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Cronaca

"Era come essere di nuovo in guerra"

Il racconto di Pasqualina, sfollata dalla zona rossa di Genova dopo il crollo del ponte Morandi ed ora ospite della figlia ad Arquata dove stamattina si celebrano i funerali di Alessandro e Giovanna
CRONACA - Hanno preferito l'intimità e la vicinanza di parenti e amici le famiglie di Alessandro Robotti e Patrizia Bottaro, i coniugi di Arquata che, la mattina del 14 agosto, transitavano sul ponte Morandi, a Genova, travolti dal crollo. Al funerale, alle 10, 30, oltre ai tanti amici della coppia ci saranno anche i sindaci di Arquata e Serravalle, dove abitavano dal qualche tempo, il presidente della Provincia e il Prefetto Antonio Apruzzese. 
Numerosi cittadini ed associazioni hanno già manifestato la loro vicinanza alle famiglie attraverso manifesti funebri: il gruppo Gast, astrofili arquatesi di cui Alessandro faceva parte, gli ex colleghi di lui della Farmacia Moderna, i colleghi di Giovanna de La Giustiniana, il gruppo Lions e tanti altri. 

A pochi metri dal tragico crollo abivava invece Pasqualina Giusti, insieme alla figlia Milena, ora ospite dell'altra figlia, Simona, dipendente del comune di Arquata. 
Pasqualina, 86 anni, da quel giorno non ha più potuto fare rientro a casa ed è tra gli sfollati della zona rossa, tra via Fillak e via Porro.
"Sono fortunata ad essere qui ad Arquata, da mia figlia Simona. Ci sono però tante famiglie, anche con bambini, che non sanno dove andare. Mi auguro che possano trovare al più presto una soluzione", dice. 
Ricorda con lucidità cosa è accaduto la mattina del 14 agosto. "Ho sentito tremare la casa. Pensavamo al terremoto. Siamo usciti tutti di casa e ci siamo resi conto che il ponte non c'era più".
Poco dopo sono arrivati gli uomini della protezione civile: "ci hanno detto di andare via subito. Sono riuscita a mettermi una gonna ed una maglia. Ho dovuto lasciare tutto li". 
I giorni successivi solo la figlia Milena ha potuto rientrare a casa a prendere il necessario, a piedi, accompagnata dai vigili del fuoco.
"Il quella casa ci sono tutti i miei ricordi, i sacrifici fatti, c'è tutta la mia vita. Ci tornerei anche subito, se fosse possibile".
Nessuno le ha ancora detto se e quando potranno farvi ritorno. 
"I palazzi c'erano già quando hanno iniziato a costruire il ponte - racconta - Hanno dato un indennizzo a chi abitava sotto al viadotto. Noi c'eravamo abituati, ormai, a quel ponte. Il rumore si sentiva, ma neppure troppo". Il 14 agosto, dice ancora Pasqualina, "mi è sembrato di tornare ai tempi della guerra, quando scappavamo tutti durante i bombardamenti. Non avrei mai pensato di rivivere quei momenti".
Il suo pensiero va, ora, alle vittime del crollo, agli arquatesi Alessandro Robotti e Giovanna Bottaro, che viaggiavano sul tratto dell'A10, di ritorno da Varigotti. "Mi sento mortificata per quanto sta accadendo, ma a loro e alle loro famiglie è andata molto peggio, gli sono vicina con tutto il cuore. Avrebbero dovuto chiuderlo quel ponte se sapevano che era pericoloso".



18/08/2018

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