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Cultura

Gaudenzio Ferrari tra Vercelli, Novara e Varallo, una mostra “all’antica” che segue la storia

Organizzata in senso cronologico, si tratta dell’esposizione dedicata allo straordinario pittore che oggi diremmo piemontese, architetto, plastificatore, musicista e poeta, che si dipana dalle prime prove fino alle ultime, prodotte a Milano per gli Sforza.
CULTURA - Abituati, o quasi, a mostre che in chiave tematica e “percettiva” attraversano i secoli proponendo associazioni clamorose tra fondi oro ed epigoni di Manzoni (Piero), possiamo dirci curiosamente appagati di aver visto una mostra, bellissima, “all’antica” – come la definisce uno dei curatori Giovanni Agosti, l’altro è Jacopo Stoppa – in quanto organizzata in senso cronologico. Si tratta della mostra dedicata a Gaudenzio Ferrari (Valduggia 1480 - Milano 1564) straordinario pittore che oggi diremmo piemontese, architetto, plastificatore, musicista e poeta che non tutti conoscono ma che è amatissimo da chi, come la sottoscritta, ha avuto la fortuna tempo fa di imbattersi nella sua pittura. Un piccolo, delizioso Gaudenzio Ferrari è tra l’altro nella collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Come, senza che neppure si pensasse lontanamente a possibili alternative, si faceva fino a trenta, quarant’anni fa, la mostra si dipana dalle prime prove – esposte a Varallo Sesia – fino alle ultime, prodotte a Novara insieme con quelle che Gaudenzio dipinse a Milano per gli Sforza, tra le quali vanno annoverati gli affreschi dell’Ecce Homo e la Crocifissione in Santa Maria delle Grazie a Milano, e quell’Ultima Cena, dipinto che sta in Santa Maria della Passione sempre a Milano e che chiude idealmente la mostra nella sede novarese.

Gaudenzio Ferrari non è certo ancora un libro aperto, molti sono i lati oscuri della sua storia e il catalogo delle attribuzioni ancora tutto da completare. Ma la mostra, nella sua triplice suddivisione, “è elaborata a partire da prestiti richiesti a raccolte di mezzo mondo […] Opere fragili che per pochi mesi si riuniscono, complessi smembrati che temporaneamente si ricompongono”. Come una cena di Natale di persone che vivono sparse in giro per il mondo. Insomma una mostra come non se ne vedevano da tempo. Ma anche le opere “in situ” fanno la loro grande parte in questa festa: per esempio Santa Maria delle Grazie a Varallo, la parete dipinta che separa i fedeli dal luogo delle celebrazioni, e tanto dovette distrarli per la sua bellezza.

E le Cappelle del Sacro Monte in cui Gaudenzio (ma non solo lui) mette in scena quella storia sacra che – verso il finire del ‘400 – il francescano Bernardino Caimi ha la geniale idea di proporre al popolo dei cattolici tagliati fuori dal pellegrinaggio in Terra Santa.

Statue e dipinti creano un percorso che diremmo oggi “virtuale” nei luoghi – proibiti nella realtà – della vita di Cristo. E saranno il prototipo di altri sacri monti dell’Italia del Nord, destinati ad arginare il diluvio protestante che minacciava da Nord una chiesa ancora tutta da riformare.

A Vercelli, distribuite nell’Arca, le opere della parte centrale della vita di Gaudenzio e, da non perdere, gli affreschi della chiesa di San Cristoforo, le storie della Maddalena e la splendida Crocifissione, il tutto di una leggiadria e di una grazia indimenticabili.

La mostra è arricchita da un catalogo davvero prezioso, che riporta, tra l’altro, il testo scritto da Giovanni Romano nel 1982 per la mostra dei cartoni gaudenziani all’Accademia Albertina di Torino che diede il via a un programma di studi e restauri di cui la mostra di oggi sembra essere un fondamentale, aggiornabile ma imprescindibile coronamento.

Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari
Varallo, Vercelli e Novara, varie sedi
Fino al 16 settembre a Varallo e fino al 1 luglio a Novara e Vercelli
gaudenzioferrari.it
16/06/2018
Maria Luisa Caffarelli - redazione@alessandrianews.it

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