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Opinioni

La democrazia è ancora un ideale per cui combattere?

Settant’anni fa, i giovani combattevano e morivano per un ideale: dare la possibilità di votare ai posteri. Oggi, i loro coetanei non si interessano più di politica, infatti non vanno neanche a votare. Cos’è successo nel corso della storia che ha provocato questo disinteressamento da parte dei giovani?
 OPINIONI - Settant’anni fa, i giovani combattevano e morivano per un ideale: dare la possibilità di votare ai posteri. Oggi, i loro coetanei non si interessano più di politica, infatti non vanno neanche a votare. Cos’è successo nel corso della storia che ha provocato questo disinteressamento da parte dei giovani? Non si riconoscono più nello Stato o non hanno più voglia di combattere per un ideale?

Il 4 marzo saranno chiamati a votare i cittadini italiani: neomaggiorenni, adulti e anziani. Queste tre fasce d’età sono molto diverse e hanno interessi differenti: forse è proprio per questo che l’impegno della politica e dei suoi rappresentanti non viene percepito e apprezzato allo stesso modo da tutti. Solo il 23,3% della popolazione italiana è sotto i 24 anni (dati ISTAT: distribuzione della popolazione 2017-Italia) e costituisce pertanto una minoranza. Di conseguenza l’orientamento dei politici è verso la soluzione di problemi che interessano la maggior parte della popolazione: tasse, mutui, lavoro, pensioni.

I giovani non si sentono considerati dal Governo e questo senso di sfiducia ha comportato una progressiva crisi di partecipazione alle istituzioni politiche tradizionali. I ragazzi percepiscono una politica lontana dai loro interessi, ma cosa fanno loro per far sentire la propria voce? Ormai tante battaglie non si combattono più in campo, uno vicino all’altro, ma nei forum sui social network, protetti da uno schermo e contando su un’unica arma: la parola. Quest’ultima viene molte volte utilizzata non per sostenere il proprio pensiero, ma con fini offensivi. Ma qual è il pensiero che accomuna tutti i giovani, che li rende partecipi nella lotta per un ideale?

Forse è proprio questo il problema, i ragazzi d’oggi non riescono più a identificarsi in un ideale, perché sono collegati con il mondo, ma scollegati tra di loro. Lo sviluppo tecnologico ha anche comportato una mancanza di desiderio da parte dei giovani: tutto è a portata di click. Non è più presente nell’animo dei ragazzi la tenacia nel perseguire un obiettivo ideologico e non materiale. Conseguentemente, il crescente disinteressamento dei giovani nei confronti della società italiana ha aumentato il numero dei “cervelli in fuga”, che non credono di essere in grado di cambiare la situazione in patria e decidono di andare all’estero, dove il futuro è già in atto.

Gli anni che ci separano dalle lotte partigiane sembrano un ricordo lontano, ma per gli anziani del Paese lo scenario della guerra è ancora troppo nitido. Vedendo il disinteressamento dei loro nipoti nei confronti delle istituzioni, proverebbero imbarazzo ripensando alle parole di Antonio Gramsci: “Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. Il voto alle urne rappresenta la democrazia e se vogliamo continuare ad essere cittadini non dobbiamo dimenticarlo. Perché “dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi”(Sandro Pertini).
3/03/2018
Elisabetta Distefano - redazione@alessandrianews.it

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