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Cerco lavoro, parto

Cerco lavoro, parto: seguiamo Alessia in Canada

Dopo le ultime puntate della nostra rubrica dedicate all'Australia e alla Svezia, torna l'approfondimento in compagnia dei giovani che dalla provincia decidono di trasferirsi, almeno per un periodo, all'estero. E' la volta di Alessia, trasferitasi con il marito e il figlio di 7 mesi in Canada. Ecco il suo racconto
SOCIETA' - Dopo le ultime puntate della nostra rubrica dedicate all'Australia e alla Svezia, torna l'approfondimento in compagnia dei giovani che dalla provincia decidono di trasferirsi, almeno per un periodo, all'estero. Approfittando del suo temporaneo ritorno per trascorrere le festività con la famiglia abbiamo incontrato Alessia Pesce, da alcuni mesi partita con il marito e il figlio, nato da pochissimo, alla volta del Canada. 

Alessia, da quanto tempo ti sei trasferita in Canada? 
Mi sono trasferita a Montreal, Quebec, ad agosto di quest'anno. 

Come mai hai deciso di lasciare, almeno temporaneamente, l'Italia? 
Mi sono trasferita per seguire il lavoro di mio marito, impegnato in una fellowship (periodo all'estero conseguente a una borsa di studio ndr) di cardiochirurgia e con noi abbiamo il nostro bimbo di 7 mesi. 

Come ti trovi in Canada? Quali sono state le prime sensazioni giunta lì?
In Canada si vive bene, è davvero un paese meraviglioso, sia dal punto di vista naturalistico che delle persone: mi hanno colpito la loro cordialità, gentilezza e disponibilità. I primi mesi, sinceramente, sono però stati difficili: non è mai semplice trovarsi di colpo da soli, specialmente se ci si trasferisce in un contesto tanto diverso da quello a cui si è abituati, sia come ambiente che come stile di vita. Con un bimbo così piccolo e senza nessun aiuto  anche solo fare la spesa può diventare un'esperienza un po' complicata. 

Quali sono le differenze maggiori con l'Italia? 
Sicuramente la lingua, che può costituire un discreto ostacolo: in  Quebec si parla principalmente francese, sebbene siano tutti bilingue e sia presente una comunità italiana che si è insediata nella zona di San Leonardo. Poi sono differenti anche gli orari quotidiani e i ritmi di vita: tutto chiude intorno alle 17. 

Cos'è che ti piace particolarmente del nuovo Paese e cosa invece rimpiangi dell'Italia? 
Io di qui adoro le persone, la loro serenità e la calma con cui affrontano la vita. Rispetto all'Italia si è tutti un po' più rilassati, meno scorbutici, ansiosi e nervosi. Forse il merito sarà anche delle immense riserve naturali che ci sono a disposizione. Montreal ha grandi parchi frequentati da intere famiglie, da mamme con i loro figli, ma anche da sportivi e da chi vuole mantenersi in forma. Mi pare in generale che qui ci sia molta più sostanza che apparenza. La qualità della vita è alta ma ovviamente questo non vuol dire che non mi manchino gli affetti familiari e gli amici. E poi mi manca il cibo italiano, e la pizza in particolare. Qui avranno molte qualità ma non sono grandi cuochi, tranne forse nel campo del barbecue. 

Come funziona da un punto di vista lavorativo e del permesso di soggiorno per chi arriva dall'Italia? 
In Canada l'immigrazione è rigidamente controllata da regole severe e penso che dovremmo prendere spunto da loro anche noi italiani. Se non si possiede un visto si può rimanere al massimo 6 mesi come turisti: se si vuole trovare lavoro è necessario avere uno sponsor canadese che assuma un italiano e gli procuri i documenti per il visto relativo o, in alternativa, se si ha meno di 35 anni, fare richiesta del WHV, ovvero il Working Holiday Visa un visto vacanza-lavoro della durata di 6 mesi. È sempre richiesta la conoscenza e la padronanza di inglese e francese. Il principio, condivisibile, è quello per cui il Governo cerca prima di tutto di tutelare le possibilità di lavoro per chi è canadese. 

Che consiglio ti senti di dare a chi scegliesse di provare un'esperienza di vita in Canada? 
Di prepararsi psicologicamente a un clima davvero molto rigido. L'inverno dura sostanzialmente da novembre ad aprile, con temperature anche di -30 o -40 gradi. Nell'ultimo mese, per esempio, non si è mai riusciti a toccare almeno gli 0 gradi. Per chi non è abituato può non essere facile abituarsi. 

Pensi di tornare a vivere in Italia prima o poi o credi che la vostra scelta possa diventare definitiva?
Come dicevo, essendo l'immigrazione molto controllata, noi abbiamo un visto lavorativo di 2 anni con eventuale proroga a 3 dopodiché dovremo comunque tornare in Italia. Non è però sicuro che ci fermeremo. Stiamo ragionando di tentare presto una nuova esperienza, magari, questa volta, scegliendo un posto un po' più al caldo. 
26/12/2013

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