso è prolungato e quotidiano. E' una dipendenza che ovviamente non deve essere trascurata. Quando abbiamo a che fare con ragazzini di 15-16 anni che fumano sostanzialmente tutto il giorno ci troviamo di fronte a forme di dipendenza preoccupanti, perché sono importanti segnali di un qualche tipo di disagio, dal punto di vista personale, famigliare o sociale. La dipendenza da cannabis esiste, ma i sintomi astinenziali non possono essere paragonati a quelli provocati dalle droghe cosiddette pesanti. Un ragazzino che usa cannabis nel fine settimana a scopo ludico è evidente che non ha alcuna dipendenza dalla sostanza.

La legislazione nei Paesi Ue
Scaltritti: “In tanti Paesi dell'Ue il consumo e la detenzione di cannabis sono stati depenalizzati. Penso all'Olanda, al Portogallo, alla Spagna. La stessa Germania da un punto di vista legislativo è molto più chiara e permissiva di noi. Uno degli aspetti più paradossali è che il nostro Paese pur essendo al secondo posto in Europa per consumo di cannabis abbia una delle legislazioni più repressive dell'intero continente. Al primo posto troviamo l'Inghilterra e al terzo la Francia, guarda caso due Stati in cui la legislazione è piuttosto simile alla nostra. Nei Paesi dove la cannabis è depenalizzata si registra un minor consumo, e questi sono dati inconfutabili.

La marijuana come droga di passaggio, dalla 'canna alla siringa'
Turello: È un modello di pensiero che semplifica agli estremi la questione. Se è vero che tutti coloro che manifestano una forma di dipendenza patologica verosimilmente hanno iniziato usando cannabinoidi o altre sostanze più leggere, non è vero che tutti coloro che usano cannabis poi diventano tossicodipendenti, altrimenti in Italia avremmo un ventina di milioni di tossicodipendenti. La cannabis è una delle sostanze più reperibili sul mercato, viene utilizzata dai giovanissimi così come dagli adulti. Solo una minima parte di persone sviluppa una dipendenza, che non è però generata dall'uso della sostanza ma da ben altre cause: personalità, contesto sociale, qualità delle sostanze. Il binomio cannabis-tossicodipendenza è totalmente ingiustificato, e noi lo verifichiamo quotidianamente. Legalizzare e togliere questo tipo di mercato dalla clandestinità è un modo per abbassare i rischi e i danni per le persone e per la collettività.

Dal punto di vista fisico la cannabis non ha effetti peggiori di quelli provocati da alcool o nicotina, spesso però viene considerata alla stregua di droghe ben più dannose come ad esempio eroina o cocaina
Turello: Dal punto di vista fisico i danni provocati da alcool e nicotina sono ben più rilevanti rispetto a quelli prodotti dalla cannabis, ma i primi vengono minimizzati o spesso del tutto trascurati dall'opinione pubblica per non danneggiare certi interessi economici. In Italia sulla cannabis incide sicuramente un elemento culturale, la legislazione è stata molto proibizionista, ma il moralismo che c'è intorno al consumo di cannabis è soprattutto di facciata. Sottrarre il monopolio di questa sostanza alla criminalità significa privarla di quantità di denaro ingentissime. Quando si demonizza l'uso delle droghe leggere l'atteggiamento non è mai laico ma troppo spesso condizionato da elementi culturali.

Usi alternativi della cannabis e possibili benefici per l'economia italiana
Scaltritti: Altro punto fondamentale è che rispetto all'evoluzione della tecnologia la cannabis potrebbe davvero ridisegnare lo sviluppo economico del nostro Paese. La canapa è un elemento biologico che può sostituire materiali come plastica e gomma, che può essere utilizzato in tantissimi campi. Sui terreni della Comunità “Cascina Nelson Mandela” di Visone (foto a lato), gestita dalla nostra associazione, abbiamo seminato 7000 mq di canapa per uso alimentare (semi e derivati). Il raccolto sarà pronto a settembre/ottobre. Quello della lavorazione della canapa è un settore che potrebbe generare nuovi posti di lavoro, si avrebbero benefici a 360°. Senza parlare poi degli utilizzi in campo medico dei principi attivi della cannabis, che già si effettuano ma che potrebbero essere approfonditi, migliorati ed incentivati.

Il proibizionismo ha fallito?
Turello: Assolutamente sì. Il proibizionismo ha certamente fallito, continua a criminalizzare comportamenti che di per sé non sono reati ma semplici scelte personali. Ha continuato a mantenere in clandestinità scelte ed abitudini che riguardano la sfera privata delle persone. Chi coltiva piante di marijuana per uso personale non fa male a nessuno. Da questo punto di vista ben venga una legislazione più tollerante. Non sarebbero solo i singoli a giovarne, ma l'intera collettività.


  
26/07/2016
Alessandro Francini - redazione@alessandrianews.it

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