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Alessandria

Politica e protezionismo spaventano gli industriali: "Che farà il Governo?"

Luci ed ombre sulle previsioni delle industrie piemontesi. In provincia la situazione, per certi versi, non è così negativa. Ma tutti temono i dazi e le conseguenti ripercussioni sull'export - unica grande speranza delle produzioni -, in attesa che il Governo palesi la linea che vorrà seguire
 ALESSANDRIA - Nonostante un peggioramento generalizzato, nonostante le difficoltà sui mercati interni e sui consumi, le aziende della provincia di Alessandria mantengono un po' di ottimismo sopra la media piemontese e continuano con gli investimenti. Almeno un terzo delle aziende ha detto di volerlo fare. E' Confindustria Piemonte a dirlo, nei numeri e nelle statistiche dell’indagine relativa al terzo trimestre 2018, in cui si registra un clima di fiducia in raffreddamento sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi, con indicatori più fragili rispetto al secondo trimestre. Nonostante la flessione, in provincia c'è più ottimismo che in altre zone piemontesi. E' terza a livello regionale in fatto di investimenti: 32% e il clima è di prudenza, ma tutto sommato di ottimismo. 

Il ricorso alla CIG scende ancora di 2,5 punti, raggiungendo i livelli fisiologici pre-crisi. 

"Le valutazioni delle imprese piemontesi riflettono le crescenti criticità dello scenario geopolitico internazionale e italiano - commenta Fabio Ravanelli, Presidente di Confindustria Piemonte. - In effetti, se i dati economici continuano a essere complessivamente positivi, sia pure un po’ al di sotto della fase di massima espansione registrata a fine 2017-inizio 2018, è soprattutto sul piano della politica che vi sono grandi preoccupazioni, soprattutto nel nostro Paese. Il protezionismo sempre più esplicito e aggressivo degli Stati Uniti ha ormai superato la fase da campagna elettorale e potrebbe scatenare una spirale di ritorsioni che per la nostra industria sarebbero molto pericolose. In Italia, in attesa dell’orientamento del nuovo Governo su tutti i temi più importanti i mercati finanziari hanno reagito con equilibrio, aumentando tuttavia il “premio di rischio” del nostro Paese (aumento di rendimenti e dello spread)".

A livello settoriale sono soprattutto le aziende metalmeccaniche ad esprimere attese favorevoli, in leggero calo rispetto ai trimestri precedenti (saldo del 12,8%, contro il 7,6% delle imprese non metalmeccaniche). Buon andamento anche per materie plastiche (+25,6%) e alimentare (+23,7%). Si raffreddano, pur rimanendo positive, le attese nei comparti manifatture varie (gioielli, giocattoli, ecc.) che registrano un +18,2% e chimico (+18,0%). Rimangono positive, da tre trimestri, le attese degli impiantisti (+7,9%), Da tenere sotto osservazione il settore edile, che per la prima volta dal 2013 registra attese positive e passa da -8,9% a +4,2%.

Rimangono ottimistiche le attese nelle aree di Cuneo (da +19,8 a +11,8%), Novara (da +27,2 a +23,6%), e Alessandria (da +26,8 a +14,1%), mentre a Torino (da +13,5 a +8,5%), Biella (da +8,1 a 0,0%), Verbania e Vercelli il raffreddamento è più visibile (rispettivamente da +7,7 a 0,0% e da +18,4 a +7,0).

Il 32,3% delle aziende ha effettuato investimenti in ambito “industria 4.0”. La percentuale sale al 47,4% tra le aziende con oltre 50 addetti, mentre scende al 25% per le aziende di minori dimensioni. Come è lecito attendersi, la quota di imprese che hanno effettuato investimenti in tecnologie è maggiore nel manifatturiero (34,8%), ma è comunque elevata anche nei servizi (24,4%).

In particolare, le tecnologie abilitanti introdotte con maggiore frequenza sono i “macchinari e impianti 4.0” (citati dal 27,2% delle imprese che hanno effettuato investimenti). Con percentuali molto più basse seguono altre tecnologie cyber security e il cloud computing (4,7%); big data (3,5%); IOT (2,8%); advanced automation, robotics e additive manufacturing (2,7%).

La maggioranza delle imprese si è appoggiata a risorse interne (22,4%), il 13,9 ha utilizzato un consulente aziendale, il 5,2% il Digital Innovation Hub (DIH) o associazioni industriali pimontesi e il 4,3 altre fonti. Il 24,1 ha dichiarato che avrebbe effettuato ugualmente gli investimenti anche in assenza di incentivi; per tre quarto delle imprese, invece, gli incentivi sono stati determinanti.

15/07/2018

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