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Arquata Scrivia

Quando l'accoglienza rifugiati non funziona, interviene la comunità locale

Ad Arquata Scrivia da qualche mese sono presenti una trentina di uomini, provenienti da Sierra Leone, Guinea, Ghana: cibo scarso e condizione igieniche precarie. E scatta la solidarietà dell'intero paese che li vuole "adottare"
ARQUATA SCRIVIA - Sono scappati dalla guerra e dalla miseria, hanno trovato la solidarietà di un intero paese che sta cercando di strapparli dalla fame e dare loro, se non altro, la dignità.
Non sono troppo distanti da noi i casi di richiedenti asilo in fuga da condizioni di vita impossibili ma che inciampano, in Italia, in un sistema di accoglienza zoppo. Ad Arquata Scrivia da qualche mese sono presenti una trentina di uomini, provenienti da Sierra Leone, Guinea, Ghana. Sono affidati ad una cooperativa che ha sede in provincia di Asti, dislocati in due appartamenti in centro.
Il Comune si è da subito attivato per proporre loro un percorso di inserimento e formazione: affiancano infatti i dipendenti comunali nella pulizia e manutenzione delle strade. Da qui è nato un rapporto di fiducia anche con la popolazione e con gli amministratori, che sono diventati per i richiedenti asilo una sorta di punto di riferimento. Una rete di solidarietà che va dalle visite mediche gratuite alle lezioni di italiano aggiuntive, fino all'acquisto di derrate alimentari. Il cibo che viene consegnato loro dalla cooperativa, infatti, sembra essere poco e non basta. Quindici mele a settimana, per un appartamento in cui sono ospiti tredici uomini, tanto per fare un esempio. “Hanno poco da mangiare, né abiti. Le condizioni igieniche sono precarie”, è il quadro che ne tracciano i volontari che si sono attivati per sopperire alle carenze. Per qualche tempo non avevano riscaldamento e luce. Problemi poi lentamente rientrati. Qualche settimana fa, però, c'è stato anche il sospetto (poi risultato infondato) che uno degli ospiti avesse contratto la scabbia. Sono intervenuti i carabinieri dei Nas e il personale Asl, che hanno potuto verificare le condizioni in cui versano i trenta uomini.
“Ci siamo resi conto che avevano dei bisogni e siamo intervenuti anche a livello personale" spiega l'assessore Nicoletta Cucinella. C'è anche chi si è offerto di ospitarli a casa propria, ma non è possibile, perchè il loro status giuridico di richiedenti asilo, in questo momento, non lo consente. 
Loro, i migranti, ce la stanno mettendo tutta, hanno voglia di imparare la lingua italiana, che dovranno dimostrare di saper parlare davanti ad una commissione, quando la loro pratica sarà valutata. I corsi, al momento, sono garantiti dal centro per l'istruzione permanente, anche se spetterebbe alla cooperativa. La situazione è stata segnalata più volte in Prefettura e sono stati effettuati diversi sopralluoghi da parte dei carabinieri e degli agenti di polizia municipale, che hanno verbalizzato la quantità di derrate alimentari che arrivano. Per il servizio di accoglienza, che dovrebbe comprendere non solo vitto e alloggio, la cooperativa riceve infatti dallo stato italiano una somma che, in base ad un bando di gara emesso ogni anno, varia dai 34 ai 35 euro al giorno.
Ma una soluzione, al momento, non si trova. La cooperativa, che è accreditata per il bando del 2016, non rilascia dichiarazioni in merito. Ma c'è un ricorso al Tar di mezzo. E il ricorso blocca di fatto le mani anche alla Prefettura, che si sta comunque attivando, ad Arquata come in altre località. 
18/05/2017

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