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Opinioni

Obesità infantile: cibo amico o nemico?

Oltre ai problemi associati alla salute, il bambino obeso, sul piano psicologico, vive spesso il proprio corpo come inadeguato rispetto a ciò che la società domanda e deve spesso confrontarsi con atteggiamenti discriminatori nei diversi contesti sociali, a partire dalla scuola e dagli ambienti sportivi
OPINIONI - Nello spazio La Psicologa risponde di AlessandriaNews è stata presentata un’interessante testimonianza circa la preoccupazione di  una bambina di 10 anni per la dieta alimentare. Una mamma, durante la festa  di compleanno della propria figlia, si è  vista rifiutare la classica fetta di torta dalla  bambina invitata, che le ha risposto  giustificandosi con un “no grazie, sono a  dieta”, sebbene fosse normopeso.

Lo stupore circa la precocità di simili attenzioni verso il corpo, durante un’età che crediamo ancora libera dallo stereotipo e dal bisogno di stare a dieta, dovrebbe indurci a riflettere su quanto le nuove generazioni nascano già immerse in una società che promuove un ideale corporeo onnipresente: il bello è per necessità magro. Pensiamo ai personaggi più seguiti dai bambini nei cartoni, nei film, o presenti nelle pubblicità e nelle riviste come Violetta, Hanna Montana, le principesse di Frozen e Justin Bieber: sono tutti personaggi dai corpi magri, tonici o muscolosi che veicolano quindi un imperativo categorico di magrezza.

Accanto alla preoccupazione per la tendenza a rifiutare il cibo per mantenersi in forma, dovremmo volgere lo sguardo anche all’altro versante delle problematiche che riguardano il rapporto con il cibo: l’obesità e il sovrappeso. Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un significativo aumento di problemi legati a sovrappeso e obesità, anche in età infantile. In Italia il nostro Ministero della Salute ha promosso un sistema di monitoraggio chiamato “OKKio alla Salute”, volto a raccogliere dati circa la variabilità geografica e l’evoluzione nel tempo dello stato ponderale di bambini appartenenti alle classi terze della scuola primaria (8-10 anni). I risultati dell’ultima raccolta sono stati presentati a Roma il 21 Gennaio 2015 e rivelano che nel 2014 il 20,9% dei bambini era in sovrappeso (contro il 22,2% del 2012) e i 9,8% obeso (contro il 10,6% del 2012).

Questi dati non lasciano certo indifferenti, ma, al di là dell’impatto dei numeri che possono spaventare, dovremmo domandarci quale significato stiano assumendo oggi questi disturbi. Riconosciamo infatti che essi coinvolgono il corpo dei nostri bambini e che fanno vivere loro il cibo come quel compagno di ore solitarie, davanti al televisore o a un libro, sempre pronto, presente, disponibile, certo, controllabile (tratto da La bambina di gomma - Santini, 2014).

In ambito medico l’obesità è definita come malattia cronico degenerativa, caratterizzata da un eccesso di massa grassa nell’organismo. Quindi, nei casi di sovrappeso ed obesità, la salute del corpo è a rischio a causa di complicanze e malattie correlate all’eccesso ponderale.

Oltre ai problemi associati alla salute, il bambino obeso, sul piano psicologico, vive spesso il proprio corpo come inadeguato rispetto a ciò che la società domanda e deve spesso confrontarsi con atteggiamenti discriminatori nei diversi contesti sociali, a partire dalla scuola e dagli ambienti sportivi. Tutti ricorderanno l’episodio del Festival di Sanremo dove, in mondovisione, il comico Siani si è rivolto ad un bambino in sovrappeso, che gli si era avvicinato per salutarlo, chiedendogli “Ci entri nella poltrona?”, episodio che ha toccato la sensibilità di molti telespettatori e che, finalmente, ha sollevato un dibattito sul tema.

La cronaca infatti ci mostra continuamente episodi di bullismo nei confronti di bambini e ragazzi in sovrappeso, e per questo un po’ goffi, insicuri, facili prede dei bulletti del quartiere, denunciando una preoccupante presenza di pregiudizio. Di conseguenza, il bambino potrebbe andare incontro a difficoltà di tipo psicologico quali bassa autostima ed ansia, mentre sul piano relazionale una risposta a questa sua difficoltà potrebbe essere l’isolamento e la solitudine; inoltre potrebbe manifestare difficoltà a livello scolastico, presentando una flessione del rendimento e difficoltà di relazione con il gruppo classe.

L’obesità ed il sovrappeso non rappresentano pertanto un problema prevalentemente legato al cibo, che si riflette e si manifesta nel corpo “rotondo”, ma possono esprimere una difficoltà emotiva comunicata attraverso il corpo. In alcune situazioni il cibo diventa, per il bambino, una sorta di compensazione per riempire vuoti affettivi o difficoltà emotive e relazionali, nel tentativo di trovare una risposta al proprio disagio profondo. È importante sottolineare come sino a qualche anno fa la comunità medica, di fronte a problemi di sovrappeso ed obesità, fosse solita consigliare una dieta alimentare, finalizzata a favorire un calo ponderale. Ciò che, invece, insegna l’esperienza clinica nella cura di questa patologia è che l’obesità non è un problema alimentare che riguarda soltanto il corpo del bambino, ma necessita di un approccio integrato.

La collaborazione di diverse figure professionali quali medico-nutrizionista, psicologi ed educatori, appare oggi imprescindibile per la presa in carico efficace della persona con sovrappeso o obesità. La cura, infatti, richiede l’attivazione di diversi spazi tali da permettere al bambino di esprimere il suo personale vissuto, così da trattare l’obesità non solo come un problema del corpo, ma anche come una difficoltà che coinvolge il mondo psicologico, relazionale ed affettivo.

Il bambino deve essere, quindi, aiutato ad esprimere le sue emozioni e l’eventuale disagio attraverso modalità alternative, come laboratori espressivo-creativi, che lo aiutino a dar voce a ciò che invece ha sinora espresso solo attraverso il sintomo alimentare. È importante, inoltre, accogliere ed offrire un supporto ai genitori, coinvolgendoli in un percorso di educazione alimentare e stimolandoli ad una riflessione sui significati espressi dal sintomo alimentare e sulla relazione con i loro figli.

A partire da queste riflessioni, l’Associazione Gapp con il sostegno della Fondazione SociAL, propone un progetto pensato per bambini e preadolescenti con problematiche alimentari dove, a partire dal rapporto con il cibo e con il corpo, si allarghi l’orizzonte della cura alla presa in carico degli aspetti psicologici ed al coinvolgimento dei genitori, considerato di primaria importanza.
26/02/2015
Martina Crisman – Associazione Gapp - redazione@alessandrianews.it

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