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Emergenza Casa

Atc, Balossino: “servono regole nuove”

Il nuovo presidente Atc fa il punto sulle prime settimane del suo mandato, individuando le priorità da seguire e le le problematiche più urgenti sul tavolo. "Alessandria è un caso atipico, con un debito molto alto nei nostri confronti e occupazioni di alloggi alle stelle. E' chiaro che bisognerà chiedere conto di questa situazione"
ALESSANDRIA - Marco Balossino, nuovo presidente dell’Agenzia Territorio della Casa, ormai unificata sotto un’unica struttura per Alessandria, Asti e Cuneo, a poche settimane dal suo insediamento fa il punto sulla situazione ereditata dalla precedente amministrazione e sulle priorità da mettere in atto.

Presidente Balossino, a cosa sono serviti questi primi giorni alla guida dell’ente?
A fare una ricognizione e una fotografia il più precisa possibile della situazione. Poiché non sono state previste vere e proprie attività di passaggio di consegne per garantire la continuità di governo delle Atc del nostro territorio, questa prima fase è indispensabile.

Fino a quando durerà? Si è già fatto un’idea dello stato di salute delle diverse Atc?
Diciamo che il termine è già fissato per il 30 di marzo e noi lo rispetteremo. In quella data ci presenteremo con una proposta di gestione complessiva degli enti. Per ora ci siamo concentrati sulla ricognizione della situazione finanziaria, ma anche sulla possibile riorganizzazione: è chiaro che partiamo da una difficoltà oggettiva: ora abbiamo diverse funzioni doppie o triple all’interno dell’ente unificato con spreco di risorse e sovrapposizioni di mansioni che vanno risolte. Ne stiamo parlando con il sindacato e sono fiducioso che si potrà arrivare a un piano il più possibile condiviso.

Com’è andata la prima audizione che si è svolta in Consiglio Regionale la scorsa settimana? Quali sono i problemi più urgenti da affrontare?
Nell’audizione abbiamo sottolineato le peculiarità dei diversi territori. Il nostro modo di procedere sarà quello di fare consigli di amministrazione in tutte e tre le sedi principali, a seconda delle necessità più impellenti. Non sfugge a nessuno quanto la situazione complessiva sia grave, complice anche la generale crisi economica italiana. L’Atc in questi ultimi anni è sempre stato chiamato ad assumere un doppio ruolo, sul quale però è bene fare chiarezza…

In che senso?
Non è possibile chiedere all’ente, e ai suoi amministratori, di essere contemporaneamente realtà di sostegno sociale e di valorizzazione del patrimonio immobiliare. Ultimamente la richiesta di alloggi popolari è cresciuta a dismisura e non eravamo pronti ad affrontare una simile ondata. E’ stato impossibile soddisfare tutte le richieste che ci sono pervenute e questo ha portato a situazioni perverse e illegali alle quali bisognerà porre rimedio. E’ però evidente che se ospitiamo più persone non in grado di pagare con regolarità il canone d’affitto ne risentiranno la manutenzione degli stabili e in generale lo stato di saluto dell’Atc.

Diciamo che i debiti che i comuni hanno con voi non aiutano. Quello del capoluogo è particolarmente alto. Vi siete già incontrati con l’amministrazione di Palazzo Rosso per discutere un piano di rientro credibile?
Non ancora, ma perché le priorità in questa fase sono altre. Ci sarà tempo per farlo, e in maniera seria. E’ chiaro che questa situazione debitoria così esposta non potrà durare in eterno.

State già pensando a politiche straordinarie per affrontare l’emergenza, per esempio derogando ad alcune normative particolarmente restrittive, come quelle che prevedrebbero di non dare alloggi un po’ più piccoli di quanto la legge stabilisce per nuclei familiari numerosi?
Assolutamente no, vorrei essere molto chiaro sul punto. Le leggi sono fatte per essere rispettate, noi siamo un ente che deve amministrare secondo le normative vigenti e che non ha alcuno spazio di manovra in questa direzione. Quello che invece sta succedendo è un confronto con l’assessore Augusto Ferrari per individuare nuove norme in grado di meglio rispondere all’eccezionalità della situazione in atto. La possibilità, recentemente introdotta, di concedere alloggi a famiglie che si impegnano a sistemarli invece di pagare una quota di affitto mi sembra un esempio virtuoso che va proprio in questa direzione.

Quali saranno i cardini del piano presentato il 30 marzo?
Per ora posso solamente dire che l’obiettivo sarà quello di lavorare valorizzando le tante professionalità presenti nelle diverse Atc, con particolare attenzione a mantenere forte la vicinanza con il territorio, per esempio in tema di attività di manutenzione: chi meglio degli abitanti di una zona può realizzare al meglio i diversi interventi? E poi ci sarà grande ascolto di tutti i sindaci.

Chiudiamo con una riflessione sulle occupazioni abusive e sulla situazione specifica di Alessandria: in passato la sensazione è che alcuni dati, per esempio legati al censimento delle abitazioni e degli inquilini, non fossero così chiari all’ente stesso. In più dobbiamo registrare disservizi molto gravi: uno fra tutti la situazione di quanti, tanti, che hanno ricevuto la lettera di assegnazione di un alloggio in edilizia popolare poi mai consegnato, anche a distanza di molti mesi. Come è potuto succedere?
Come già riferito non ci siamo ancora seduti intorno a un tavolo con l’amministrazione di Alessandria per entrare così nello specifico delle situazioni. Si tratta certamente di una condizione peculiare, che non si è verificata altrove, e le diverse responsabilità dovranno venire alla luce. Ne parlerò però solamente dopo essermi confrontato in maniera approfondita con Rita Rossa e l’assessore Mauro Cattaneo. Sulle occupazioni invece la linea non può che essere netta fin da subito: nessuno mette in dubbio le sofferenze di chi si trova costretto ad occupare, ma non può essere questa la via seguita. Così facendo si incentiva solamente il fenomeno e si fa un torno a chi sta attendo nella legalità la consegna del proprio alloggio.
28/02/2015

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