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Economia e lavoro

Il grano alessandrino guarda a Barilla

Viaggio organizzato dalla Cia nel cuore dello stabilimento di Parma per capire “quali sono le opportunità sul fronte industriale per i grani e i cereali prodotti in provincia di Alessandria” come spiega Gian Piero Ameglio, presidente provinciale
ECONOMIA E LAVORO – Spazi verdi, giardini curati benissimo con piccoli robot tagliaerba che si muovono silenziosi fra le sculture e le opere d'arte che accolgono il visitatore lungo il percorso che porta dall'ingresso dello stabilimento all'edificio in cui è allestita una sala dove, in mezzo alla testimonianza visiva della storia di una impresa iniziata nel 1877, è stata realizzata un'area accoglienza dotata di tutte le tecnologie e di un angolo bar. È qui che viene accolto il gruppo di quasi trenta persone che la Cia (Confederazione italiana agricoltori) ha organizzato per prendere un primo contatto con la Barilla. Un viaggio nella storia del gusto italiano, e di quel Made in Italy tanto amato e anche così tanto copiato, per capire “quali sono le opportunità sul fronte industriale per i grani e i cereali prodotti in provincia di Alessandria”. Gian Piero Ameglio, presidente provinciale della Cia, lo dice prima della visita alla Barilla di Parma e lo ripete alla fine. “Adesso bisogna ragionare sul cosa fare entro settembre, in vista delle nuove semine” commenta. Sì, perché uno spazio di mercato potenziale per i produttori della provincia di Alessandria sembra esistere.

Certo, le quantità sono impegnative, 1.000 tonnellate almeno, però Barilla usa 19 tipo di farine e il margine i coltivatori lo hanno davvero. Lavorare per un colosso come quello di Parma significa rispettare protocolli e condizioni molto rigidi, ma una ragione c'è ed è la qualità del prodotto (il viaggio nelle linee produttive totalmente automatizzate, come i magazzini, significa scoprire non solo come nasce la pasta fatta al 70 per cento di grano italiano, ma anche qual è stata l'evoluzione della tecnologia e dei brevetti del settore, tutti made in Italy), oltre a una evoluzione 'verde' che viene declinata dall'organizzazione del lavoro interno al rinnovo del parco auto, oggi con vetture ibride, fino alla riduzione dell'uso dei camion grazie all'entrata in funzione nel 2015 del raccordo ferroviario lungo quasi otto chilometri, interamente realizzato dall'azienda e gestito con personale del gruppo Ferrovie dello Stato. Una o due volte alla settimana entra nello stabilimento (circa 1.700 occupati che lavorano su tre turni per sei giorni alla settimana) un convoglio merci composto da una ventina di vagoni, ognuno con una capacità di sessanta tonnellate di grano, che ha significato togliere dalla strada 3.500 tir. Dalle linee Barilla escono 12.500 quintali di pasta al giorno, destinati a raddoppiare nei prossimi cinque con il progressivo cambio delle linee. 

È questa la realtà con la quale la Cia è entrata in contatto, dopo che nei mesi scorsi, insieme a Confagricoltura Alessandria ha lavorato per continuare a fare fronte comune e insieme alle cooperative ‘Produttori Mais’, ‘Settevie’ e ‘Centro agricolo San Michele’ hanno dato vita al progetto “Coltiviamo il buon grano di qualità” per “produrre masse critiche e omogenee di frumento tenero da commercializzare in forma coordinata”. Una futura sfida con la Barilla è realistica? Una condizione di fondo appare indispensabile: il lavoro di squadra da parte del mondo agricolo alessandrino. L'azienda, dal canto suo, i contratti di filiera li continua a fare. Come, per esempio, quello per la fornitura di grano duro di alta qualità siglato in Emilia Romagna alla fine dello scorso anno. È per la prima volta che ha una durata triennale (dal 2016-2017 al 2018-19) e garantisce a Barilla un totale di circa 300.000 tonnellate di grano locale, un terzo del totale del grano duro acquistato in Italia. La superficie agricola regionale interessata è di circa 20.000 ettari dall’accordo “con una certa flessibilità (circa il 20 per cento annuo) legata alle rotazioni colturali che gli agricoltori aderenti dovranno applicare sulle aziende, alle intenzioni di semina e alle condizioni climatiche” spiegano in casa Barilla.
 
19/05/2017

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